La cura delle ferite croniche dovrebbe rappresentare una priorità per le politiche sanitarie europee, indica l’ultimo documento pubblicato dal Gruppo di settore Wound Care di Medtech Europe, l’associazione europea dell’industria delle tecnologie medicali.
Circa l’1-2% della popolazione dei Paesi ad alto reddito (per un totale di 7-14 milioni di persone circa) sarebbe, infatti, colpita da un problema che risulta spesso difficile da contrastare, vista la difficoltà di rimarginazione delle ferite croniche. Le sole ulcere diabetiche, ad esempio, possono risultare in una mortalità a cinque anni simile a quella di alcuni tipi di tumori. Il conseguente impatto finanziario per i sistemi sanitari è calcolato in circa il 4% della spesa totale, suddiviso in costi per i trattamenti prolungati, i ricoveri, la gestione delle complicanze e, non ultima, la cronica mancanza di personale. Medtech Europe segnala anche uno scenario frammentato nei diversi paesi europei, sia per quanto riguarda i percorsi di cura che la formazione del personale.
Le priorità e le azioni suggerite
Il white paper sottolinea anche come nessuna ferita sia in origine “cronica”. La sua evoluzione in tal senso sarebbe, piuttosto, il risultato del divario tra prevenzione, interventi ritardati e mancanza di cure integrate e centrate sul paziente.
Proprio quest’ultimo elemento rappresenta la prima priorità d’azione evidenziata dal documento, che indica la necessità di un approccio olistico e basato sulle evidenze che metta in grado il paziente di migliorare il proprio benessere e che promuova la presa di decisioni condivise. A tal fine, la raccomandazione di MedTech Europe è d’integrare le cure per le ferite croniche nelle strategie sanitarie europee e nazionali e di allineare le definizioni, gli indicatori e il reporting degli esiti, di modo da abilitare il benchmark e decisioni basate sulle evidenze.
Sul fronte della gestione della forza lavoro, per MedTech Europe sarebbe necessario investire in team multidisciplinari, con somministrazione di formazione standardizzata e con utilizzo di strumenti digitali per rendere più efficiente il trattamento e migliorare gli esiti per i pazienti. La raccomandazione a questo riguardo prevede di inserire la cura delle ferite nei percorsi formativi in medicina e infermieristica e in quelli di formazione continua. Andrebbe anche migliorato l’accesso al supporto specialistico e alle cure multidisciplinari, anche mediante strumenti digitali e sistemi di supporto alle decisioni.
Allineamento del rimborso al reddito dei pazienti, qualità della vita, supporto ad approvvigionamenti basati sul valore ed evidenze del mondo reale per informare meglio la presa di decisioni figurano tra le azioni considerate necessarie a livello politico e di coordinamento di sistema. La raccomandazione dell’associazione di categoria è di prevedere forme premiali per la prevenzione, la diagnosi puntuale e l’utilizzo di terapie efficaci clinicamente ed efficienti sul piano dei costi, che siano basate su esiti misurabili. Il procurement dovrebbe privilegiare, ad esempio, la prevenzione delle infezioni e la riduzione della resistenza antimicrobica, con considerazioni anche a livello sociale e d’impatto ambientale.
Infine, MedTech Europe raccomanda di velocizzare l’innovazione e modernizzare gli standard di test e valutazione per meglio riflettere le condizioni real-world, tra cui bisogni dei pazienti e pratica clinica. In questo modo, sarebbe possibile migliorare anche la generazione delle evidenze e condurre valutazioni più significative dei prodotti per la cura delle ferite. La raccolta sistematica dei dati, anche mediante registri dedicati e integrati con le cartelle cliniche elettroniche dei pazienti, permetterebbe di migliorare gli investimenti e di guidare le politiche di settore.


