Una certa mancanza di trasparenza rimarrebbe ancora il tallone d’Achille delle partnership tra il sistema sanitario britannico NHS e le aziende farmaceutiche, secondo un inchiesta da poco pubblicata sul British Medical Journal (Bmj) e firmata dall’editor Tom Moberly. La rivista, in collaborazione con alcuni ricercatori universitari,  ha richiesto a 194 enti inglesi per le cure acute i dati relativi ai “joint working arrangements” (Jwa) per gli anni 2016 e 2017, una forma di collaborazione con le aziende farmaceutiche istituita in Gran Bretagna nel 2006. I Jwa si riferiscono a iniziative che vedono investimenti congiunti tra l’Nhs e le aziende e dovrebbero rispondere a criteri di trasparenza, secondo le linee guida del 2008 e il tool kit pubblicato nel 2010 da Nhs e Abpi (la locale associazione dell’industria farmaceutica). La richiesta d’informazioni è stata avanzata nell’ambito di quanto stabilito dal “freedom of information request” (Foi).

I dati dell’indagine

Tutti i trust contattati hanno risposto alla rivista inglese, ma in 35 casi (18%) si sono rifiutati di rilasciare le informazioni richieste, nonostante la trasparenza sia uno degli elementi sottolineati dalle linee guida per la gestione dei Jwa. I dati ricevuti sono stati quindi comparati a quelli disponibili nella banca dati  Disclosure UK che raccoglie le dichiarazioni delle aziende farmaceutiche, e con quelli disponibili sui loro siti internet.

Il 7% (13) dei trust coinvolti, indica l’articolo, avrebbe dichiarato di non aver tenuto una registrazione centrale degli accordi e quindi si è detto non in grado di fornire le informazioni richieste. A questi si aggiungono dodici enti (6%) che hanno replicato che fornire le informazioni avrebbe costituito un pregiudizio ai loro interessi commerciali, altri otto (4%) hanno detto che il tempo richiesto per trovare i dati sarebbe andato oltre i limiti della richiesta Foi, e due (1%) hanno indicato motivi di confidenzialità per non rilasciare le informazioni. Trentanove trust, inoltre, hanno dichiarato di non avere stipulato Jwa, mentre l’indagine di Bmj avrebbe trovato indicazioni di accordi di collaborazione essi riferibili nella banca dati Disclosure UK, per un totale di 2,6 milioni di sterline. Secondo gli autori, inoltre,  le informazioni ricevute sono spesso risultate inaccurate o contraddittorie.

Gli investimenti in joint working arrangements fatti dalle aziende del farmaco ammontavano rispettivamente a 3 milioni di sterline per il 2016 e 4,7 milioni per il 2017. Investimenti che avrebbero lo scopo principale di accelerare la diffusione dei nuovi trattamenti tra i pazienti, mentre secondo Bmj molti dei 93 progetti considerati sarebbero stati mirati in modo specifico ad aumentare l’uso di prodotti della società finanziatrice.

Le critiche di Bmj

La critica avanzata nell’articolo è che i joint working arrangements possano in realtà nascondere un sottofinanziamento del sistema sanitario, e che le partnership con le aziende possa influenzare le decisioni cliniche del medici. Sarebbe non etico, inoltre, non rendere disponibili al  pubblico i dettagli degli accordi. Dei 93 progetti analizzati da Bmj, 73 hanno riguardato il trattamento dei pazienti e la prescrizione di trattamenti aggiuntivi o alternativi, ove appropriato, tipicamente all’interno dello sviluppo di registri di pazienti o della creazione di nuove cliniche per la review dei trattamenti.

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