Roche ha annunciato i risultati di uno studio di sei mesi condotto con pirfenidone in combinazione con nintedanib per la fibrosi polmonare idiopatica.

I dati sono stati presentati al congresso dell’ERS (European Respiratory Society) che si è tenuto a Milano dal 9 al 13 settembre 2017.

I dati a sei mesi su pirfenidone con nintedanib per la IPF dimostrano minima variazione della funzionalità polmonare rispetto al basale, mentre i punteggi della qualità di vita non hanno subito alcun peggioramento
I dati a sei mesi su pirfenidone con nintedanib per la IPF dimostrano profilo di sicurezza simile a quello dei trattamenti in monoterapia, minima variazione della funzionalità polmonare rispetto al basale, mentre i punteggi della qualità di vita non hanno subito alcun peggioramento

«L’IPF è una malattia devastante che causa la cicatrizzazione progressiva dei polmoni, determinando un peggioramento della funzionalità polmonare e rendendo difficoltosa la respirazione – ha dichiarato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche. – I dati dello studio valutano un regime terapeutico di associazione, basato su pirfenidone, che è risultato ben tollerato».

La maggior parte dei pazienti affetti da IPF è trattata con pirfenidone o nintedanib. Tuttavia, fino a oggi non erano disponibili informazioni solide relative alla sicurezza e alla tollerabilità della terapia di associazione.

Studio di sei mesi su pirfenidone con nintedanib per la IPF

Nello studio di associazione, ai pazienti è stata somministrata una dose stabile di pirfenidone per almeno 16 settimane, prima di iniziare la terapia con nintedanib.

I risultati dello studio evidenziano un profilo di sicurezza simile tra il trattamento di associazione e quello previsto per i singoli trattamenti in monoterapia.

La maggior parte degli 89 pazienti inclusi nello studio ha tollerato il trattamento di associazione. Lo studio ha suggerito inoltre che, nell’arco di sei mesi, la variazione della funzionalità polmonare rispetto al basale è risultata minima, mentre i punteggi della qualità di vita non hanno subito alcun peggioramento nei pazienti che hanno portato a termine i 6 mesi del trattamento di associazione.

Il 16,9% dei pazienti ha manifestato almeno un evento avverso emerso durante il trattamento (TEAE) correlato al solo pirfenidone, mentre il 74,2% dei pazienti ha sviluppato almeno un TEAE che gli sperimentatori hanno attribuito al solo nintedanib. Va sottolineato che la somministrazione di pirfenidone in associazione a nintedanib per 24 settimane non ha evidenziato un profilo di sicurezza diverso da quello previsto per i singoli trattamenti in monoterapia.

A 24 settimane sono stati esaminati, quali importanti endpoint esplorativi dello studio, parametri di efficacia valutati durante la misurazione della funzionalità polmonare nell’IPF, come la variazione rispetto al basale di:

  • capacità vitale forzata (FVC),
  • capacità di diffusione polmonare del monossido di carbonio (DLco),
  • punteggio ottenuto nel questionario King’s Brief Interstitial Lung Disease (K-BILD).

I risultati avvalorano il profilo di efficacia noto di pirfenidone e suggeriscono parametri K-BILD stabili nel corso del tempo nei pazienti che portano a termine i 6 mesi del trattamento di associazione.

Analisi post-hoc su studi sperimentali di fase III aggregati su pirfenidone vs placebo

In una seconda nuova analisi post-hoc su studi sperimentali di fase III aggregati, i pazienti trattati con pirfenidone hanno evidenziato una riduzione del numero di eventi marcatori di progressione rispetto a quelli trattati con il placebo (188/624 versus 106/623, P < 0,0001).

Gli eventi marcatori di progressione sono stati definiti come segue:

  • riduzione relativa della FVC percentuale prevista ≥10%,
  • riduzione assoluta della distanza percorsa al test del cammino in 6 minuti (6MWD) ≥50 m,
  • ricovero in ospedale per cause respiratorie,
  • decesso per qualsiasi causa.

I pazienti trattati con pirfenidone hanno inoltre registrato una riduzione della mortalità dopo un evento marcatore di progressione rispetto a quelli trattati con il placebo (39/624 versus 13/623, P = 0,0002).

Questi dati avvalorano il proseguimento del trattamento con pirfenidone in caso di progressione della malattia.

Dati di sicurezza post-autorizzazione di pirfenidone a 2 anni

Al congresso dell’ERS è stato presentato anche un terzo studio che ha preso in considerazione dati di sicurezza post-autorizzazione nel contesto reale ricavati da oltre 1000 pazienti europei trattati con pirfenidone e sottoposti a follow-up fino a 2 anni.

I dati di questo studio nel contesto reale hanno evidenziato che la comparsa di reazioni avverse al farmaco (ADR) si è rivelata compatibile con il profilo di sicurezza noto di pirfenidone, senza che siano stati osservati nuovi segnali di sicurezza.

Fibrosi polmonare idiopatica

La fibrosi polmonare idiopatica (Idiopathic Pulmonary Fibrosis, IPF) è una malattia mortale provocata dalla formazione progressiva e irreversibile di tessuto cicatriziale (fibrosi) nei polmoni, che rende difficile respirare e impedisce a cuore, muscoli e organi vitali di ricevere abbastanza ossigeno per funzionare correttamente. La malattia può progredire rapidamente o lentamente, ma alla fine i polmoni si irrigidiscono e smettono di funzionare. Il rapido peggioramento dell’IPF è peggiore di quello della maggior parte dei tumori. In uno studio, solamente i pazienti con carcinoma polmonare o del pancreas hanno dimostrato una sopravvivenza peggiore.

Metà dei pazienti con IPF non sopravvive a tre anni dalla diagnosi. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni è di circa 20-30%.

Circa 100.000 persone negli Stati Uniti e 110.000 in Europa soffrono di IPF.

La causa è sconosciuta e non c’è alcuna cura risolutiva. Un numero limitato di pazienti con IPF si sottopone al trapianto di polmone. Inevitabilmente l’IPF comporta una riduzione del fiato e una distruzione dei tessuti polmonari sani.

L’IPF colpisce generalmente persone di età superiore a 45 anni e tende a svilupparsi più spesso negli uomini che nelle donne.

Pirfenidone

Pirfenidone è un farmaco orale approvato per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica e disponibile in oltre 40 Paesi in tutto il mondo. Sebbene il meccanismo d’azione di pirfenidone non sia stato ancora pienamente compreso, si ritiene che il farmaco interferisca con la produzione del fattore di crescita trasformante (TGF) beta, una piccola proteina presente nell’organismo coinvolta nelle modalità di proliferazione cellulare e cicatrizzazione (fibrosi), e del fattore di necrosi tumorale (TNF) alfa, un’altra piccola proteina implicata nell’infiammazione. Pirfenidone ha ottenuto la designazione di medicinale orfano ed è stato approvato in Europa nel 2011 per l’uso in pazienti adulti con IPF da lieve a moderata e negli Stati Uniti a ottobre 2014 in pazienti affetti da IPF.

Nel 2017, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato le compresse di pirfenidone da 801 mg e 267 mg come nuove opzioni di somministrazione del medicinale per il trattamento dell’IPF. Le nuove compresse da 801 mg, ora disponibili negli Stati Uniti, offrono alle persone affette da IPF un’opzione di mantenimento per l’assunzione di pirfenidone con un numero di pillole inferiore al giorno.

Pirfenidone è stato approvato per il trattamento dell’IPF sulla base del più ampio programma di studi clinici condotto finora, che ha incluso tre studi di fase III (ASCEND e CAPACITY 004 e 006), per un totale di 1247 pazienti.

Pirfenidone vanta un profilo di sicurezza consolidato. Gli eventi avversi più comuni sono rappresentati da:

  • affaticamento,
  • anoressia,
  • nausea,
  • diarrea,
  • dispepsia,
  • rash,
  • reazione di fotosensibilità.

Pirfenidone ha ricevuto l’approvazione condizionale per l’uso in pazienti con IPF nelle linee guida di trattamento di ATS/ERS (European Respiratory Society)/JRS (Japanese Respiratory Society)/ALAT (Latin American Thoracic Association) pubblicate nel luglio 2015. Il pirfenidone è commercializzato dal 2008 in Giappone e dal 2012 nella Corea del Sud da Shionogi & Co Ltd. Con differenti denominazioni commerciali, il pirfenidone è approvato per il trattamento dell’IPF anche in Cina, India, Argentina e Messico. Roche ha acquisito InterMune, e quindi pirfenidone, nel settembre 2014 e continua a espanderne l’accesso in un numero crescente di Paesi su scala internazionale.

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