Seicento milioni di euro. È la cifra che il Sistema Sanitario Nazionale avrebbe risparmiato in 7 anni grazie alla ricerca clinica effettuata e sostenuta da Celgene. Ad affermarlo è Pasquale Frega, Vice-President e General Manager di Celgene Italia, nel suo intervento sulla ricerca clinica al convegno organizzato da Motore Sanità “ll futuro del SSN tra modelli organizzativi, sostenibilità e innovazione” svoltosi a settembre ad Asiago.
Secondo Frega, il risparmio deriva ovviamente dal costo dei farmaci che il SSN risparmia grazie al sostegno delle aziende farmaceutiche, ma non solo, perché i finanziamenti vanno a coprire anche altre voci, compresi i costi evitati per gli esami di controllo e di follow-up dei pazienti.

Rendere attraente l’Italia

In un momento in cui il SSN, a cui l’Italia è abituata, rischia di crollare e per questo tutto si mette sulla bilancia, la ricerca clinica sponsorizzata sembra un modo concreto e costruttivo di combattere gli sprechi. A patto però… che l’Italia diventi attraente.
Sì attraente. E’ la parola giusta. Non si tratta certamente di bellezza, nè di qualità, perché sono doti che abbiamo in abbondanza. Lasciando da parte la bellezza, per quanto riguarda la qualità, l’Italia si colloca al secondo posto in termini di produzione scientifica. La ricerca clinica che si fa nelle nostre Università e negli ospedali è di alta qualità; quello che manca è la capacità di trasformare la qualità individuale in sistemi capaci di attrarre investimenti. Il problema in una parola è “burocrazia”.
La ricerca è sommersa di burocrazia, che cambia a seconda della regione, della ASL e anche del singolo ospedale. In questo modo condurre uno studio multicentrico per un’azienda farmaceutica significa interfacciarsi con prassi, moduli e richieste tutte diverse, in assenza di un interlocutore dedicato all’interno dei centri ospedalieri.

Commenta Frega: «Quanti ospedali hanno al proprio interno uno sportello dedicato alla ricerca clinica sponsorizzata che si occupi di facilitare le pratiche burocratiche amministrative che l’azienda deve espletare per fare ricerca in quella struttura? Se non nessuno, pochissimi».

La burocrazia oltre a complicare, rallenta in modo significativo i processi e rende impossibile garantire il rispetto di tempistiche.

Secondo stime recenti, nei prossimi 5 anni l’industria farmaceutica investirà circa 192 miliardi di dollari in studi clinici. Spostare anche una piccola cifra nel SSN italiano significherebbe avere finanziamenti per circa 2 miliardi di dollari.

Vale la pena provarci! Non siete d’accordo?

 

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