Celgene Corporation e Acceleron Pharma hanno annunciato i risultati di uno studio pivotal di fase III (BELIEVE) per la valutazione della sicurezza ed efficacia di luspatercept nel trattamento dei pazienti adulti affetti da anemia associata alla beta talassemia che necessitano di trasfusioni periodiche di eritrociti (RBC).

Luspatercept per la beta talassemia
I dati pivotal della fase III dello studio BELIEVE dimostrano che il trattamento sperimentale con luspatercept per la beta talassemia negli adulti ha portato a una significativa riduzione del fabbisogno trasfusionale rispetto al placebo

I dati sono stati presentati da Maria Domenica Cappellini nel corso di una sessione orale al 60° meeting annuale dell’American Society of Hematology (ASH) a San Diego, California.

«Attualmente lo standard di cura per aiutare i pazienti beta talassemici a gestire l’anemia che li colpisce consiste in trasfusioni periodiche di eritrociti da effettuare per tutta la vita e che, nel tempo, possono comportare sovraccarico di ferro e comorbidità potenzialmente letali – spiega Maria Domenica Cappellini, professore ordinario di medicina interna presso l’Università degli Studi di Milano – Fondazione IRCCS. – Questi risultati dello studio BELIEVE suggeriscono che luspatercept possa aiutare i pazienti a ridurre la dipendenza dalle trasfusioni di eritrociti».

«I risultati dello studio BELIEVE dimostrano il potenziale di luspatercept nell’aiutare i pazienti adulti affetti da beta talassemia a gestire meglio l’anemia e a ridurre il fabbisogno trasfusionale – dichiara Alise Reicin, presidente del Global Clinical Development di Celgene. – Questi dati ci consentono anche di migliorare la nostra comprensione del profilo clinico di luspatercept e rappresenteranno la base di informazioni necessarie per portare avanti lo sviluppo di questa promettente terapia sperimentale».

«Questi risultati dello studio BELIEVE aumentano la fiducia che riponiamo in luspatercept, che potenzialmente può diventare una nuova e importante opzione terapeutica per i pazienti beta talassemici – spiega Habib Dable, presidente e Chief Executive Officer di Acceleron. – Il nostro obiettivo ora è collaborare con le autorità sanitarie per garantire l’accesso a luspatercept, nel minor tempo possibile, a questa popolazione di pazienti con bisogni clinici non adeguatamente soddisfatti».

Luspatercept

Luspatercept è il capostipite degli agenti di maturazione eritroide (EMA) che, si ritiene, regolano la maturazione degli eritrociti in fase avanzata.

Studi clinici di fase III hanno valutato la sicurezza e l’efficacia di luspatercept nei pazienti MDS (studio MEDALIST) e nei pazienti beta talassemici (studio BELIEVE). Attualmente sono in corso:

  • COMMANDS, uno studio di fase III nei pazienti MDS a basso rischio in prima linea,
  • BEYOND, uno studio di fase II nella beta talassemia non trasfusione-dipendente,
  • uno studio di fase II nella mielofibrosi. 

Luspatercept al momento non è approvato in nessun Paese e per nessuna indicazione.

Acceleron e Celgene sviluppano congiuntamente luspatercept nell’ambito di una collaborazione globale.

Le due società stanno programmando la presentazione di richieste di autorizzazione alle autorità regolatorie negli Stati Uniti e in Europa nella prima metà del 2019.

Lo studio BELIEVE su luspatercept per la beta talassemia

BELIEVE è uno studio di fase III multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, che mette a confronto luspatercept associato alla miglior terapia di supporto (BSC – Best Supportive Care) rispetto a placebo più BSC in pazienti adulti beta talassemici che necessitano di trasfusioni periodiche di RBC. L’età media dei pazienti era di 30 anni in entrambi i bracci di trattamento. 336 pazienti sono stati randomizzati 2:1 per ricevere luspatercept 1,0 mg/kg più BSC (224 pazienti) o placebo più BSC (112 pazienti) ogni 3 settimane, fino a un massimo di 48 settimane. I pazienti nel braccio trattato con luspatercept più BSC potevano essere trattatii con luspatercept fino a 1,25 mg/kg ogni 3 settimane.

La miglior terapia di supporto (BSC) è stata definita come una terapia a base di trasfusioni di RBC e di chelazione del ferro, per mantenere il livello di emoglobina rispetto albaseline di ciascun paziente. Il passaggio al gruppo di trattamento con luspatercept è stato autorizzato dopo l’unblinding e la valutazione da parte di un comitato indipendente per il monitoraggio della sicurezza dei dati; il follow-up dei pazienti trattati con luspatercept più BSC durerà fino a 3 anni. Lo studio è stato condotto presso 65 Centri di 15 Paesi.

Risultati dello studio BELIEVE su luspatercept per la beta talassemia

Lo studio BELIEVE ha soddisfatto l’endpoint primario della risposta eritroide, definita come riduzione di almeno il 33% del fabbisogno trasfusionale di RBC (con una riduzione di almeno 2 unità di RBC) nel corso delle settimane 13–24 rispetto al valore baseline riferito al fabbisogno trasfusionale nell’intervallo di 12 settimane precedente alla randomizzazione.

Lo studio comprendeva anche endpoint secondari per la valutazione dell’impatto del trattamento sul fabbisogno trasfusionale di RBC. La variazione media in termini di fabbisogno trasfusionale tra baseline e valore raggiunto nelle settimane 13-24 (luspatercept vs. placebo) è stata di -1,35 unità di RBC.

I tassi di risposta relativi alla riduzione del fabbisogno trasfusionale di RBC sono calcolati rispetto al baseline (che corrisponde alle 12 settimane precedenti la randomizzazione).

Sommario sulla sicurezza di BELIEVE (popolazione di sicurezza)

Gli eventi avversi di grado 3 o 4 registrati durante la terapia (TEAE) hanno riguardato il 29,1% (65/223) dei pazienti trattati con luspatercept e il 15,6% (17/109) dei pazienti trattati con placebo. Eventi avversi gravi sono stati riportati nel 15,2% (34/223) dei pazienti trattati con luspatercept e nel 5,5% (6/109) dei pazienti trattati con placebo. Un TEAE di colecistite acuta ha causato la morte di un paziente trattato con placebo (0,9%). Nessun paziente trattato con luspatercept è deceduto a seguito di TEAE.

Tutti i tipi di eventi tromboembolici, inclusi TVP, EP, trombosi venosa portale, ictus ischemico, tromboflebite e flebite superficiale sono stati riportati in 8 pazienti sui 223 (3,6%) trattati con luspatercept vs. 1 paziente sui 109 (0,9%) trattati con placebo.

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