Con il via libera al decreto da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza, giunto a metà aprile, si potrebbe aprire una nuova era per la cura degli amici animali, che potrebbero venire trattati anche ricorrendo a farmaci approvati per uso umano. Non mancano però le critiche da parte degli stessi medici veterinari, e anche la Commissione UE potrebbe chiedere chiarimenti al governo sulla portata dell’iniziativa.

La stima del ministero è che la nuova misura possa toccare circa il 40% delle famiglie italiane che possiedono un animale da compagnia, oltre che i canili, gattili e le altre strutture che si prendono cura degli animali, che potranno così veder ridotta fino al 90% la spesa per i farmaci per alcune patologie veterinarie. 

I requisiti per la prescrizione

Il medico veterinario potrà prescrivere il medicinale umano a condizione che esso contenga il medesimo principio attivo del medicinale veterinario. “Prendersi cura sempre meglio della salute degli animali da compagnia, non è solo un gesto d’affetto e di riconoscenza. Significa garantire una importante funzione relazionale e sociale che gli animali svolgono verso gli umani e tutelare la salute seguendo l’ottica One Health, un approccio che tiene insieme il nostro benessere, quello degli animali e quello dell’ambiente” ha commentato il ministro Speranza.

La possibilità di prescrizione di medicinali umani da parte dei medici veterinari era una richiesta sollevata da molte parti fin dal 2006, e basata sull’assunzione che i prezzi elevati di molti farmaci veterinari potrebbero essere una delle cause alla base dell’abbandono di molti animali. 

Le reazioni dei veterinari

La Federazione nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani (FNOVI) ha risposto all’annuncio del nuovo decreto con un comunicato in cui sottolinea di non essere stata consultata prima della scelta del governo. I veterinari, si legge nella nota, sono consapevoli dei costi eccessivi dei medicinali per gli animali rispetto a quelli per uso umano, in modo particolare per quanto riguarda il trattamento delle patologie croniche. “Riteniamo che debba essere seguito un percorso ‘virtuoso’, che interessi l’intera filiera del farmaco dalla sua produzione: non un semplice escamotage sulla prescrizione da parte del medico veterinario, che resta l’unico responsabile della scelta e prescrizione del farmaco”, scrive la Federazione, secondo cui la possibilità di prescrivere farmaci destinati in prima istanza all’uomo potrebbe rappresentare una limitazione per l’indipendenza prescrittiva del medico veterinario.

Un’alternativa ci sarebbe per ridurre l’impatto economico per le famiglie, è il suggerimento di FNOVI: ridurre l’aliquota IVA che grava sui medicinali veterinari, oggi pari al 22%, fatto che li equipara a beni di lusso. 

Con una seconda nota, FNOVI sottolinea anche come il testo del decreto non sia stato ancora reso pubblico, e quindi non sia possibile valutare con precisione le modalità operative a cui saranno chiamati i veterinari, che sono invitati dalla Federazione ad aspettare l’approvazione definitiva e la pubblicazione del decreto prima di agire nel concreto.

Il 12 aprile anche il Commissario europeo alla Salute, Stella Kyriakides, aveva risposto a un’interrogazione sottolineando come “l’unica giustificazione che consente a un veterinario di prescrivere un medicinale autorizzato per uso umano è la mancanza di un medicinale veterinario idoneo. Il costo di un medicinale veterinario non sarebbe pertanto una giustificazione accettabile”. Kyriakides si è anche detta non conoscenza della legge n. 178 del 30 dicembre 2020 (legge di Bilancio 2020), riservando alla Commissione di approfondire i nuovi termini legislativi con il governo italiano.

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