L’interesse per gli integratori alimentari è in continua crescita e il settore gode di ottima salute e guarda al futuro. Ad affermarlo sono i dati della IV Indagine di settore condotta dal Centro Studi FederSalus. Ma quali sono i fattori che rendono così dinamico il settore degli integratori alimentari?

IV Indagine del settore integratori alimentari Centro Studi Federsalus
IV indagine di settore del Centro Studi Federsalus: investimenti ed export in crescita

 

L’Italia si conferma nuovamente il principale mercato degli integratori alimentari in Europa per dimensione e crescita (23%) seguito da Germania (13%) Francia (9%) e UK (8%). Con 3,3 miliardi di euro e un trend positivo di +5%, lievemente in flessione rispetto all’anno precedente (+6,7%) è un mercato che ha iniziato la sua fase di maturità. 

Lo scorso anno sono state vendute 226 milioni di confezioni di integratori, che corrispondono a 7 confezioni pro-capite. Ognuno ha comprato almeno due integratori diversi.

Benché la crescita riguardi tutte le categorie di integratori, secondo i dati del Centro Studi Federsalus, sono 5 i principali driver: i probiotici, gli integratori minerali, i regolatori del colesterolo, gli integratori per il sistema urinario e i multivitaminici. Da sottolineare l’impennata (+19%) registrata dagli integratori antiacido e per il bruciore di stomaco.

La filiera italiana degli integratori alimentari gode di ottima salute

Made in Italy

La filiera dell’integratore alimentare è composta da produttori di materie prime, aziende di produzione in conto terzi e aziende a marchio proprio sul mercato di consumo.

“Un ruolo importante è svolto dal contract manufacturing (81%), modello di produzione prevalente, fiore all’occhiello del made in Italy, utilizzato in Italia da importantissime multinazionali farmaceutiche, come ulteriore prova della qualità produttiva”, Marco Fiorani, presidente Federsalus.

La produzione è realizzata in Italia nel 73% delle aziende che hanno risposto all’indagine.

Il comparto si mostra molto dinamico, con un fatturato industriale in crescita per oltre 2/3 delle aziende (68%). Complessivamente nel 2018 il fatturato industriale ha raggiunto i 1,33 miliardi di euro, ed è aumentato + 12% rispetto all’anno precedente, grazie anche all’aumento delle quota export.

In aumento anche l’occupazione (+7% dal 2014), positiva per la quasi totalità delle aziende che hanno aumentato o mantenuto l’occupazione negli ultimi 5 anni.

Innovazione, motore del dinamismo

“E’ un comparto che crede molto nell’innovazione”, ha commentato Marco Fiorani,  d’altronde il 91% della crescita di valore degli integratori è legata a nuovi lanci (136 milioni di euro).

Le aziende investono tanto, circa l’11% del fatturato, secondo i dati del Centro Studi FederSalus, soprattutto in impianti e nuovi macchinari, in ricerca e sviluppo, formazione, nuove tecnologie e anche e-commerce, che complessivamente rappresentano il 72% degli investimenti.

Impianti, R&D e formazione sono gli ambiti in cui le aziende di integratori alimentari investono maggiormente (IV Indagine di settore, Centro Studi Federsalus)

Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, la maggior parte delle aziende si affida ad autofinanziamento (68%), credito bancario (65%) e reinvestimento utili (40%)- “E’ un segno di solidità economica delle aziende del settore”, ha commentato Marco Fiorani.

Fonti finanziamento per investimenti IV indagine settore integratori alimentari Centro Studi Federsalus Tiziana Azzani

Le aziende sono molto reattive alle misure di incentivo per lo sviluppo. La percentuale delle aziende del settore integratori che ha fatto ricorso agli incentivi pubblici del Piano Nazionale Industria 4.0 per la competitività delle imprese italiane si avvicina a quella del cluster nazionale delle aziende a Media Tecnologia (41% rispetto al 48%). Il 24% ha fatto ricorso al patent box, ovvero al regime fiscale agevolato per redditi da brevetti, nonostante le difficoltà.

“Auspichiamo la semplificazione delle procedure di accesso al beneficio per le PMI, già sollecitata dal Garante per le Micro-PMI”, ha sottolineato marco fiorani, federsalus.

Internazionalizzazione, c’è ancora molto da fare

I dati dell’indagine confermano il trend di crescita della attività estere, con il 22% delle aziende che esporta oltre ¼ del fatturato.

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, benché l’interesse sia alto, i margini di miglioramento appaiono ampi, dal momento che per oltre la metà delle aziende intervistate (53%) la quota del fatturato estero sul totale non raggiunge il 25% ed è inferiore alla media nazionale (rapporto export/PIL italiano 32,6%). Inoltre,  un quarto delle aziende non esporta.

Export integratori alimentari ecco i Paesi- IV indagine Centro Studi Federsalus
Export fuori dall’Europa, i prossimo obiettivo delle aziende di integratori alimentari (IV Indagine di settore del Centro Studi Federsalus)

Destinatari dell’esportazione al momento sono i principali Paesi comunitari, sono Spagna, Grecia, Francia e Polonia, ma le continue difficoltà nell’armonizzazione dei sistemi contribuiscono a spostare l’attenzione verso Paesi extracomunitari, soprattutto asiatici (Russia, Cina e Corea del Sud), nei quali sta rapidamente crescendo la capacità di spesa.

“L’internazionalizzazione è il volando della crescita dell’economia italiana- ha commentato Carlo Marina, (direzione politiche di internazionalizzazione e promozione degli scambi, Ministero dello sviluppo economico)”.

E le aziende che esportano sono quelle che hanno le migliori performance, in termini di dinamiche di investimento (+ 65%), di occupazione (+61%) e fatturato (+75%).

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