La mortalità in ventidue paesi nel periodo gennaio-agosto 2020 (corrispondente alla prima ondata pandemica) rispetto a quella dei cinque anni precedenti è stata al centro di uno studio che ha visto impegnate istituzioni di ventisette paesi riunite nel consorzio globale C-MOR, tra cui l’Università di Perugia per l’Italia (ha partecipato anche lo European Commission Joint Research Centre di Ispra).

I dati indicano che sette paesi (Brasile, Francia, Italia, Spagna, Svezia, Stati Uniti e Regno Unito, quest’ultimo considerato diviso nello studio in Inghilterra, Nord Irlanda, Scozia e Galles) hanno patito un aumento della mortalità per tutte le cause di morte nel corso dei primi otto mesi del 2020, altri non hanno mostrato cambiamenti significativi, ed in alcuni casi (Australia, Danimarca e Georgia) si è registrata anche una diminuzione della mortalità in eccesso. Lo studio è stato guidato dall’università cipriota di Nicosia ed è stato pubblicato sull’International Journal of Epidemiology. Sono in corso di analisi anche i dati riferiti all’intero 2020.

I dati principali

Inghilterra e Galles hanno fatto segnare il più alto acceso di mortalità rispetto alla media dei cinque anni precedenti (+102,8) e la più alta mortalità Covid-19 (+89,4). L’Italia si è collocata al decimo posto per aumento dei decessi vs il quinquennio 2015-2019 (+18,9) e al quinto posto per mortalità Covid-19 (dietro a Inghilterra e Galles, Scozia, Spagna e Brasile).

Per sei dei paesi partecipanti (Capo Verde, Cipro, Georgia, Irlanda, Slovenia, Ucraina), lo studio ha rappresentato la prima occasione per fare un bilancio sull’eccesso di mortalità conseguito alla pandemia da Covid-19. Lo studio rappresenta uno degli esempi più ampi di analisi dei dati di mortalità basati prevalentemente su fonti nazionali e primarie. “Mentre ci confrontiamo con questa pandemia politicizzata, il consorzio sta attivamente raccogliendo dati di sorveglianza accurati e puntuali. Non solo continueremo a monitorare le morti in eccesso, ma inizieremo anche a studiare l’onere della morbidità da Covid-19. Queste analisi ci permetteranno di capire meglio e minimizzare gli effetti multidimensionali del virus sulla salute”, ha commentato Christiana Demetriou, Assistant professor  di epidemiologia e Salute pubblica della UNIC Medical School.

Per ogni paese che ha preso parte alla ricerca, i dati riferiti alla mortalità per tutte le cause sono stati valutati su base settimanale o mensile, prendendo come valori base quelli fatti registrare nel quinquennio 2015-2019. Più in particolare, la differenza nel numero dei decessi nel 2020 è stata paragonata sia rispetto alla media per il periodo di riferimento, sia rispetto al numero atteso di morti per lo stesso periodo. 

Tra i paesi che hanno mostrato mortalità in eccesso più elevata figura il Regno Unito, e più in particolare Inghilterra e Galles (oltre 53mila decessi in eccesso, rispetto ai quasi 4mila della Scozia e agli ottocento dell’Irlanda del Nord). 

Lo studio ha anche preso in considerazione il numero delle morti suddivise per sesso della persona deceduta. Anche in questo caso i dati mostrano variabilità tra i diversi paesi; in Israele e Ucraina, ad esempio, i casi di decesso hanno riguardato soprattutto uomini, mentre in Irlanda le donne sono risultate più colpite. I ricercatori sottolineano comunque come siano necessarie ulteriori indagini per meglio comprendere le ragioni alla base di questa variabilità.

Sul piano delle contromisure contro il diffondersi dell’agente epidemico, i risultati mostrano che i paesi che più hanno limitato o tardato a mettere in atto le misure di controllo sono stati quelli che hanno fatto registrare gli eccessi di mortalità più elevati. 

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