di Marcello Fumagalli - Direttore Generale CPA Italy

Quanti di voi hanno mai riflettuto sull’acronimo AI? Quanti hanno immaginato che l’abbreviazione potesse significare non solo “intelligenza artificiale”, ma anche “intelligenza aumentata”? L’astrofisico Stephen Hawking indicava il 2025 come il tempo di svolta per l’esplosione delle “innovative tecnologie”,il cui livello di penetrazione sociale avrebbe raggiunto un punto capace di ridefinire il nostro modo di vivere, lavorare e interagire. La differenza tra intelligenza artificiale e intelligenza aumentata risale a come vogliamo che la tecnologia interagisca con noi. Se optiamo per la sostituzione del nostro “libero arbitrio”, allora l’intelligenza artificiale è ciò che ci occorre in quanto tende a replicare e superare le qualità umane, operando in autonomia e annullando il nostro intervento nello svolgimento dei compiti e delle decisioni. Se invece preferiamo il potenziamento delle nostre capacità, l’intelligenza aumentata sarà l’opzione migliore, in quanto il supporto analitico sarà maggiore senza che esso sostituisca i nostri processi decisionali. In sintesi, se si vuole efficienza e automazione, l’intelligenza artificiale è la strada maestra mentre se si preferisce l’empatia, l’intuizione e il controllo umano, l’intelligenza aumentata è il futuro (Tabella 1).

Attraverso tali strumenti e tecniche innovative, le espressioni umane sono modellate trasformando il panorama della società del futuro senza mirare a sostituire l’operare umano, ma fungendo da ponte tra “dati” e intuito umano, consentendo alle persone di prendere decisioni in modo più efficace. L’intelligenza aumentata combina i punti di forza dell’intelligenza artificiale e del “machine learning” con la cognizione umana potenziando molteplici campi professionali. Il suo scopo è quello di fornire strumenti che possano assistere piuttosto che sostituire i “lavoratori umani”, creando una partnership sinergica che migliora i flussi di lavoro e i risultati. Utilizzando algoritmi avanzati, l’intelligenza aumentata offre approfondimenti e assiste i lavoratori nei loro compiti quotidiani portandoli a un “ambiente” in cui la creatività umana e l’intelligenza emotiva mostrino l’integrazione dell’abilità analitica della tecnologia con l’abilità caratteristica degli uomini, enfatizzando la collaborazione sull’autonomia.

Così l’AI cerca spesso di automatizzare interamente i processi, mentre l’intelligenza aumentata mantiene la supervisione umana nel processo decisionale. Quest’ultima assomiglia a un “Rinascimento del XXI secolo” e non tralascia il coinvolgimento dell’intelligenza umana, fonte di quella capacità esecutiva peculiare della specie umana. Questa filosofia promuove una partnership in cui sia l’intelligenza umana che quella delle macchine contribuiscano a risultati ottimali, mantenendo quella “scintilla umana” determinante per tutte le espressioni e processi decisionali. Pur riconoscendo il valore dell’AI per medicina, ricerca e industria, restano forti le preoccupazioni legate al rischio di una perdita di controllo umano su una tecnologia capace di generare effetti imprevedibili sulla società. L’analisi di Hawking dei rapidi sviluppi del “Machine Learning”, della robotica e dell’automazione, ha portato a far sì che l’anno appena trascorso diventasse quello in cui le implicazioni etiche e sociali di queste tecniche emergessero, imponendo l’impossibilità di ignorarle. Così l’AI è diventata una componente onnipresente, nel lavoro così come nella nostra vita quotidiana.

Tabella 1 – Definizioni a confronto

AspettoIntelligenza artificialeIntelligenza aumentata
ObiettivoAutomazioneSupporto umano
Ruolo dell’umanoMinimo o nulloCentrale
FilosofiaSostituzioneCollaborazione
Applicazioni tipicheRobot, algoritmi decisionaliDiagnosi, analisi, creatività

Articolo tratto da NCF – Notiziario Chimico Farmaceutico – Fascicolo Gennaio 2026