Basta un dato a evidenziare l’impatto del settore farmaceutico sull’economia italiana: nel 2025 il comparto ha fatto registrare una crescita dell’export del 28,5%, il valore più altro tra tutti i settori manifatturieri e di lunga superiore alla media della manifattura italiana (3,2%). L’Italia, inoltre, è l’unico paese ad aver visto aumentare le proprie esportazioni complessive verso gli Stati Uniti (+7,2%), a fronte delle contrazioni dei principali competitor europei Germania, Francia e Spagna. Un andamento a cui il comparto farmaceutico ha fortemente contribuito, con un aumento dell’export verso gli USA del 54,1%.

I principali dati sul comparto

I dati del Rapporto sulla competitività dei settori prodottivi 2026 (link), da poco pubblicato da Istat, fotografano un settore in salute, anche se rimane elevata la dipendenza dalla importazioni dai paesi asiatici. Nel 2023 (ultimi dati riportati nella Scheda sintetica di settore), il comparto pharma italiano contava 392 imprese e oltre 64 mila addetti). Le imprese esportatrici rappresentavano il 75,8% del totale del comparto.

Il valore della produzione farmaceutica italiano ha toccato i 56 miliardi di euro, che pone il paese quale stretto competitor della Germania. La struttura produttiva italiana si distingue, in particolare, per la presenza di un mix bilanciato di grandi multinazionali e aziende “made in Italy”, facendo segnare anche un significativo +21% su base annua degli investimenti in ricerca e sviluppo. Le aziende di Contract Development and Manufacturing Ordinations (CDMO) si confermano uno dei pilastri portanti del settore, insieme a quelle specializzate nella produzione di terapie avanzate. 

I trend di import ed export

L’impatto dei dazi USA sembra essere stato minore del previsto, indica il rapporto Istat, con un 2025 che ha visto complessivamente un aumento positivo degli scambi (+3,3%). Le vendite verso gli Stati uniti del pharma italiano sono aumentate soprattutto sulla spinta dell’export di gruppi multinazionali, prevalentemente a controllo italiano.

Il rapporto Istat segnala anche, in prospettiva, l’importanza dell’accordo commerciale siglato tra UE e Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay), che prevede l’eliminazione progressiva dei dazi sul 91% degli scambi commerciali tra le due aree. Nel 2025, le esportazioni italiane verso i paesi Mercosur hanno rappresentato il 9,9% del totale per questa destinazione. Anche l’export farmaceutico verso l’India ha fatto registrare un aumento nel 2025 (+7,8%).

A fronte del dato estremamente positivo del settore farmaceutico, si segnala però il parallelo aumento dell’import (+35,5%). Particolarmente elevato è stato l’incremento di import di prodotti farmaceutici dalla Cina (+933,7%, per un totale di oltre 7,7 miliardi di euro di valore). Secondo Istat, tale andamento potrebbe venire spiegato con l’elevata incidenza di imprese multinazionali che caratterizza il settore farmaceutico, ed è considerato compatibile con la riorganizzazione dei flussi totali e infragruppo in risposta al mutato scenario internazionale.

Il 2025 ha visto anche un aumento dell’import farmaceutico dagli Stati Uniti del +100,2%. Il Rapporto stima anche l’impatto di un eventuale azzeramento delle esportazioni italiane verso gli USA sul PIL, che vedrebbe una riduzione dell’1,1%, di cui circa un terzo derivante dai settori più esposti farmaceutica compresa. Il messaggio chiave che si ricava dal Rapporto Istat riguarda proprio la vulnerabilità del settore farmaceutico, alla luce della forte dipendenza delle importazioni e delle tensioni geopolitiche che stanno scuotendo il pianeta.