Stent

Nuovi risultati sugli stent con rivestimento in titanio-ossido nitrico (TiNO) confermano la pari efficacia rispetto allo stent con polimerio riassorbibile a rilascio di everolimus (EES) nei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta (SCA). I risultati sono stati presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) di Barcellona 2017.

Gli stent con rivestimento in titanio-ossido nitrico dimostrano pari efficacia rispetto agli stent con polimerio riassorbibile a rilascio di everolimus
Gli stent con rivestimento in titanio-ossido nitrico dimostrano pari efficacia rispetto agli stent con polimerio riassorbibile a rilascio di everolimus

Lo studio TIDES-ACS ha messo a confronto lo stent rivestito in TiNO, (OPTIMAXTM prodotto da Hexacath, Parigi, Francia) e lo stent di tipo EES (SYNERGYTM di Boston Scientific, Marlborough, Stati Uniti) nei pazienti affetti da SCA.

«I risultati dello studio ci mostrano che lo stent con rivestimento in titanio-ossido nitrico OPTIMAX nei pazienti con sindrome coronarica acuta non è inferiore a uno dei migliori stent a rilascio di Everolimus (SYNERGY), tra i più utilizzati nella cardiologia interventistica di oggi» ha sottolineato Pim Tonino, cardiologo interventista del Centro Cardiologico Catharina di Eindhoven, nei Paesi Bassi, che ha presentato i risultati dello studio in una sessione dedicata (Late Breaking Science) durante il Congresso.

Lo studio TIDES-ACS sugli stent con rivestimento in titanio-ossido nitrico

Condotto presso 12 strutture internazionali, questo studio ha randomizzato 1491 pazienti con SCA (2:1) che hanno ricevuto stent rivestiti in TiNO (989) o di tipo EES (502).

L’endpoint primario è stato il tasso di eventi avversi cardiaci gravi (MACE – Major Adverse Cardiac Events), che includono morte cardiaca, infarto miocardico non fatale (IM) e rivascolarizzazione delle lesioni target legata all’ischemia (TLR) a 12 mesi.

L’endpoint primario è stato riscontrato nel 6,3% dei pazienti che hanno ricevuto stent rivestiti in TiNO, contro il 7,0% riscontrato nei pazienti con EES (HR 1,12 [IC 95% 0,73 – 1,72] p per non inferiorità <0,001 e p per superiorità = 0,66).

Sia la morte cardiaca (0,5% contro 1,6%, p = 0,04) sia l’IM non fatale (1,8% rispetto al 4,6%, p = 0,004) sono stati osservati con minor frequenza con stent rivestiti in TiNO. La TLR legata all’ischemia è stata condotta più frequentemente nel braccio con stent rivestiti con TiNO (5,4% contro 3,4%, p = 0,09).

«Se si prendono in esame i singoli componenti dell’endpoint primario dello studio, lo stent OPTIMAX comporta una riduzione della morte cardiaca e dell’infarto miocardico rispetto a SYNERGY, controbilanciata da un tasso più elevato di rivascolarizzazione delle lesioni target legate all’ischemia riscontrato con OPTIMAX. In altre parole, con l’uso dello stent OPTIMAX, gli endpoint oggettivi più ostici nei pazienti con SCA, come l’infarto miocardico e la morte cardiaca, sono stati meno frequenti rispetto a SYNERGY, a fronte di un parametro probabilmente meno significativo, cioè un tasso più elevato di ripetizione dell’intervento» ha commentato Pim Tonino.

In conclusione, nei pazienti affetti da SCA, gli stent realizzati in cobalto-cromo e rivestiti in TiNO non sono risultati inferiori agli stent EES in lega platino-cromo con polimero riassorbibile per l’endpoint primario composito di sicurezza e di efficacia dopo 12 mesi di follow-up.

«Lo studio TIDES-ACS è il primo confronto randomizzato head-to-head adeguatamente disegnato tra l’attuale tecnologia degli stent bioattivi di oggi e la tecnologia all’avanguardia degli stent a rilascio di farmaco (DES- Drug Eluting Stent) nel contesto della SCA. Ha dimostrato chiaramente la non inferiorità della prima tecnologia rispetto alla seconda per ciò che concerne gli endpoint oggettivi e compositi di sicurezza ed efficacia» ha aggiunto il ricercatore principale dello studio, Pasi Karjalainen del Centro Cardiologico del Satakunta Central Hospital di Pori (Finlandia).

«Sulla base dei risultati ottenuti dallo studio, si può sostenere senz’altro che l’utilizzo di stent bioattivi (BAS) rivestiti in TiNO sia una valida alternativa agli stent a rilascio di farmaco (DES) nelle Sindromi Coronariche Acute. Il nostro auspicio è che gli stent basati su questa tecnologia bioattiva siano presi in considerazione dalle commissioni che stabiliranno le prossime Linee Guida, considerandole come un’alternativa fattibile e valida per l’angioplastica coronarica nei pazienti con SCA» – ha concluso Karjalainen.

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