IFPMA, la Federazione internazionale che raggruppa le associazioni dell’industria biofarmaceutica innovativa, ha pubblicato sul suo sito un comunicato di commento alla proposta di “compromesso Quad” sulle deroghe alla proprietà intellettuale per i vaccini Covid-19 risultante dalle discussioni che hanno visti impegnati Unione europea, Stati Uniti, India e Sud Africa.

IFPMA ritiene che il compromesso, che semplificherebbe le modalità per l’ottenimento di licenze obbligatorie, sia non necessario e pericoloso per l’innovazione. Una deroga alla proprietà intellettuale, infatti, non avrebbe alcuna influenza sul non equo accesso ai vaccini Covid-19, mettendo a rischio la sicurezza sanitaria globale. Per le associazioni industriali, inoltre, la deroga metterebbe anche a rischio la capacità dell’industria di instaurare collaborazioni, compiere investimenti di rischio e rispondere celermente alle future emergenze pandemiche.

L’accento è posto sull’approccio “business NOT as usual adottato per rispondere all’emergenza Covid, che ha visto l’industria biofarmaceutica mobilitare risorse significative per avanzare le conoscenze scientifiche, sviluppare soluzioni lavorabili e assicurare il loro scale-up in produzione, giungendo all’autorizzazione del primo vaccino in meno di un anno (326 giorni). IFPMA lamenta che nonostante questi sforzi, l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) stia discutendo da un anno e mezzo di come indebolire il quadro di riferimento per la proprietà intellettuale, pur in assenza di un’evidente conferma che essa rappresenti una barriera per l’accesso e la produzione dei vaccini Covid.

IFPMA ricorda anche le 381 partnership fin qui siglate per lo sviluppo di tali vaccini, a cui si aggiungono le altre centocinquanta relative ai medicinali per il Covid; partnership che nella grande maggioranza dei casi (88% e 79%, rispettivamente) comprendono anche attività di trasferimento tecnologico. Uno sforzo che ha portato finora ad includere undici diversi vaccini nella Emergency Use Listing dell’OMS, e trentasei approvazioni a livello globale per i medicinali.

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