a cura di Marcello Fumagalli - Direttore Generale CPA Italy
La grande e vecchia Europa è oramai a un bivio. Focalizzando la nostra attenzione sulle differenti articolazioni dell’ecosistema sanità, realizziamo la complessità di un settore che non riguarda solo ospedali e medici, ma un’intera costellazione di attività interdipendenti. Al di là della sanità clinica e assistenziale esiste l’ambito, a noi più familiare, che è quello della filiera del farmaco. R&D, produzione chimica e farmaceutica, biotech e terapie avanzate, distribuzione e logistica del farmaco costituiscono i principali pilastri economici della sanità europea. Nel prossimo futuro il nostro continente dovrà impegnarsi nel misurare la propria capacità di difendere e preservare l’autonomia strategica di un comparto il cui primato oggi risulta essere sempre più esposto a pressioni e minacce globali.
L’orizzonte della “supply chain” della salute dell’UE non è ben scritto e ai nostri occhi appare addirittura di difficile definizione. Al di là dei temi della crescita e dell’innovazione, delle sfide regolatorie e geopolitiche dall’altro, le politiche dell’Europa nell’ambito farmaceutico dovranno saper bilanciare il proprio compito su fronti diversi al fine di salvaguardare l’autonomo ruolo nel più ricco e grande mercato mondiale. Nei prossimi decenni l’Europa potrebbe ritrovare un periodo di rinascimento se sarà in grado di evitare un’eccessiva burocratizzazione e di contenere le tensioni commerciali con gli USA nonché sfruttare le opportunità offerte dalle risorse digitali come la IA, l’IoT, la machine learning. Ogni anno, la Commissione UE pubblica un programma di lavoro in cui si delineano le azioni prioritarie per il futuro, e nel 2025 la semplificazione normativa rappresenterà una delle principali direttrici dell’azione comunitaria.
Dopo aver raccolto le istanze che chiedono un’Europa più agile e meno appesantita dal formalismo, si preannuncia la riduzione degli oneri amministrativi posta quale fondamento centrale dell’agenda politica. Il programma ha come obiettivo il taglio degli obblighi normativi soprattutto per le PMI e la semplificazione non riguarderà solo la riduzione delle barriere regolatorie, ma punterà anche a rendere il quadro normativo più coerente riducendo sovrapposizioni e incongruenze tra le molteplici disposizioni europee esistenti. Per non compromettere una già fragile competitività e per disincentivare gli investimenti dei “grandi player”, l’Unione dovrà, quindi, agire ponendo in atto un intervento strategico e lungimirante configurando uno “scenario” con maggior resilienza e propensione alla riduzione dei rischi di “sostenibilità”.
Un tale quadro potrebbe essere la culla di quel nuovo “Rinascimento” europeo in grado di sostenere la coesione interna tra Stati e garantire la stabilità politica ed economica continentale. Le divisioni interne tra i membri dell’Unione si sono rivelate un ulteriore elemento prioritario e quindi un ostacolo significativo nell’affrontare le sfide globali. La mancanza di un fronte compatto impedisce all’UE di esercitare una pressione efficace su Paesi come Cina o India e Stati Uniti d’America facilitando la marginalizzazione “geopolitica” e il rischio di restare schiacciati tra le superpotenze. Preparandosi al futuro, i leader europei dovranno riflettere sul proprio ruolo e sull’importanza di trovare un punto di convergenza tra le diverse nazioni.
Solo attraverso un’alleanza forte e coesa sarà possibile affrontare le sfide dei prossimi decenni e contribuire in modo significativo alla costruzione di una nuova Europa. L’Europa può diventare un laboratorio di rinascita politica, economica e culturale, a patto che essa riesca a trasformare le sue promesse in realtà e a superare le divisioni interne.
Articolo tratto da NCF – Notiziario Chimico Farmaceutico – Fascicolo febbraio 2026


