Le criticità nella gestione dei pazienti diabetici emerse durante gli ultimi due anni di forte messa alla prova del Servizio sanitario nazionale (Ssn) hanno portato le due principali società scientifiche attive nel settore – l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) – a pubblicare congiuntamente un position paper per proporre la messa a punto di un nuovo modello di assistenza grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Secondo il documento, andrebbe ripensato completamente ripensato il rapporto tra assistito e territorio, con l’obiettivo di renderlo più sinergico con i servizi attualmente offerti dai centri diabetologici multi-professionali e di garantire una maggiore integrazione tra le strutture diabetologiche e la medicina del territorio. In assenza di ciò, sottolineano le due società scientifiche, gli esiti per la salute dei pazienti diabetici potrebbero peggiorare, con comparsa più frequente di complicanze. Attualmente, secondo il documento, solo il 30% delle persone diabetiche riceve assistenza specialistica, e solo una parte minoritaria di chi accede alle strutture specializzate riceve anche consulenza sulla dieta ed ha accesso a percorsi di educazione terapeutica. Permane una certa frammentazione dell’accesso all’assistenza specialistica sia tra le regioni che all’interno delle stesse, anche a causa di una certa carenza di personale nelle strutture o di team multi-specialistici.

Sette punti per potenziare la diabetologia sul territorio 

La proposta avanzata dal position paper è, quindi, quella di rivedere il ruolo del diabetologo all’interno della Missione 6 del PNRR, dedicata alla Salute e più in particolare alla riorganizzazione della rete di assistenza ospedaliera e territoriale. Secondo AMD e SID, l’obiettivo dovrebbe essere il potenziamento e rafforzamento dell’offerta di salute dedicata alla cronicità, prendendo come modello la malattia diabetica.

A tal fine, il documento individua sette azioni chiave, a partire dal potenziare la rete diabetologica basandola su centri multi-professionali ospedalieri o territoriali, con inserimento al loro interno anche dei professionisti che operano attualmente in modo isolato. In questo modo, la nuova rete potrebbe comprendere circa 350-400 centri, con un bacino di utenza per ciascuno di circa 15 mila persone. 

Attenzione e fondi dovrebbero anche essere dedicati ad aumentare il numero di addetti specializzati, con previsione di giungere a una situazione che veda la presenza di almeno un medico diabetologo e un infermiere ogni mille pazienti, per un totale di 4 mila specialisti e altrettanti infermieri. Secondo il position paper, sarebbe anche necessario prevedere la presenza di almeno 800 dietisti, 400 psicologi e altrettanti podologi.

Dovrebbe anche essere potenziata la sinergia tra gli specialisti endocrinologi/diabetologi e medici di medicina generale, ad esempio prevedendo la collaborazione di membri del team diabetologico presso le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e le RSA. Non può mancare l’indicazione di aumentare i percorsi di digitalizzazione per attività quali teleconsulti, teleassistenza, educazione terapeutica via web, condivisione di dati clinici, ecc., e l’attenzione a rafforzare le funzioni e la professionalità del diabetologo nel suo ruolo di coordinatore dell’intero percorso di cura, grazie a una formazione specifica dedicata alle competenze manageriali.

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