Il messaggio dell’annuale rapporto 2019 State of the Discovery Nation, da poco pubblicato dalla britannica BioIndustry Association in collaborazione con l’acceleratore Medicines Discovery Catapult, è molto chiaro: puntare sull’innovazione d’avanguardia nel campo dell’intelligenza artificiale e dei modelli cellulari complessi è l’elemento chiave su cui puntare per assicurare il mantenimento della competitività del Regno Unito negli scenari globali della scoperta di nuovi medicinali. Non solo: servizi e distribuzione andranno sempre più ad affiancare  le più tradizionali attività di R&D, completando il quadro di un settore strategico per l’economia britannica.

I campi tecnologici su cui puntare

L’intelligenza artificiale si conferma al centro dei nuovi modelli di scoperta e sviluppo dei nuovi farmaci, con il 90% delle aziende di discovery che hanno indicato bisogni nel campo dell’AI. Secondo i dati del rapporto, attualmente il 75% degli investimenti andrebbe a favore dell’accesso ai dati, della cura e del data labelling. Nonostante gli investimenti continuino a crescere, BIA e Catapult segnalano come le aziende inizino a richiedere anche analisi comparative di benchmark tra i diversi sistemi d’intelligenza artificiale. Le grandi aziende puntano a stringere accordi di partnership, mentre le piccole sono più propense a cedere i propri asset.

Altrettanto importante per il futuro delle biotech inglesi potrebbero essere i modelli cellulari complessi (CCM), un trend in crescita per il momento ancora applicato solo in piccola scala e a livello sperimentale, ma che secondo il rapporto potrebbe aiutare prevedere i risultati che ci si può aspettare in fase clinica sulla base di quelli ottenuti nella ricerca pre-clinica. L’aspettativa, infatti, è che in futuro i modelli cellulari complessi possano andare a rimpiazzare le tradizionali colture cellulari 2D e i test sugli animali. Il rapporto segnala in particolare la richiesta da parte delle aziende di una validazione dei modelli CCM, e la necessità di un maggior coinvolgimento anche degli enti regolatori al fine di velocizzarne lo sviluppo. Le priorità più impellenti riguardano il miglioramento della riproducibilità di questi metodi e lo sviluppo di dati per la validazione.

PMI, tra servizi e distribuzione

Mentre rimane ancora tutto da chiarire il destino della Gran Bretagna in seno all’Unione Europea, quello che è certo è che il paese intende comunque continuare a investire per affermarsi come leader nel campo delle scienze della vita. Settore che nel 2015 hanno contributo con 30,4 miliardi di sterline (€ 33,9 mld) al Pil del Regno Unito, a cui ha versato £8,6 mld (€ 7,5 mld) di tasse; i posti di lavoro del settore erano oltre 480 mila.

L’obiettivo di crescita non è limitato, spiega il rapporto, solo alla tradizionale ricerca e sviluppo, ma anche ai settori emergenti dei servizi e della catena di fornitura, che contano insieme l’80% delle piccole e medie imprese britanniche (circa 1200 in totale, per il 90% della forza lavoro) impegnate nel campo della discovery di nuovi medicinali. A questa categoria appartengono le contract research organisations (Cro), i servizi di consulenza, quelli di laboratorio e quelli che forniscono accesso alle tecnologie più d’avanguardia.

Sono state 47 le nuove aziende create nel Regno Unito nei due anni 2016-17 nel settore biopharma, che ha visto aumentare il suo turnover di 3,3 miliardi di sterline. Solo il 20% delle imprese del settore (circa trecento) sono impegnate in modo diretto nel campo dello sviluppo farmaceutico, per lo più (70%) in campo anti-tumorale, della lotta alle infezioni e della ricerca sul sistema nervoso centrale.

Come tutte le Pmi, anche quelle britanniche sono caratterizzate dalle piccole dimensioni: secondo il rapporto, il 60% contano meno di cinque dipendenti, e l’80% meno di venti. Le previsioni al 2025 sono molto positive, con una crescita stimata di circa 33 mila posti di lavoro nel settore biotech e una cinquantina di aziende attive nel settore critico dello sviluppo clinico di fase precoce.

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