Le soluzioni per realizzare partnership e collaborazioni tali da generare innovazione e valore presentate nel corso di eyeforpharma Barcelona 2017 sono molto diverse tra loro sia come modello organizzativo che per quanto riguarda gli obiettivi che perseguono.

Greg Miller di UCB parla di modelli di partnership a eyeforpharma Barcelona 2017. (Credit G. Miglierini)

Incubatori a supporto dell’imprenditorialità

Janssen ha puntato a valorizzare le collaborazioni esterne soprattutto per quanto riguarda la fase di drug discovery. Il modello del JLab è stato illustrato da Barry Springer, vice presidente Strategy, Technology and External innovation della multinazionale.

L’approccio scelto da Janssen si basa sul mettere a disposizione di imprenditori con grandi idee tutte le infrastrutture tecnologiche necessarie per svilupparle. Niente investimenti diretti: le aziende incubate in JLab devono disporre del capitale necessario a condurre le proprie attività.

Janssen non avanza neanche richieste relative ai diritti sulla proprietà intellattuale. Per Springer il segreto industriale fa parte del passato, oggi il problema non è la competizione tra aziende diverse quanto piuttosto mettere insieme gruppi che lavorino su una causa comune, quella del paziente. Janssen chiede alle aziende incubate in JLab i diritti di utilizzo delle tecnologie che escono dai progetti. Un altro motore innovativo dell’azienda è rappresentato dai vari incubatori disseminati ai quattro angoli del globo, in zone caratterizzate dalla disponibilità sia di grandi capacità scientifiche e tecnologiche che di capitali d’investimento.

Per il manager di Janssen è fondamentale poter piantare dei semi nelle aree che si pensa possano risultare strategiche per il business e costruire un ecosistema all’esterno dell’azienda, da testare, validare e in cui riporre fiducia. Un modo per abbattere le barriere all’innovazione, senza tralasciare l’innovazione interna che prosegue secondo i binari abituali.

Mettere in luce il valore sociale dell’idea

È la filosofia di Lilly, che nella sua sede spagnola ha lanciato il progetto “Emprende in Health”.

Per Angel Perez Agenjo, senior director Marketing, commercial operation, capabilities and lean six sigma Europe and Canada, le aziende sono troppo focalizzate sulle metriche lean e hanno perso interesse per la curiosità che sta alla base dell imprenditorialità.

Per il  manager di Lilly sarebbe necessaria una maggiore attenzione all’impatto sociale del modelo di business. È proprio a partire da questo tipo di considerazioni che è nato il progetto: in Spagna Lilly ha lanciato un call per la selezione di progetti d’impresa a sfondo sociale, il primo del suo genere in europa, all’interno del quale sono state selezionate sei realtà che hanno potuto elaborare il proprio business plan con il supporto del personale della multinazionale.

L’iniziativa ha visto anche momenti di confronto tra i partecipanti e presentazioni all’esterno. Anche nel caso di Lilly l’investimento nelle aziende è avvenuto non in forma finanziaria, mentre il ritorno è soprattutto in termini d’immagine sostenibile dell’azienda e comunicazione.

Il focus non è la trasformazione digitale

Per Gregory Miller, resposabile della Global innovation di UCB, è sbagliato focalizzarsi su un’unica tecnologia per sviluppare le innovazioni future. Un approccio, quest’ultimo, che potrebbe rischiare di non intercettare altre e più semplici soluzioni a portata di mano. L’esempio portato al pubblico è quello della trasformazione digitale e dei big data, il trend tecnologico che sta guidando tutti i futuri sviluppi dei modelli di business farmaceutico e che per Miller non è poi così scontato che rappresenti davvero il futuro.

UCB ha lanciato a giugno 2016 il nuovo Innovation Accelerator, a cui hanno accesso solo i progetti considerati prioritari in termini di valore apportato sia al paziente che all’azienda.

L’approccio perseguito dal manager francese pone al centro di tutto il problema, con l’importante avvertenza di non innamorarsi delle soluzioni. Per Miller bisogna restare aperti a tutte le possibilità, anche da settori non cosi ovvi, e resistere alla tentazione di corrrere dietro alla tecnogia del momento.

All’interno dell’Innovation Accelerator il processo di svilupo si basa su quattro “I”: insight, ideazione, iterazione e industrializzazione, quest’ultima molto importante per la fase di prototipazione senza la quale non sarebbe possibile giungere al lancio di un nuovo prodotto. Un processo, quello delle quattro I, che per Miller richiede un modo diverso di pensare, e che a UCB trova fondamento nello Human Centered Design che caratterizza tutte le attività dell’azienda.

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