Un recente articolo pubblicato su Therapeutic Drug Monitoring riporta il “Barcelona Consensus Statement“, un primo set di raccomandazioni messo a punto da un comitato di diciannove esperti internazionali nell’ottica di permettere un sempre maggior ricorso ai biomarcatori per il monitoraggio delle terapie immunosoppressive personalizzate. La via verso l’individualizzazione dei trattamenti terapeutici è particolarmente importante per la gestione delle terapie immunosopressive post-trapianto, che hanno lo scopo di evitare il rigetto dell’organo. L’uso dei biomarcatori rappresenta una modalità innovativa di ottimizzazione dello schema terapeutico, che permette di superare i limiti degli approcci tradizionali al dosaggio del farmaco basati sull’osservazione della comparsa di effetti collaterali o della misura dei livelli della sostanza nel sangue.

Il "Barcelona Consensus Statement" identifica i biomarcatori utili per il monitoraggio delle terapie immunosoppressive post-trapianto personalizzate
Il “Barcelona Consensus Statement” identifica i biomarcatori utili per il monitoraggio delle terapie immunosoppressive post-trapianto personalizzate

Il gruppo di lavoro ha analizzato le evidenze disponibili per i diversi biomarcatori utilizzabili per il monitoraggio post-trapianto delle terapie immuni-soppressive, un trattamento di lungo periodo che si estende necessariamente a tutta la vita del paziente che ha ricevuto l’organo. Gli esperti hanno cercato di individuare i biomarcatori accompagnati da una “utilità clinica documentata” circa la possibilità di supportare l’individualizzazione della terapia. L’articolo identifica quattro diverse categorie, che devono essere viste come un panel sinergico in grado di caratterizzare da diversi punti di vista lo stato di salute dell’organo trapiantato e la risposta del paziente ai farmaci:

  • I biomarcatori che permettono di valutare il rischio di rigetto comprendono proteine del sistema immunitario come le citochine, l’interferone gamma e l’interleuchina-2, e le cellule Tregs con funzione regolatoria.
  • I biomarcatori che permettono di valutare la risposta del singolo paziente all’agente immunosoppressivo includono l’espressione genica regolata da NFAT, che riflette la diversa sensibilità agli inibitori della calcineurina e può aiutare a minimizzare le dosi somministrate.
  • I marcatori farmacogenetici aiutano a identificare le varianti geniche del singolo paziente, che a volte possono influenzare la risposta al trattamento. La specifica tipologia del gene CYP3A5, ad esempio, influisce sul dosaggio del farmaco tacrolimus.
  • I biomarcatori che offrono informazioni sulla funzionalità del nuovo organo una volta inserito nel corpo del paziente comprendono la chemochina CXL-10, che permette il monitoraggio della funzione renale, mentre la misura del DNA libero derivante dall’organo trapiantato permette di evidenziare eventuali danni da esso subiti.

Molti dei biomarker individuati dal documento di Consenso sono oggetto di studi clinici di approfondimento. Gli esperti hanno anche sottolineato l’importanza di ottimizzare regolarmente i test di laboratorio con i biomarcatori individuati per aggiornarli allo stato dell’arte della ricerca.