Nei laboratori di Ricerca & Sviluppo dell’azienda italiana Fidia farmaceutici è stata studiata, identificata e isolata da un ceppo microbico una ialuronidasi con elevata attività enzimatica, ed è stata prodotta nella sua forma ricombinante utilizzando microrganismi non patogeni (safe), con un livello di sicurezza ottimale.

Giorgio Foresti, Ceo di Fidia Farmaceutici

«Il percorso di sviluppo della ialuronidasi di Fidia – afferma Giorgio Foresti, Ceo di Fidia Farmaceutici – è un ottimo esempio del circolo virtuoso innescato da una ricerca di eccellenza: a partire da un’intuizione teorica siamo stati in grado di ottenere, quasi di distillare, un grande capitale per la nostra azienda e in genere per il “made in Italy”. La nostra nuova ialuronidasi è un prodotto proprietario e brevettato, che offre in prima battuta efficacia più elevata e un inedito profilo di sicurezza. Ancor più importanti saranno gli sviluppi futuri di questa proteina, che darà il meglio di sè in associazione con altri principi attivi, e quindi ci consentirà partnership di successo con grandi aziende farmaceutiche. Il messaggio è chiarissimo: un grande capitale, industriale e terapeutico, sviluppato dalla ricerca italiana, che attirerà investimenti per migliorare la qualità di vita dei pazienti».

Che cos’è la ialuronidasi

La ialuronidasi è un enzima idrolitico che scinde l’acido ialuronico nei suoi costituenti fondamentali (acido D-glucuronico e N-acetil-D-glucosamina) e conferisce ai microrganismi notevole capacità di penetrazione nei tessuti. Per questo la ialuronidasi si trova in forte concentrazione, ad esempio, nell’apparato boccale delle sanguisughe, nei veleni dei serpenti, delle api e degli scorpioni e in diversi microrganismi patogeni, come pneumococchi e streptococchi: si può dire, semplificando, che la sua funzione è quella di non rendere riconoscibili, ai meccanismi di difesa degli organismi, le sostanze che veicola. Di qui le sue numerose e importanti applicazioni in campo farmaceutico, ma di qui anche i suoi limiti storici, dovuti alla tradizionale estrazione da agenti potenzialmente pericolosi per l’organismo umano (col conseguente rischio, ad esempio, di trasmissione dell’encefalopatia spongiforme, la cosiddetta “mucca pazza).  Il salto in avanti della ricerca Fidia consiste proprio nella capacità di offrire una ialuronidasi ricombinante, a elevato profilo di sicurezza, da microrganismi non patogeni. La ialuronidasi di Fidia, pertanto, a parità di efficacia rispetto alla ialuronidasi nativa di origine estrattiva, garantisce superiori livelli di purezza e assenza di rischi legati alla trasmissione di materiale virale.

La ialuronidasi promette inoltre – in funzione di carrier capace di favorire la dispersione e l’assorbimento di principi attivi ad essa associati – di consentire applicazioni d’avanguardia in aree terapeutiche a elevato impatto socio-economico (come l’oncologia, il diabete, le immunodeficienze) e di ottimizzare l’efficacia delle terapie geniche, nonché la biodisponibilità dei farmaci biologici iniettati per via sottocutanea, così da ridurre il ricorso alla via endovenosa.

La ialuronidasi è efficacemente impiegata nelle preparazioni farmaceutiche per la cura di edemi, infiammazioni localizzate, geloni, emorroidi e infarti del miocardio; in chirurgia oftalmica, come additivo dell’anestetico iniettato localmente; come componente del sistema di rilascio di farmaci transdermici, per favorirne l’assorbimento da parte dell’organismo; in cosmetica, per limitare le reazioni avverse nei trattamenti di filling, anche con acido ialuronico; in oncologia, come soppressore di cellule cancerogene; in veterinaria, all’interno di soluzioni antibiotiche, ad esempio per il trattamento delle mastiti bovine.