Un solo studio clinico a fini registrativi, basato su evidenze più robuste, potrebbe diventare lo standard futuro per la richiesta a FDA di autorizzazione all’immissione in commercio negli Stati Uniti. Finirebbe così l’era in cui lo standard regolatorio richiesto erano due studi adeguati e ben controllati, caratterizzato da tempi più lunghi, costi spesso elevati e frequenti difficoltà ad arruolare il numero necessario di pazienti, specie nel caso di studi su malattie rare. Il nuovo modello è stato presentato in un editoriale a firma dei vertici di FDA, pubblicato sul New England Journal of Medicine a metà febbraio.
Gli elementi chiave del nuovo modello FDA
Il nuovo percorso regolatorio dell’agenzia americana si baserebbe su un singolo studio pilota, “potenziato” e inserito all’interno di un quadro regolatorio e metodologico anch’esso più rigoroso. Lo studio pilota non sarebbe più puramente esplorativo, ma fin da subito disegnato con l’obiettivo di giungere a registrazione del prodotto. Il disegno, quindi, dovrebbe essere rigoroso e prevedere randomizzazione, uso di placebo o comparatore attivo, endpoint clinicamente significativi e pre-specificati. Gli endpoint secondari sarebbero accettabili unicamente ove supportati da una robusta validazione e livello biologico ed epidemiologico. Cautela andrebbe, invece, posta nell’utilizzo di endpoint compositi, che richiederebbero analisi dettagliate dei singoli componenti. FDA intende porre anche grande attenzione ai patient-reported outcomes e alle misure di qualità della vita, quali indicatori chiave a supporto del valore terapeutico del nuovo prodotto.
L’articolo su NEJM menziona anche il possibile ricorso a disegni adattativi, approcci bayesani, arricchimento della popolazione o ricorso a biomarcatori. Sul piano della sicurezza, dovrebbero venire prodotti dati a breve-medio termine, completati da un chiaro piano per la caratterizzazione post-approvazione. I dati così raccolti potrebbero venire completati da evidenze real-world o storiche (registri, serie storiche, natural history studies), metanalisi o dati di farmacologia clinica e modellistica. Andrebbero, infine, discussi in modo coerente con la fisiopatologia il meccanismo d’azione proposto e l’interazione con il target.
Sarebbe così la totalità delle evidenze disponibili, tra loro integrate, coerenti e trasparenti, a costituire la forza probatoria a supporto della domanda di autorizzazione. Il modello proposto da FDA prevede anche la possibilità di rivedere le decisioni regolatorie prese sulla base del singolo studio pilota, ad esempio con modifica delle indicazioni, limitazione delle popolazioni target o ritiro dell’autorizzazione ove i dati post-marketing non confermassero i benefici attesi.


