Esisterebbe un grave problema di accesso alla finanza alla base del divario crescente tra l’Europa e gli Stati Uniti nella capacità di trasformare i risultati della ricerca in imprese in grado di affrontare con successo i mercati. Secondo i dati di un recente rapporto dell’Ufficio europeo della proprietà intellettuale (EUIPO) (link), tale divario sarebbe salito al 30% nel 2022, rispetto al 17% di vent’anni prima. Inoltre, solo quattro delle top-50 società tecnologiche sono europee, e il Vecchio Continente non è riuscito a dar vita negli ultimi cinquant’anni a nessun impresa con capitalizzazione superiore a 100 miliardi di euro, rispetto alle sei aziende statunitensi con capitalizzazione superiore a 1 trilione di dollari.
Le imprese europee ad alta intensità IP hanno generato circa il 48% del PIL dell’Unione e il 31% dei posti di lavoro, a dimostrazione dell’importanza degli asset intangibili, quali i diritti di proprietà intellettuale (IP).
Un problema tutto finanziario
La ricerca europea gode di ottima salute, come dimostrato dall’elevato numero si startup fondate dai ricercatori europei rispetto agli Stati Uniti. Secondo il rapporto EUIPO, il problema andrebbe piuttosto ricercato nella difficoltà di finanziare la commercializzazione e lo scale-up di queste imprese.
Un problema fortemente collegato alla co-gestione dei diritti di proprietà intellettuale, che rappresentano asset intangibili delle imprese startup e che possono spesso risultare, secondo EUIPO, in difficoltà nell’accedere a credito bancario per l’espansione del business. Il rapporto evidenzia, a questo riguardo, la persistenza di un basso livello di comprensione e accettazione circa il fatto che i diritti di proprietà intellettuale rappresentano un collaterale eleggibile nelle pratiche di allocazione del credito.
Da qui l’importanza di modellare con attenzione l’infrastruttura finanziaria alla base della futura Unione dei Risparmi e degli Investimenti al centro delle politiche europee, per assicurare che i capitali così raccolti possano effettivamente raggiungere le imprese innovative che ne hanno bisogno.
Il rapporto EUIPO suggerisce anche che un’azione coordinata a livello di cinque diverse priorità allineate alla logica del ciclo di vita della finanza IP-backed potrebbe aiutare a superare il circolo vizioso del mancato accesso ai capitali.
In primo luogo, gli asset IP andrebbero resi visibili attraverso una divulgazione strutturata, così che gli attori finanziari possano meglio comprendere ciò che stanno valutando. Un’infrastruttura di valutazione comune a tutti i paesi UE, inoltre, dovrebbe attribuire un significato economico credibile alla proprietà intellettuale così resa nota; andrebbero anche implementati strumenti finanziari atti a tradurre tale valutazione in prestiti effettivi. La raccolta di dati sulle transazioni consetirebbe di ridurre nel tempo le ipotesi prudenziali. Infine, tutte queste funzioni dovrebbero venire ancorate all’interno di una struttura istituzionale permanente che garantisca qualità, coerenza e scalabilità in tutti gli stati membri dell’UE.
I dati principali per l’Italia
La specifica scheda del rapporto dedicata all’Italia indica che gli investimenti italiani in attività di ricerca e sviluppo hanno rappresentato nel 2024 l’1,38% del PIL (-0,86% rispetto alla media europea). La maggior parte della spesa R&S (57,2%) è appannaggio delle imprese private, anche in questo caso risultando inferiore rispetto alla media europea (66,5%).
L’Italia si colloca complessivamente al quinto posto nell’EU27 per numero di domande di brevetto europeo (4.853 nel 2024), ma al dodicesimo rispetto al PIL. A livello del Global Innovation Index 2025, l’Italia è allineata alla media europea (44,9) e si colloca al 28°posto della classifica globale, guidata dalla Svizzera. A livello europeo, invece, la Svezia è leader nell’UE, con l’Italia in quattordicesima posizione. Stessa posizione nell’UE27 anche per quanto riguarda l’Indice sintetico di innovazione (SII) 2025, che identifica l’Italia quale innovatore moderato, nonostante l’aumento del 17,3% dell’indice rispetto al 2018.
Moderata è anche la base di capitale istituzionale italiana, con gli attivi dei fondi pensione e dei fondi di riserva delle pensioni pubbliche che ammontano complessivamente al 17,1% del PIL. Gli investimenti in venture capital collocano l’Italia al settimo posto nell’UE, con 3,78 miliardi di euro investiti tra il 2021 e il 2024. Il tasso di risparmio delle famiglie italiane per il periodo 2022-2024 è dell’11,6%, due punti sotto la media europea. Il rapporto discute anche il posizionamento dell’Italia rispetto alle cinque priorità a’azione proposte.
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