a cura di Elena D'Alessandri - giornalista
L’XI Rapporto Egualia ha confermato il peso strategico della produzione farmaceutica italiana ed europea. Nel 2024 il comparto dei farmaci accessibili ha generato in Italia circa 6,8 miliardi di euro di ricavi diretti e oltre 20 miliardi di impatto economico complessivo lungo la filiera, occupando direttamente circa 11.800 addetti. Un ruolo centrale è ricoperto dal settore della produzione per terzi (CDMO), in cui l’Italia mantiene la leadership europea con oltre 4 miliardi di euro di fatturato, precedendo Germania e Francia. A fare da volano è la straordinaria performance dell’export: nel 2025 le esportazioni del settore farmaceutico italiano hanno toccato la quota record di 69,2 miliardi di euro (+28,5% sul 2024), arrivando a rappresentare il 17,3% dell’intero export manifatturiero nazionale e oltre il 6,4% di quello globale.
Scenario geopolitico: il vantaggio competitivo della Cina e la minaccia dei dazi
Nonostante la forza competitiva dell’export italiano, l’analisi economica illustrata da Lucio Poma, Capo Economista di Nomisma, ha delineato uno scenario internazionale caratterizzato da crescenti pressioni competitive e geopolitiche.
Il quadro è fortemente segnato dall’espansione della Cina, che sta progressivamente consolidando un importante vantaggio competitivo non più soltanto nella fornitura di materie prime, ma lungo l’intera catena del valore farmaceutica. L’Europa continua a dipendere da Paesi extra-UE (in primis Cina e India) per una quota compresa tra il 60% e l’80% dei fabbisogni di principi attivi (API) per i farmaci essenziali, esponendo le catene di fornitura a forti vulnerabilità. A questo squilibrio strutturale si sommano le incertezze legate alle politiche commerciali internazionali e alle minacce di dazi e barriere tariffarie esterne (con particolare riferimento agli USA e alla Section 232), che rischiano di penalizzare i flussi di export dell’industria europea e alterare le dinamiche del commercio globale di farmaci fuori brevetto.
La vulnerabilità energetica e la tenuta dei margini industriali
Sul fronte dei costi di fabbricazione, Poma ha richiamato l’attenzione sulla penalizzazione del mix energetico italiano rispetto ad altri competitor europei come la Francia. La forte incidenza del gas naturale (37% del mix elettrico nazionale) determina costi dell’energia nettamente superiori, che associati agli aumenti delle materie prime e del packaging hanno generato un incremento dei costi di produzione industriale superiore al +32% negli ultimi anni (2020-2024). Poiché i prezzi dei farmaci fuori brevetto sono regolati, l’impossibilità di traslare questi rincari sui prezzi finali sta erodendo i margini delle imprese. Per preservare la competitività del tessuto industriale italiano rispetto ai player globali e ridurre la dipendenza dai mercati asiatici, il Report indica come prioritaria l’adozione di politiche industriali di salvaguardia della filiera produttiva e la revisione dei meccanismi di pricing per i prodotti maturi ed essenziali a basso costo.


