In occasione del recente Summit dell’industria europea, evento collaterale all’incontro informale del Consiglio europeo di Alden Biesen, gli oltre 1.300 firmatari della Dichiarazione di Anversa hanno rinnovato l’appello ai leader europei per sostenere la competitività delle filiere industriali europee. Appello sottoscritto anche da Federchimica, che ha messo in luce i rischi per un settore strategico dell’economia italiana ed europea. L’incontro informale del Consiglio Europeo che si è tenuto lo scorso 12 febbraio ad Alden Biesen (Belgio) ha visto al centro delle discussioni dei leader europei nuove misure per rinforzare il mercato unico europeo, alla luce delle nuove e continue tensioni geopolitiche, per ridurre le dipendenze delle filiere industriali dai paesi terzi e per rilanciare la competitività del Vecchio continente all’interno di scenari sempre più complessi.

L’appello dell’industria europea ai leader politici

L’appello è stato lanciato durante il Summit dell’industria europea alla presenza di oltre 500 leader aziendali e una rappresentanza dei lavoratori specializzati dei siti industriali, nonché alla presenza di numerosi leader europei tra cui la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, al primo ministro belga Bart De Wever, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, e il presidente francese Emmanuel Macron.

Secondo il mondo industriale, l’Europa sta perdendo capacità industriale ad una velocità mai vista prima. Questo trend sfavorevole porta con sé come conseguenza diretta non un calo temporaneo, ma una vera e propria perdita strutturale di competitività. Perdita, ha sottolineato Federchimica in una nota, che condiziona la chimica e quindi tutti i settori manifatturieri. I prodotti chimici, infatti, sono elementi indispensabili per la produzione del 95% dei manufatti utilizzati quotidianamente, dalla mobilità alla salute e al benessere, dall’abitazione all’alimentazione, dall’abbigliamento all’agricoltura.

«Solo l’industria può rendere possibile la transizione ecologica e l’Europa, se vuole assumerne la guida, deve arrestare il processo di deindustrializzazionein atto. La richiesta non riguarda un freno al cambiamento, ma le condizioni competitive per guidarlo, salvaguardando una occupazione di qualità in Italia e in Europa», si legge nella nota di Federchimica.

Ad oggi, riporta ancora la Federazione dell’industria chimica italiana, solo l’11% delle raccomandazioni del Rapporto Draghi è stato implementato, mentre l’83% degli indicatori di monitoraggio delle azioni previste dalla Dichiarazione di Anversa del 2024 non ha evidenziato nel migliore dei casi alcun miglioramento e in alcuni anche un peggioramento. La richiesta ai vertici politici europei è quindi quella di dar vita con urgenza a un pacchetto di misure di politica industriale d’emergenza, focalizzato in tre ambiti.

Necessario un cambio di rotta

In primo luogo, sarebbe necessario intervenire per ridurre i costi dell’energia e del carbonio, ormai insostenibili in Europa non solo in relazione ai prezzi delle commodity, ma anche a causa degli oneri regolatori.

Sarebbe poi necessario sostenere un commercio globale equo e migliorare l’accesso ai finanziamenti. Secondo la nota di Federchimica, gli accordi di libero scambio possono contribuire ad assicurare l’accesso alle materie prime e a nuovi mercati d’esportazione. Tuttavia, l’UE dovrebbe garantire strumenti di contrasto alla concorrenza sleale nei mercati sia domestici che internazionali, inclusa la protezione contro “il carbon leakage”, ossia la delocalizzazione verso aree con minori tutele ambientali.

I prodotti made-in-Europe, infine, andrebbero promossi mediante acquisti pubblici e iniziative sugli acquisti privati sostenute dall’UE, con particolare riferimento ai prodotti circolari e a basse emissioni di carbonio.

«È ormai chiaro – ha affermato il presidente di Federchimica Francesco Buzzellache è indispensabile un deciso e urgente cambio di rotta a tutela dell’industria chimica. Salvare la chimica in Europa significa salvare l’intero comparto manifatturiero. In Italia la produzione chimica è in calo da quattro anni consecutivi e si colloca su livelli del 13% inferiori al 2021, ossia a prima della crisi energetica. Per azioni realmente incisive è indispensabile un serio ragionamento sull’immediata sospensione del sistema ETS o, in sub-ordine, conservare le quote gratuite fino a che sarà necessario proteggere la competitività dell’industria europea».