L’ultima analisi prodotta da Charles River Associates per conto di EFPIA (link), la Federazione europea dell’industria farmaceutica research-base, fotografa l’attuale situazione dell’Unione europea per quanto riguarda l’attrattività per gli investimenti farmaceutici, rispetto a Stati Uniti, Cina, Svizzera e Regno Unito.

L’Europa possiede la scienza, le competenze e una forte base industriale, ma stiamo  venendo superati dalla Cina e dagli Stati Uniti per quanto riguarda investimenti, studi clinici e sviluppo di nuovi farmaci. La sfida per l’Europa è di chiudere il divario identificato nel rapporto, per creare un ambiente che attragga gli investimenti, acceleri la traslazione dei nuovi trattamenti e assicuri accesso dal day-1 per gli europei. Se siamo disposti ad agire per colmare questo divario, non solo stimoliamo la crescita, ma garantiamo anche la resilienza sanitaria dell’Europa. La scelta è nostra”, ha commentato il presidente di EFPIA, Stefan Oelrich.

I punti di forza e debolezza

Secondo il rapporto, gli investimenti annuali in attività R&D sul suolo europeo ammontano a 55 miliardi di euro, con impatto su 2,3 milioni di posti di lavoro e generazione di più di €366 mld di export. Senza la presenza dell’industria farmaceutica, la bilancia commerciale europea crollerebbe, passando da un surplus di €33 mld a un deficit di €88 mld. 

La chiusura del divario con le altre nazioni considerate nell’analisi permetterebbe di generare altri 105 milioni di euro di investimenti nell’arco di un decennio. Non meno importanti le cifre relative al potenziamento della quota globale di studi clinici, che potrebbe apportare all’economia europea 18 mld di euro e oltre 80 mila posti di lavoro. Il rafforzamento dei percorsi regolatori e del quadro per l’innovazione, inoltre, permetterebbe ai pazienti europei di accedere a più di duecento nuove sostanze attive. Il rapporto di EFPIA identifica i forti investimenti in ambito produttivo quale punto di forza del comparto farmaceutico europeo (15% CAGR 2018-2022 vs 11% della Cina), insieme al surplus commerciale e all’elevata qualità delle pubblicazioni scientifiche, testimoniata dal tasso di citazione.

Europa in ritardo

Un giudizio moderato è stato assegnato alla scoperta di nuove sostanze attive (-20% nell’UE, vs +470% della Cina) e a un quadro di protezione della proprietà intellettuale che è superato solo da quello cinese. Il gigante asiatico ha anche sopravanzato Europa e Stati Uniti quale area di origine dei nuovi farmaci. Gli Stati Uniti dominano, invece, per numero di nuovi lanci (85% del totale), mentre l’Europa è fortemente attardata (39%) e presenta ancora significative discrepanze in tal senso tra i diversi paesi.

La bassa crescita delle domande di brevetto che ha caratterizzato l’UE nel periodo 2014-2024 è indicativa, secondo il rapporto, dell’incapacità di intercettare capitali mobili per l’innovazione. Anche i tempi medi di approvazione regolatoria (430 giorni nel 2024) rimangono più lunghi che in Cina (390 gg) o negli Stati Uniti (356 gg). Tra i punti di debolezza dell’Europa figurano anche una quota minore del prodotto interno lordo destinata alla farmaceutica (1%), rispetto sempre a Cina (1,8%) e Stati Uniti (2,0%). Negativo anche il giudizio sui meccanismi obbligatori di contenimento dei prezzi dei medicinali messi in atto da una ventina di paesi UE e sulla perdita di quote di studi clinici. Il quadro complessivo che esce dall’analisi di EFPIA è scofornatante, facendo segnare una diminuzione della quota globale di mercato dal 23% del 2013 al 12% del 2023.