Una ricerca dell’istituto GFK commissionata da Zambon rivela la percezione del dolore su un campione di 4.000 persone in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Russia.

Una fotografia di come la popolazione di diversi paesi affronta il dolore e ne viene impattata è stata scattata dall’Istituto di Ricerche GFK su commissione di Zambon, azienda impegnata anche nell’area terapeutica del dolore.

«Dalla ricerca emerge come il dolore venga considerato uno stato di sospensione dalla vita quotidiana e come in molti casi sia vissuto come una sorta di limbo in cui regnano apatia, fatica e tendenza all’isolamento. Per questo abbiamo studiato prodotti come Spididol, farmaco del portfolio antidolorifici, che grazie alla formulazione esclusiva a base di ibuprofene e sale di arginina, è in grado di garantire al contempo efficacia e sicurezza – afferma Bernard Kilbane, Global Marketing di Zambon – Inoltre, è evidente come le esigenze dei pazienti che provano dolore siano simili in Europa, un dato che ci porta a realizzare campagne di comunicazione dal concept comune. In paesi come la Cina, invece, gli studi indicano come siano i millennial, che vivono all’occidentale, ad avere un approccio che mira a eliminare il dolore nel più breve tempo possibile, in virtù di uno stile di vita dal ritmo molto diverso dal resto della popolazione: questo rende necessario creare delle campagne ad hoc per quel mercato. È una strategia che fa parte della nostra vision “Innovating cure and care to make patients’ lives better”».

Dallo studio emergono interessanti differenze sulla percezione del dolore nelle diverse nazioni, a fronte di molti punti in comune, primo fra tutti il desiderio di superare il dolore e di tornare nelle condizioni psico-fisiche ottimali.

Frequenza e intensità del dolore, elementi comuni tra i paesi

Nei paesi analizzati la sofferenza (soprattutto osseo-muscolare e mal di testa) è un fenomeno molto diffuso: l’80% circa della popolazione europea intervistata ha subito almeno un episodio nell’ultimo anno. Una percentuale pari al 90% circa posiziona italiani e russi come i più “sofferenti” del continente, superando di 10 punti percentuali la media.

Oltre a essere molto diffuso, il dolore è un evento abbastanza frequente: si manifesta con una ricorrenza di circa 9 episodi l’anno e fra questi 2 su 3 sono definiti dagli intervistati di media/forte intensità, con percentuali simili in ogni paese.

Il dolore è più comune tra gli uomini o le donne? Sono le donne a dichiarare di soffrire più frequentemente, con percentuali omogenee nei diversi paesi: 93% russe, 91% italiane e portoghesi, 89% spagnole, 81% francesi.

L’avanzare dell’età coincide con un aumento dell’intensità del dolore. Nella fascia matura, infatti, si manifesta in modo più intenso: le donne e gli uomini francesi over 50 hanno dichiarato che l’81% degli episodi sofferti nell’ultimo anno è stato di media o forte intensità contro il 70% degli italiani, il 68% dei portoghesi e il 71% degli spagnoli. Fanno eccezione i russi, dove non si riscontrano particolari differenze per età in questo ambito.

In Italia il dolore osseo-muscolare è la tipologia più frequente (60% ne ha sofferto nell’ultimo anno) e in particolare sono gli uomini (67%) e gli over 50 a patirlo maggiormente. Nel resto d’Europa, queste percentuali risultano omogenee, a conferma di una discreta linearità di base nel continente.

La seconda tipologia di dolore più diffusa nel nostro paese è il mal di testa (54%) che affligge specularmente l’altra metà del cielo, ossia le donne (62%) e i più giovani (65% di chi ha fino 49 anni), con alcune differenze tra i vari paesi.

In particolare, alla domanda “qual è il dolore più grande sofferto nell’ultimo anno” gli europei intervistati rispondono all’unisono: i dolori alla schiena (lombosciatalgia, ernia, sciatalgia etc.), seppur con percentuali variabili dal 10% dei russi al 27% dei portoghesi, con in mezzo italiani (17%), francesi (22%), spagnoli (20%).

Gli effetti del dolore, differenze tra paesi: percezione e comportamento

L’ampia incidenza del livello di media-forte intensità del dolore ha effetti importanti sul modo di essere della popolazione e con marcate differenze tra i paesi della ricerca: spesso, infatti, un dolore percepito come medio/forte influisce sul comportamento, in quanto circa la metà degli intervistati dichiara di «subire una trasformazione», diventando insofferente e intollerante verso tutto e tutti, arrivando a vere e proprie forme di isolamento.

Se in Russia in questo tipo di reazione si ritrovano ben i 2/3 degli intervistati (63%) all’opposto in Spagna solo 1/3 (35%), dato che posiziona gli spagnoli come i più stoici. In mezzo ci sono gli italiani che in oltre metà dei casi si sentono “trasformati” (52%), similmente a francesi e portoghesi (48%).

Interessante, inoltre, il dato sulla fascia di età che sente di più questi effetti sul proprio modo di essere: dalla ricerca emerge che sono soprattutto i giovani/adulti (18-34 anni) nei vari paesi a «trasformarsi» diventando insofferenti e tendendo a isolarsi (69% dei russi, 66% francesi, 64% degli italiani, 56% portoghesi e 43% spagnoli), mentre è la fascia più «anziana» (oltre i 64 anni) a resistere meglio al dolore.

Ma gli effetti del dolore di intensità medio-forte hanno anche un concreto impatto sulla vita di tutti i giorni: perdita di concentrazione, difficoltà nelle attività quotidiane e lavorative o anche solo nella relazione con gli altri. Ancora una volta i dati confermano gli spagnoli sul podio dello stoicismo: meno della metà (solo il 41%) riconosce questo grande impatto negativo sulla propria quotidianità, esattamente all’opposto dei russi che addirittura nel 3/4 dei casi (74%) si ritrovano “annullati” dal dolore in almeno un aspetto della vita di tutti i giorni.

E gli italiani? Ben due terzi dei nostri connazionali (66%) non riescono ad affrontare almeno un’attività tra quelle abituali.

In ogni paese, ancora una volta, a risentire di tale situazione sono maggiormente le donne e i più giovani (18-24 anni), mentre gli effetti sono inferiori sui più «anziani» (over 64 anni).

Italiani: paura della malattia e fiducia negli esperti

Nella ambito della ricerca GFK commissionata da Zambon, emerge una particolarità relativa al nostro paese: oltre 1/3 degli italiani si preoccupa subito di avere “qualche malattia”. È una percentuale molto più alta rispetto a spagnoli, francesi e portoghesi e inferiore solo ai russi.

La reazione più distintiva, tuttavia, è quella che porta l’italiano nello studio medico e in farmacia. Appena si manifesta un dolore moderato o severo, ben il 63% degli intervistati si rivolge a un esperto di fiducia: in particolare il 52% al medico e il 34% al farmacista, tutte percentuali superiori rispetto a quelle degli altri paesi.

Chi tende a rivolgersi agli esperti è soprattutto l’uomo: le donne, infatti si mostrano più autonome cercando di risolvere il problema da sole prima di ricorrere a un esperto nel 70% dei casi (contro un 56% dei maschi).

Una volta giunti a colloquio con l’esperto, però, le difficoltà non sono finite: la metà degli italiani (49%) ammette che non è facile individuare precisamente la sede del dolore, poiché tutto il corpo ne risente, rendendo difficile capirne l’origine. Inoltre, il 62% dichiara di avere difficoltà nel trasferire al medico o al farmacista l’intensità del dolore che provano, la sua tipologia (60%) e la sua localizzazione (53%).

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