Il sistema di ricerca clinica italiano è – secondo una classifica 2013 stilata dal British Medical Journal – fanalino di coda in Europa, ma, per Aifa, la tendenza sta invertendo, anche grazie all’operato dei Clinical Trial Center dei principali poli sanitari italiani

Clinical trials

I Clinical Trial Center e gli sperimentatori clinici del Policlinico A. Gemelli e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, e dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano si sono confrontati presso l’Università Cattolica di Roma coinvolgendo anche la politica, gli enti regolatori, associazioni di pazienti e società del settore farmaceutico in un incontro dal titolo “Innovazione in ricerca clinica”.

I partecipanti hanno esposto le strategie da adottare per sviluppare il settore della ricerca clinica, individuando i punti che possono essere efficacemente migliorati per garantire al contempo terapie migliori per i pazienti e nuovi posti di lavoro per personale altamente specializzato: approccio scientifico di qualità alle sperimentazioni, semplificazione delle regole e del sistema giuridico da parte degli enti regolatori, gestione integrata dei processi con collaborazione crescente e partnership efficaci fra strutture pubbliche e aziende private.

Il sistema di ricerca clinica italiano si è rivelato fanalino di coda nella survey pubblicata nel 2013 sul British Medical Journal, nella quale sono state analizzate 12 nazioni europee. I punti più carenti sono risultati la scarsa attrattività, i ridotti volumi d’investimento, la farraginosità delle regole e la carenza delle strutture, con conseguenze negative su qualità e quantità d’innovazione prodotta.

Questo risultato, in parte, si sta già invertendo, come confermato da Donatella Gramaglia, Coordinatore Valutazione Trial Clinici presso l’Agenzia Italiana del Farmaco. Tale inversione di tendenza si può irrobustire anche grazie all’operato dei Clinical Trial Center all’interno dei rispettivi poli d’eccellenza sia attraverso piani specifici di training in Good Clinical Practice (GCP) per i propri sperimentatori, sia promuovendo iniziative volte a creare una nuova classe di personale ad alta specializzazione, dedicato interamente alla ricerca clinica.

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