HELYX - NCF - in collaborazione con SuLSerio Farm

L’apertura del 2026 ha confermato una dinamica ormai strutturale: l’incertezza non è più un fenomeno ciclico, ma una condizione permanente. Con una crescita del PIL italiano stimata intorno allo 0,8% (fonte ISTAT/Confindustria), le imprese operano in un contesto segnato da aumento dei costi energetici, tensioni sulle catene di fornitura globali, complessità normativa crescente e forte competizione internazionale.

In questo scenario di policrisi, dove convergono volatilità dei mercati, transizione energetica, nuove normative europee e competizione tecnologica globale, i modelli tradizionali di innovazione mostrano limiti sempre più evidenti.

È qui che la startup innovativa assume un ruolo strategico: non come alternativa all’industria consolidata, ma come leva per rendere più efficiente, rapida e sostenibile l’innovazione nei settori regolati.

Innovare nella complessità

Il valore delle startup in un contesto di incertezza economica risiede nella loro capacità di operare in condizioni di vincolo elevato, trasformando la complessità in opportunità. Questo significa sviluppare soluzioni che migliorino l’efficienza dei processi, riducano i costi di sviluppo e aumentino la sostenibilità, senza compromettere qualità e sicurezza.

Nel 2026 il vantaggio competitivo si giocherà infatti sulla capacità di ridurre il time-to-market e di rispondere rapidamente a cambiamenti normativi o di mercato. Le startup B2B operano con cicli di sviluppo iterativi che permettono di validare nuove tecnologie (dalla sintesi di nuovi materiali alla digitalizzazione del quality control) in tempi significativamente più rapidi rispetto ai modelli tradizionali.

Questa agilità rappresenta un antidoto all’incertezza. I dati del Politecnico di Milano mostrano che le scaleup italiane registrano un CAGR dell’occupazione del 32%, contro lo 0,6% delle grandi imprese, evidenziando una dinamicità strutturale che anche i settori regolati faticano a replicare.

Le tecnologie chiave nel 2026

Oltre il 60% degli investimenti in startup nell’ultimo anno si è concentrato su AI generativa per l’industria, deep tech e scienze della vita. Per chimica e farmaceutica queste tecnologie non sono semplici tendenze, ma fattori abilitanti: dall’intelligenza artificiale applicata alla scoperta di nuovi composti, fino alle biotecnologie per processi produttivi più sostenibili e tracciabili.

Per un’azienda chimica o farmaceutica, approcciare queste tecnologie tramite una startup significa esternalizzare il rischio della sperimentazione, mantenendo il controllo sui benefici industriali e scientifici. In questo senso, la visione promossa dall’incubatore SulSerio Farm evidenzia l’importanza di una gestione dei processi rigorosa ma aperta all’innovazione di frontiera, anche nei comparti più regolati.

Sulserio Farm e l’innovazione B2B

Secondo Andrea Marcarelli, co-founder di SulserioFarm, l’innovazione è presente in tutti i settori, in particolare in quelli maturi come chimica e farmaceutica, dove piccoli cambiamenti di processo possono generare vantaggi competitivi rilevanti. Oltre il 90% delle startup incubate da Sulserio opera nel B2B, spesso in stretta collaborazione con aziende strutturate.

Un esempio concreto riguarda una startup che ha sviluppato una piattaforma digitale per la gestione e la tracciabilità dei dispositivi di protezione individuale. Tra i clienti figurano una delle principali multinazionali mondiali e una grande realtà della GDO italiana, che hanno ridotto i costi documentali e migliorato il controllo dei processi di sicurezza.

L’evoluzione del progetto, con l’integrazione di sensori intelligenti nei DPI, dimostra come l’innovazione B2B possa incidere anche su ambienti produttivi complessi e regolati, migliorando sicurezza e compliance negli stabilimenti.

Il nuovo profilo dello startupper

Nel 2026 si consolida la figura dello “startupper di seconda generazione”: ex ricercatori, manager R&D, imprenditori seriali che portano con sé una profonda conoscenza dei processi scientifici, produttivi e regolatori.

Secondo il report Business Angel in Italia di Growth Capital, Italian Tech Alliance, Social Innovation Monitor del Politecnico di TorinoeUniversity of East Anglia), il 78% degli investitori che supportano queste realtà ha un background manageriale, favorendo una contaminazione di competenze essenziale per progetti B2B complessi, dove rigore scientifico e sostenibilità economica devono procedere di pari passo.

Incentivi all’innovazione: un nodo critico per il settore

L’ecosistema italiano delle startup ha raggiunto una maturità significativa, nonostante la mancata proroga degli incentivi fiscali agli investimenti in società innovative, scaduti a fine 2025. Strumenti come la detrazione del 30% e la deduzione Ires hanno rappresentato un supporto importante anche per le aziende chimiche e farmaceutiche interessate a investire in innovazione applicata.

Come osserva Marcarelli, rimane sempre valida la detrazione del 65% fino a un massimo di 100mila euro annui per 3 anni per le persone fisiche a valere sul de minimis aziendale: uno strumento interessante per imprenditori che vogliono abbattere il carico fiscale sostenendo progetti di startup magari affini alla loro realtà lavorativa o magari anche progetti con exit prefissate. «Una modalità di investimento consta nel dare agli investitori opzioni put a una data prefissata con un valore già determinato: questo facilita le eventuali exit e rende più liquido un mercato dei capitali altrimenti immobile».

Ecosistema italiano e poli dell’innovazione scientifica

Secondo l’EY Venture Capital Barometer 2025, nel 2025 gli investimenti in startup in Italia hanno raggiunto 1,5 miliardi di euro (+32% su base annua). I dati del Mimit indicano che le startup innovative in utile generano mediamente 32 centesimi di valore aggiunto per ogni euro di produzione, dimostrando che l’innovazione è un moltiplicatore di efficienza anche nei settori ad alta intensità scientifica.

La Lombardia si conferma il principale hub, ma cresce un policentrismo che coinvolge territori strategici come Emilia-Romagna, Lazio e Liguria. In Italia operano oggi 239 incubatori e acceleratori, strutture sempre più professionalizzate che offrono supporto anche sulla conformità normativa europea, inclusi i requisiti dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689).

Gli incubatori certificati dal Mimit offrono una garanzia di qualità e accesso a un network validato. Strutture come il PoliHub a Milano, l’I3P a Torino e la stessa Sulserio Farm, sono i luoghi dove l’idea si trasforma in asset aziendale pronto per il mercato.

Un mandato contro l’incertezza

Nel 2026 l’incertezza non deve essere interpretata come un segnale di arresto. Per l’industria chimica e farmaceutica, investire in startup o costruire partnership strutturate di open innovation non è un atto di audacia, ma una scelta razionale per proteggere competitività, sostenibilità e capacità di innovazione nel lungo periodo.

L’investimento o la creazione di startup per sviluppare innovazioni utili alla propria azienda è oggi una soluzione concreta che viene supportata da diversi strumenti finanziari. L’importante, secondo Marcarelli, è affidarsi a chi si impegna di persona a sviluppare un progetto “tailor made” sulle esigenze dell’azienda, accompagnando l’investitore nello studio del progetto per valutare in maniera chiara e netta opportunità, rischi, costi e benefici: «il mondo imprenditoriale premia da sempre chi investe e si innova, ma ricompensa ancora di più chi attua il cambiamento e non lo subisce. Le imprese italiane sono attese da innumerevoli sfide e pensare che riescano da sole ad affrontare il mondo globalizzato è impensabile, per questo servono sempre più idee condivise, investitori e il know-how».