a cura di Massimo Canorro - giornalista

La Supply Chain farmaceutica rischia nuove crisi a seguito dei dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Una prospettiva che, come evidenzia un’ampia ricerca, potrebbe determinare conseguenze devastanti. «La produzione di un farmaco consiste in più fasi distribuite globalmente: intermedi chimici, principi attivi, formulazione e confezionamento avvengono spesso in Paesi diversi. Inoltre, per ragioni di costo, efficienza e vincoli regolatori, molti ingredienti critici sono prodotti da pochi siti nel mondo. A complicare ancora di più il problema, le relazioni tra fornitori sono raramente pubbliche e spesso non sono visibili nemmeno ai produttori oltre il primo livello della catena di approvvigionamento», spiega il matematico Giona Casiraghi. Che insieme all’economista Luca Verginer, entrambi Chair of Systems Design presso l’ETH Zurich, e al fisico svizzero Georges Andres, ha firmato lo studio celebrato in copertina dalla rivista Science.

Un punto di vista limitato

«Le aziende hanno una visione limitata della propria catena diretta e quasi nessuna visibilità sulla rete globale di approvvigionamento e sulle interazioni tra diverse filiere produttive, creando un’opacità strutturale – aggiunge Casiraghi – Questa scarsa visibilità, combinata con la frammentazione della Supply Chain, espone la produzione a eventi locali o geopolitici. Così, un singolo fermo produttivo o una restrizione commerciale può propagarsi lungo la rete e generare carenze globali».

Lo studio ricostruisce dunque i meccanismi di questa debolezza. La produzione di farmaci critici è oggi concentrata in poche aree, con dipendenze molto forti. Gli stessi Stati Uniti, ad esempio, importano il 43% dei principi attivi dalla Cina, il 29% dei farmaci confezionati dal Messico e quote rilevanti da India ed Europa. Come riporta Science, una tariffa del 125% sulla tetraciclina – l’antibiotico che impedisce ai batteri di sintetizzare le proteine e quindi di proliferare – di cui il 94% è importato dalla Cina, raddoppierebbe il costo per gli ospedali americani.

Da destra il matematico monzese Giona Casiraghi, il ricercatore svizzero Georges Andres e l’economista altoatesino Luca Verginer – ETH Zurich (Politecnico di Zurigo) © Ufficio stampa

Visione completa della rete produttiva

L’amministrazione statunitense mira a trasformare gli Stati Uniti nel perno dell’innovazione biotecnologica e farmaceutica, rilocalizzando la produzione e garantendo prezzi sostenibili ai cittadini. Tuttavia negli ultimi anni, a livello globale la carenza di farmaci è aumentata in numerosi Paesi, con un impatto rilevante sui sistemi sanitari e sull’industria. «Per le aziende farmaceutiche ciò significa rischi crescenti per la continuità produttiva e per il valore economico di intere linee di prodotto. Per governi e regolatori, invece, la sicurezza dell’approvvigionamento dei medicinali essenziali è diventata una questione di sicurezza sanitaria e, in alcuni casi, anche nazionale», osserva Casiraghi.

Entrando nello specifico, il matematico aggiunge: «Nelle nostre collaborazioni con produttori, istituzioni pubbliche e organizzazioni internazionali – ad esempio in iniziative legate alla sicurezza dell’approvvigionamento degli antibiotici – emerge chiaramente una sfida comune: mancano strumenti capaci di offrire una visione sistemica delle catene di approvvigionamento globali e di supportare decisioni operative. Aziende e istituzioni dispongono infatti di molte informazioni, ma spesso limitate a singoli segmenti della filiera. Senza visibilità sull’intera rete produttiva diventa difficile identificare vulnerabilità strutturali, anticipare le carenze e intervenire tempestivamente». Negli ultimi quindici anni, inoltre, sono stati documentati oltre 60 divieti di esportazione di antibiotici, dalla pandemia di influenza suina al Covid-19. Questi episodi dimostrano che i governi non esitano a bloccare le forniture quando emergono priorità nazionali.

Gemello digitale della Supply Chain

L’eventuale applicazione di dazi sui prodotti farmaceutici violerebbe anche gli impegni sanciti dall’accordo sul commercio dei prodotti farmaceutici del 1994, che ha abolito le tariffe su una vasta gamma di medicinali essenziali. Una misura di questo tipo potrebbe quindi incidere pesantemente sulla Supply Chain farmaceutica. Come spiega Casiraghi, «l’obiettivo dello studio è ricostruire questa rete nascosta utilizzando modelli matematici e dati eterogenei».

In tal senso, il modello realizzato rappresenta una sorta di “gemello digitale” della catena di approvvigionamento farmaceutica globale: una metodologia che non elimina il rischio, ma restituisce tempo prezioso alle autorità per la predisposizione di terapie alternative, le importazioni d’emergenza o la rinegoziazione di accordi.

Secondo lo studio – che si basa su oltre un decennio di ricerca condotta presso la cattedra di System Design dell’ETH di Zurigo –, in assenza di interventi, una carenza del 6% di analgesici può manifestarsi in circa 35 giorni; una ridistribuzione mirata delle forniture, invece, consentirebbe il 43% di tempo in più per reagire. «Parliamo di una rete complessa di dipendenze tra produttori, Paesi, prodotti e ingredienti chiave, costruita integrando dati di commercio internazionale, registri regolatori, certificazioni e fonti industriali», ammette Casiraghi.

«Una volta ricostruita la rete, possiamo simulare situazioni di shock – come la chiusura di un impianto o restrizioni commerciali – per identificare le vulnerabilità più critiche, stimare quali filiere siano più esposte e valutare misure concrete di mitigazione, come scorte coordinate, diversificazione dei fornitori oppure il reindirizzamento flessibile della produzione».

Individuare le priorità di intervento

L’obiettivo è individuare i punti in cui l’approvvigionamento unico rappresenta un rischio – ad esempio quando ingredienti critici sono prodotti soltanto in uno o due stabilimenti nel mondo – e definire le priorità tra i farmaci che giustificano il doppio approvvigionamento o l’accumulo di scorte. «Il nostro approccio consente di identificare i colli di bottiglia nella rete produttiva globale, cioè ingredienti, impianti o fornitori da cui dipendono molti prodotti o che sono più esposti a interruzioni – prosegue Casiraghi – Queste vulnerabilità possono essere analizzate in diversi scenari di rischio, come fermate della produzione, restrizioni commerciali o picchi di domanda, definiti insieme a industria e regolatori».

Il modello consente dunque di stabilire priorità di intervento e di identificare quali farmaci siano esposti ai livelli di rischio più elevati. «Per i regolatori questo permette di definire priorità nelle scorte strategiche o di incentivare capacità produttive alternative. Per l’industria, invece, significa individuare dipendenze critiche e pianificare strategie di ridondanza o riallocazione della produzione», aggiunge il matematico. Concludendo così: «L’obiettivo è trasformare queste analisi in strumenti decisionali per governi e industria, passando da una gestione reattiva delle carenze a una capacità di anticipazione sistemica».