Le barriere all’adozione di strumenti digitali per i medici di Medicina interna

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L’Italia è molto indietro rispetto ad altri paesi rispetto alla penetrazione delle moderne tecnologie digitali presso la classe medica, e le principali barriere all’adozione di strumenti digitali risultano essere la mancanza di risorse economiche e la scarsa conoscenza e cultura informatica, quest’ultima supportata anche da una scarsa formazione sia in ambito universitario che in tema di formazione continua. I dati provengono dalla ricerca “L’innovazione digitale per i Medici di Medicina Interna”, realizzata dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano in collaborazione con FADOI e Digital SIT.

I principali dati dell’indagine dell’Osservatorio Digitale in Sanità del Politecnico di Milano (credits: Politecnico di Milano)

I dati dell’indagine

L’utilizzo di app per la consultazione di linee guida, articoli e report è pratica diffusa in circa la metà (52%) dei medici internisti, mentre il 42% dei professionisti coinvolti nell’indagine del Politecnico (in tutto 229, rappresentativi della situazione nazionale in termini di area geografica, fascia di età e tipologia delle strutture di appartenenza) utilizza servizi di messagistica come Whatsapp per tenersi in contatto coi propri pazienti. “Gli strumenti digitali sono entrati nella quotidianità professionale dei medici internisti, ma il fenomeno deve maturare in termini di convergenza degli strumenti digitali del singolo professionista con quelli messi a disposizione dalle aziende sanitarie in cui tale professionista opera”, ha commentato il responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, Paolo Locatelli.

In ambito clinico-assistenziale e ospedaliero sono diffuse soprattutto le funzionalità basilari di gestione della documentazione clinica, come la consultazione di referti e immagini e la gestione delle informazioni di riepilogo sul paziente (utilizzate rispettivamente dal 76% e dal 47% dei medici internisti). Poco meno di un terzo degli intervistati (27%), invece, utilizza già le tecnologie digitali per la gestione del diario medico. Poco meno della metà degli internisti (44%) utilizza applicazioni a supporto delle decisioni cliniche, spesso anche su dispositivi mobili (15%). In termini generali i medici preferiscono ricorrere agli strumenti informatici per quanto riguarda l’attività clinica (es. screening) piuttosto che il supporto organizzativo (es. gestione dei turni e delle liste di attesa). Anche chi oggi non si è ancora familiarizzato con le tecnologie digitali (44%) si è detto interessato a servirsene in futuro. “Anche nei temi più di frontiera come la telemedicina, dove il numero dei professionisti che utilizza questi applicativi è ancora molto basso, la percentuale di medici che vorrebbero farne uso è molto elevata, lasciando intravedere potenzialità di crescita enormi”, ha sottolineato il presidente di Digital SIT, Gianfranco Gensini.

Benefici e barriere al digitale

Il 57% del campione dell’indagine ha indicato la migliore continuità di cura come primo beneficio derivante dall’uso degli strumenti digitali, in quanto permettono di migliorare il grado di integrazione fra i diversi operatori e le strutture sanitarie. Al secondo posto (37%) vi è il miglior supporto decisionale e la maggiore sicurezza e gestione del rischio clinico (incidenza degli eventi avversi) (36%), seguita e dall’aumento della qualità delle prestazioni sanitarie (35%).

I tre quarti del campione (73%) vede nell’insufficienza di fondi il limite maggiore all’uso di queste applicazioni. Seguono la limitata conoscenza delle loro potenzialità (47%) e la scarsa cultura digitale (43%). Meno rilevanti sono percepite essere la difficoltà nell’utilizzare gli applicativi ICT attualmente disponibili (15% ) e l’immaturità delle tecnologie presenti sul mercato (9%).

Nonostante gli internisti siano concordi sull’importanza della formazione sulle tecnologie digitali, più frammentate sono risultate le opinioni su come questa debba essere erogata. Il 32% del campione ha individuato come momento migliore il ciclo di studi pre-universitario, il 17% ha indicato l’università, il 10% preferisce imparare sul campo e il 37% è orientato verso la formazione continua. Anche l’età di chi fruisce della tecnologia digitale ha un impatto su questo dato, come una preferenza per l’università che sale al 27% tra gli under-45 e la formazione continua che è preferita dal 45% degli over-55.

I risultati finali della ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità saranno presentati in occasione del convegno finale “La Sanità alla rincorsa del cittadino digitale” che si terrà il 4 Maggio alle ore 9.30, presso l’Aula Carassa-Dadda, del Politecnico di Milano, campus Bovisa.

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