Il nuovo rapporto EU-IN Horizon Scanning Report sui Radiofarmaci recentemente pubblicato dal’Agenzia europea dei medicinali (link) approfondisce lo stato attuale e le aspettative di sviluppo futuro di un settore critico per molte applicazioni diagnostiche e terapeutiche. Ogni anno, indica il rapporto, vengono erogate oltre 50 milioni di prestazioni di medicina nucleare, di cui 10 milioni nell’UE, nel 90% dei casi per scopi diagnostici. I radiofarmaci si distinguono dalla radioterapia per l’essere somministrati al paziente, andando ad esercitare quindi la loro azione in modo sistemico o locale.
Lo stato attuale del settore
Il rapporto Horizon Scanning di EMA indica che attualmente sono una settantina i radiofarmaci approvati da FDA, di cui l’80% per usi diagnostici. In Europa, invece, i prodotti autorizzati centralmente sono una ventina, di cui quindici per uso diagnostico e cinque per uso terapeutico in oncologia. Quattro prodotti sono adatti ad essere impiegati anche come teranostici, ovvero la stessa molecola viene usata simultaneamente sia a scopi diagnostici che terapeutici. Altri radiofarmaci sono autorizzati dai vari paesi europei con procedura nazionale.
Entro il 2027 dovrebbero giungere ad autorizzazione da parte di EMA altri tre radiofarmaci, di cui due agenti antineoplestici e immunomodulanti. Il numero di studi clinici è raddoppiato dal 2015, fino a oltre un centinaio trial censiti per il 2024. Il rapporto ha anche monitorato il numero di interazioni precoci tra l’Agenzia e gli sviluppatori, evidenziando in particolare il ricorso allo Scientific advice.
Le principali aree d’innovazione identificate dal rapporto includono l’espansione delle indicazioni dei radiofarmaci al di là della sola oncologia, l’utilizzo di nuovi radionuclidi quali gli alfa-emettitori (es. 225Ac, 64Cu, 67Cu e vari isotopi del terbio). Altre aree d’interesse includono lo sviluppo di radioterapie sempre più mirate grazie all’utilizzo di nuovi meccanismi di delivery a base di nuovi sistemi di coniugazione in grado di legare i radionuclidi a vari tipi di molecole vettore. Alcuni studi precoci stanno, inoltre, approfondendo la possibile combinazione con altri trattamenti, quali chemioterapia o immunoterapia. Infine, il report menziona anche le nuove tecnologie di imaging ibrido e quelle per aumentare la produzione di radionuclidi.
A livello regolatorio, attualmente i radiofarmaci ricadono nel campo di applicazione della direttiva 2001/83/CE sui medicinali per uso umano, a cui si aggiungono le disposizioni specifiche per gli standard di protezione (direttiva 14 2013/59/Euratom) e il regolamento 536/2024 sugli studi clinici., oltre a molte linee guida emessa da EMA e dalle altre autorità internazionali.
Il rapporto ha mappato anche i vari gruppi e iniziative a livello europeo attivi nel campo dello sviluppo dei radiofarmaci, nonché le fonti disponibili di finanziamento.
Le sfide per il futuro
Secondo EMA, la legislazione farmaceutica generale europea e quella specifica per i radiofarmaci andrebbero meglio allineate; viene anche segnalata una scarsa armonizzazione tra i diversi paesi europei circa l’interpretazione e implementazione delle norme sui radiofaraci, che impatta soprattutto sulle produzioni magistrali in piccola scala di tipo estemporaneo. Viene segnalata l’opportunità di lavorare all’armonizzazione delle regole per le produzioni in piccola scala e all’implementazione delle GMP, in particolare per quanto riguarda i prodotti per la PET.
A livello scientifico, l’esperienza ancora limitata sulle applicazioni terapeutiche e teranostiche dei radiofarmaci richiederebbe secondo EMA un maggiore coinvolgimento degli sviluppatori per meglio capire le sfide insite nell’allestimento di dossier clinici adeguati. I radiofarmaci per uso terapeutico, inoltre, rappresentano ancora terapie di seconda e terza linea, con la conseguenza di una scarsa comprensione della loro tossicità a lungo termine, che potrebbe anche dipendere dai trattamenti ricevuti in precedenza. L’indicazione è di creare delle banche dei dati di dosimetria e della tossicità di lungo termine per meglio valutare l’a tossicità’impatto associato alle diverse dosi di radiazioni.
Alcuni nuovi radionuclidi presentano livelli di impurezze che devono venire bilancianti rispetto all’esposizione alle radiazioni, secondo un approccio basato sul rischio dipendente dallo specifico radionuclide impiegato, dall’indicazione per cui è stato prescritto e dalla dose attiva.
La breve emivita di molti radiofarmaci, inoltre, fa sì che siano disponibili pochi prodotti pronti all’uso. L’indicazione del rapporto è di incentivare le aziende a sviluppare kit per la preparazione di radiofarmaci diagnostici.
Il settore è anche toccato dal problema delle carenze lungo le catene di fornitura, in particolare per quanto riguarda i radionuclidi e le terre rare. Il consiglio di EMA è di mantenere una stretta rete di comunicazione tra i diversi attori coinvolti di modo da anticipare eventuali problemi e di promuovere la ricerca su metodi di produzione alternativi dei radionuclidi. Non meno critica è la dislocazione dei ciclotroni nei diversi paesi europei, ancora molto frammentata e che può mettere a rischio la produzione interna. Il rapporto indica la necessità di prevedere network di trasporto e distribuzione in grado di gestire i bassi tempi di emivita di questi prodotti e di favorire la produzione decentralizzata dei radionuclidi, anche mediante installazione di ciclotroni negli ospedali.
Infine, EMA segnala la mancanza di esperienza specifica a livello di molte autorità regolatorie europee, nonché la mancanza di competenze multidisciplinari in gradi di coprire l’intero ciclo di vita dei radiofarmaci. Il rapporto suggerisce a questo riguardo di dar vita a Comunità europee esperte specializzate (ESEC) o a gruppi Special Interest Area (SIA) comprendenti al loro interno specialisti di radiofarmacia, fisica medica e medicina clinica nucleare.


