a cura di Daniele Colombo - giornalista
In un clima di crescente fibrillazione per le fragilità della supply chain globale, mentre gli Stati Uniti spingono con forza sul reshoring industriale, usando anche la leva dei dazi per riportare produzioni e investimenti entro i confini nazionali, e molte eccellenze del made in Italy rafforzano la propria presenza all’estero, c’è chi compie una scelta in controtendenza. Kedrion Biopharma, gruppo biofarmaceutico italiano specializzato nelle terapie per malattie rare e ultra-rare, controllato dal fondo britannico Permira e partecipato dalla famiglia Marcucci e da altri investitori istituzionali, con il 35% dell’azionariato in mani italiane, ha deciso di investire ancora nel territorio dove è nato, puntando su competenze consolidate, maestranze altamente qualificate e su una collaborazione tra pubblico e privato che si traduce in un concreto vantaggio competitivo. Il risultato è un investimento da 150 milioni di euro nel sito di Bolognana, nel comune di Gallicano, in provincia di Lucca, annunciato con il taglio del nastro alla presenza del viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini.
Un’espansione X3
Il progetto, denominato Bolognana X3 Expansion Program, consentirà di triplicare la capacità di lavorazione del plasma, passando dagli attuali 1,1 milioni a 3,3 milioni di litri l’anno. A sostenere il piano c’è anche il Ministero delle imprese e del made in Italy (MIMIT), che ha concesso 14 milioni di euro attraverso un Contratto di sviluppo. Un contributo importante non solo per l’entità economica, ma per il valore industriale del progetto, che rafforza una filiera strategica per la sicurezza sanitaria e per l’export farmaceutico italiano. Il cuore dell’investimento è un nuovo edificio di quattro piani dedicato al frazionamento del plasma, cui saranno destinati circa 120 milioni di euro. Altri 30 milioni serviranno a migliorare l’efficienza produttiva e a rafforzare il collegamento con il vicino stabilimento di Castelvecchio Pascoli, dove vengono completate le fasi di purificazione, formulazione e confezionamento dei farmaci.
Nel sito di Bolognana, che impiega circa 700 addetti e produce oltre 5 milioni di flaconi all’anno distribuiti in circa 100 Paesi, si realizzano albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione. Le immunoglobuline rappresentano oggi uno dei farmaci più richiesti a livello mondiale. Non è un caso: le malattie rare conosciute sono circa 7 mila, ma solo una parte dispone di terapie efficaci. In questo scenario, la disponibilità di plasmaderivati è essenziale per trattare immunodeficienze, patologie neurologiche, disturbi della coagulazione e altre condizioni severe. Kedrion è oggi il quinto operatore mondiale del settore, con oltre 5.400 dipendenti, 39 prodotti e una rete produttiva internazionale articolata in sette stabilimenti tra Italia, Regno Unito, Ungheria, Canada e Stati Uniti.
La materia prima arriva soprattutto dagli USA, dove il gruppo controlla 67 centri di raccolta plasma attraverso Kedplasma. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato dell’azienda e generano oltre il 60% del fatturato. Il cronoprogramma ha tempi record. «Entro la fine del 2026 completeremo le costruzioni; nel 2027 procederemo con qualifica e validazione; puntiamo all’approvazione della Food and Drug Administration nel 2028 e all’avvio della produzione industriale prima del 2030», ha spiegato Massimiliano Barberis, chief operating officer del gruppo. Il pieno regime sarà raggiunto entro il 2031, con circa 300 nuovi posti di lavoro.

Oltre la Plasma Valley
Ma per Kedrion questo investimento rappresenta solo una tappa di un percorso più ambizioso. «Il futuro è completare la nostra evoluzione: da azienda esclusivamente focalizzata sui plasmaderivati a vera azienda biofarmaceutica, capace di generare innovazione con nuove proteine», ha dichiarato l’amministratore delegato Ugo Di Francesco, che ha ribadito l’obiettivo di «diventare la migliore azienda al mondo». A dimostrazione della capacità di innovare rapidamente, il manager ha ricordato il «trasferimento in appena 14 mesi dagli Stati Uniti a Bolognana della produzione del plasminogeno, proteina utilizzata per trattare la deficienza di plasminogeno di tipo 1, una patologia ultra-rara e potenzialmente fatale che colpisce circa un paziente ogni milione di abitanti».
Tra i progetti in corso c’è anche l’espansione dello stabilimento di Sant’Antimo, vicino a Napoli. In collaborazione con il Mimit, Kedrion installerà una nuova linea di riempimento asettico che permetterà di incrementare in modo significativo la produzione di immunoglobuline iperimmuni. La trasformazione spingerà anche sul digitale. Nel nuovo piano industriale, che sarà discusso con gli azionisti tra giugno e luglio, Kedrion prevede investimenti significativi in information technology, con due priorità: cybersicurezza e intelligenza artificiale. «Abbiamo già oltre 20 progetti di Ai trasversali a tutte le funzioni aziendali», ha fatto sapere. La “Plasma Valley” della Garfagnana non è soltanto un investimento industriale, ma la dimostrazione che “un’industria fatta di know-how”, come ha ricordato il presidente di Kedrion, Paolo Marcucci, insieme a una visione di lungo periodo e a una cooperazione con le istituzioni possono ancora fare dell’Italia una piattaforma di sviluppo per le biotecnologie del futuro.


