I ricercatori dell’Istituto Wyss presso la Harvard University hanno sviluppato un approccio nanoterapeutico biomimetico che ha permesso di sciogliere i coaguli nei vasi sanguigni ostruiti utilizzando solo una frazione della dose di farmaco normalmente richiesta, minimizzandondo così gli effetti collaterali emorragici che attualmente limitano l’uso diffuso di farmaci anticoagulanti. I risultati della ricerca, condotta su topi di laboratorio, hanno implicazioni significative per il trattamento delle principali cause di morte, quali infarto, ictus ed embolia polmonare, che sono causati da un blocco vascolare acuto dovuto a coaguli o trombi nel sangue. L’ispirazione per l’approccio nanoterapeutico vascolare viene dal modo in cui le piastrine del sangue aderiscono alle pareti dei vasi ristretti, contribuendo allo sviluppo di placche aterosclerotiche. Il nanoterapeutico vascolare è simile per dimensioni a una piastrina, ma è un aggregato di nanoparticelle biodegradabili rivestite con il farmaco anti-coagulante: l’attivatore tissutale del plasminogeno (tPA). Gli aggregati si dissociano e rilasciano selettivamente le nanoparticelle rivestite di tPA che si legano ai coaguli per degradarli quando si trovano in condizioni di aumentato stress meccanico o “shear-stress” nelle regioni del restringimento vascolare, causate per esempio dalla formazione di coaguli di sangue. Orientando e concentrando il farmaco nel sito preciso dell’ostruzione dei vasi sanguigni, il team del Wyss ha ottenuto un miglioramento della sopravvivenza in topi con vasi polmonari occlusi con meno di un cinquantesimo della normale dose terapeutica, che dovrebbe tradursi in minori effetti collaterali e maggiore sicurezza.

Science 10 agosto 2012;337(6095):738-42

Erratum in: Science 21 settembre 2012;337(6101):1453

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