L’Italia, al ventitreesimo posto mondiale per numero di popolazione e all’ottavo per Gdp, si colloca al settimo posto delle classifiche per numero di pubblicazioni scientifiche, e all’ottavo per numero di articoli che ricadono nel top 1% di citazioni (11° rispetto all’impatto delle stesse e sesto posto per numero complessivo di citazioni). La classifica continua ad essere guidata dagli Stati Uniti, davanti a Cina e Regno Unito. I dati provengono dal rapporto “Dynamics of scientific production in the world, in Europe and in France, 2000-2016“, pubblicato da Hcéres, l’alto organismo francese per la valutazione della ricerca e dell’educazione superiore. Secondo l’osservatorio, i dati del rapporto trovano applicazione sia nella valutazione dei ranking delle università sulla base delle performance della loro ricerca, sia nella stesura di classifiche basate su indicatori compositi volti a misurare l’innovazione.

L’Italia rimane stabile per numero di pubblicazioni

Le pubblicazioni scientifiche sono state 1,9 milioni nel 2016, oltre 2,3 volte quelle del 2000; un trend attribuito dagli autori del rapporto soprattutto al proliferare di nuove riviste scientifiche recensite nelle banche dati. Oltre a Stati Uniti e UK, anche la Germania (4°) e l’Italia hanno confermato la propria posizione dopo tre lustri; in forte crescita le pubblicazioni provenienti dai paesi emergenti, con la Cina risalita di sei posizioni (è seconda), come pure l’India (che si colloca davanti all’Italia), la Corea del Sud (dal 14° al 9° posto) e l’Iran (dal 20° al 16° posto). In arretramento sono invece risultati essere la Francia (dal 5° all’8° posto, dietro l’Italia), il Giappone (dal 2° al 5°), il Canada (dal 6° al 10°) e la Russia (dal 9° al 14°).

Nel 2016 l’Europa è stata la principale produttrice di pubblicazioni scientifiche (28,1%), molto avanti rispetto a Stati Uniti (19,3%) e Cina (17,7%); gli Stati Uniti, tuttavia, guidano la classifica degli articoli più citati. È cresciuto, in termini generali e con impatti diversi a seconda dei paesi considerati, anche il numero di co-pubblicazioni internazionali (complessivamente quadruplicato nel periodo 2000-2016), che hanno un maggiore impatto rispetto a quelle realizzate a livello di singola nazione. A questo riguardo, ha anche importanza la possibilità di accedere a infrastrutture comuni per la ricerca, come per esempio il Cern in Europa. Il numero medio di autori per le co-pubblicazioni in campo medico è sei.

L’attrattività per i premi Nobel

L’indagine dell’osservatorio francese ha riguardato anche la mobilità dei ricercatori premiati con il premio Nobel. Gli Stati Uniti si confermano il paese più attrattivo sia per quanto riguarda lo svolgimento degli studi di PhD di chi ha poi ricevuto l’importante riconoscimento, sia come sede per le loro ricerche sia prima che dopo l’ottenimento del premio. La Gran Bretagna si colloca al secondo posto per vincitori del premio Nobel a partire dal 1994, seguita da Giappone e Francia. Stati Uniti e UK mantengono anche la leadership nella classifica dei premi Nobel per numero di ricercatori, all’interno della quale si segnalano anche paesi di dimensioni molto più ridotte come la Svizzera, la Norvegia, Israele, l’Olanda e la Svezia.

Il rapporto esamina anche i casi particolari della Corea del Sud, paese altamente tecnologico ma che, a causa della sua piccola popolazione farebbe fatica a far emergere scienziati di grande rilievo, e soprattutto della Cina. Quest’ultima ha finora fatto segnare un solo premio Nobel; gli esperti di Hcéres attribuiscono questi numeri ancora piccoli rispetto alla potenza scientifica del paese a un livello qualitativo delle ricerche ancora in fase di consolidamento e al fatto che i vincitori del Nobel siano spesso scienziati anziani, e che quindi la Cina non disponga ancora di un numero significativo di possibili candidati visto il suo recente affermarsi in campo scientifico e tecnologico.

Pubblicazioni scientifiche vs potenza economica

Lo studio francese conferma che i paesi principali potenze economiche sono anche leader nella produzione scientifica. Da questo punto di vista, l’Italia, insieme al Regno Unito, è tra i paesi avanzati che investono meno in ricerca accademica, ma nonostante ciò è riuscita a mantenere la sua posizione nel ranking mondiale.

L’Europa ha un andamento più omogeneo dei settori di specializzazione rispetto agli altri grandi blocchi geografici, con prevalenza per le scienze umane e sociali, come si evince dalla figura seguente.

Le scienze mediche si confermano leader nella produzione scientifica in tutto l’arco di tempo considerato dal rapporto Hcéres, mentre la biologia di base è scesa dal secondo posto del 2000 al quarto del 2016, a favore di ingegneria e chimica.

L’impatto della Cina

Il gigante cinese si è affacciato piuttosto di recente alla comunità scientifica globale, ed ha già conquistato il secondo posto per numero di pubblicazioni. Da metà degli anni 2000, inoltre, i ricercatori cinesi si sono più nettamente indirizzati a pubblicare i loro risultati in riviste edite in lingua inglese. Nel periodo considerato dal rapporto, la Cina ha aumentato di sette volte il numero di pubblicazioni che ricadono nell’1% più citato.

Il rapporto Hcéres sottolinea come l’impatto degli articoli made in China si sia fatto sentire in modo particolare nei settori della chimica e dell’ingegneria. In un’ipotetico mondo privato della Cina, la Francia risulterebbe maggiormente specializzata in campo chimico e gli Stati Uniti meno specializzati in campo medico.

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