I vincitori della prima edizione del Premio Alessandro Rigamonti
I vincitori della prima edizione del Premio Alessandro Rigamonti

«Alessandro Rigamonti e sua moglie Teresa hanno sempre considerato l’Associazione Farmaceutici dell’Industria una loro creatura e la loro famiglia. La cosa bella, che auspico possa rivivere nel Premio che gli è stato intitolato, è proprio il mantenere viva questa intuizione, questo istinto iniziale. Giovani professionisti si associarono avvertendo forte l’esigenza di scambiarsi le informazioni che avevano su un’industria farmaceutica che in Italia stava crescendo ed esplodendo». Così Dorotea Rigamonti , nipote del fondatore di AFI Alessandro Rigamonti, ricorda i motivi che lo spinsero a fondare l’Associazione Farmaceutici dell’Industria nel 1960. Uno spirito d’incontro e di crescita delle persone che operano nell’ambito dell’industria farmaceutica che caratterizza tutt’oggi le attività dell’associazione. Ne è testimonianza concreta la 65a edizione del Simposio, che si terrà anche quest’anno come da tradizione al Palacongressi di Rimini (10-12 giugno 2026), e che verrà presentata agli addetti ai lavori il prossimo 24 febbraio. Proprio in occasione di tale evento verranno proclamati i dieci vincitori della seconda edizione del Premio Alessandro Rigamonti.

«La prima edizione del Premio si è tenuta lo scorso anno – spiega il presidente di AFI, Giorgio Bruno – Il premio è stato istituito dal direttivo dell’associazione per onorare la memoria del professor Alessandro Rigamonti, deceduto nel 2024, e prevede il conferimento di dieci premi nel valore di 5.000 euro ciascuno netti, da destinare a giovani ricercatori, universitari o afferenti ad altri enti di ricerca pubblici con un’età inferiore ai 30 anni che presentino un progetto nell’ambito delle Scienze Farmaceutiche. Abbiamo creato il Premio proprio perché il professor Rigamonti ha sempre voluto sostenere e incoraggiare i giovani a realizzare i loro sogni e obiettivi. Essendo stato professore universitario per molti anni, ha fatto molto per il mondo farmaceutico ed è sempre stato un mentore per tanti di noi, e quindi ci sembrava giusto onorarlo in questa maniera. Vogliamo che il suo lascito possa rimanere sempre vivo e, soprattutto, aiutare i giovani in modo concreto nella crescita e nella loro realizzazione professionale»

Da sinistra: Alessandro Rigamonti, Dorotea Rigamonti e Giorgio Bruno

Diversi ambiti di studio

«Sin da piccola – ricorda Dorotea Rigamonti – mio zio mi faceva partecipare agli eventi di AFI, e ho potuto apprezzare in questo modo come le relazioni belle, vere, consolidate fossero la base perché lo scambio professionale potesse realmente essere proficuo e fruttuoso. In seguito, ho scelto di rimanere nel suo stesso ambito professionale, quello della ricerca farmaceutica, e mi sono poi trovata coinvolta in altre società scientifiche, ma mai come in AFI ho percepito questa sensazione del bello dell’amicizia e dello stare insieme per il desiderio e il piacere del crescere insieme. Pensando al Premio, mi piace ricordare la voglia di aprire e fare spazio a tutti quelli che avessero capacità e volontà di mettersi a disposizione». Dorotea Rigamonti sottolinea anche come il contributo economico messo a disposizione dal Premio sia sicuramente importante per un ricercatore all’inizio della sua carriera, oltre all’opportunità di aprirsi al mondo dell’industria farmaceutica e di inserirsi in una rete dove tutto può nascere. «Nel 2024 abbiamo ricevuto venticinque progetti da parte dei candidati al Premio Rigamonti, quest’anno ventidue – racconta il presidente Giorgio Bruno – In tutti i casi, si tratta di progetti innovativi, presentati da ricercatori delle università italiane di tutto lo Stivale. I premiati dello scorso anno provenivano, ad esempio, dalle università di Milano, Catanzaro, Catania, Napoli, Modena, Pavia, Firenze, Verona. Nel dettaglio, i progetti che riceviamo vengono sottoposti a una giuria formata da professori universitari e tecnici dell’industria, proprio per avere panel più completo possibile. Non c’è un tema unico, sono i progetti che danno un senso all’innovazione vera e propria. L’anno scorso, ad esempio, siamo passati dalle sintesi a degli approcci biologici particolari e a sistemi di sostenibilità, nonché ai sistemi di gestione dei direct delivery system o a tecniche analitiche come la new infrared analysis applicate a determinate specifiche».

Una grande famiglia

«I primi incontri dei soci dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria si tenevano in un bar: è importante riportare ai giovani il valore del trovarsi insieme nel senso fisico, perché da lì nascono relazioni vere. L’invitare i vincitori del Premio alla festa di presentazione del Simposio, a Milano, rispecchia proprio la volontà di aprire loro queste porte e farli entrare in questo mondo. Poi, naturalmente, le relazioni vanno coltivate e vissute per farle crescere sempre più. Nella mia esperienza personale, una rete forte di relazioni, di piacere di stare insieme, rende più fruttuoso tutto quello che si vuole costruire: ci si trova coinvolti con persone e con un’organizzazione che non è asettica», commenta Dorotea Rigamonti. Se ai tempi della fondazione di AFI, negli anni Sessanta, l’esigenza di trovarsi nel bar derivava dal fatto che e-mail e videochiamate erano ancora cosa lontana da venire, e per discutere del protocollo che si era seguito per fare un certo esperimento ci si doveva incontrare di persona, nel mondo iper-digitalizzato del nuovo millennio lo scambio d’informazioni segue spesso strade completamente nuove, immediate nella trasmissione e lettura, ma sicuramente prive della componente umana.

«Reputo ancora di importanza essenziale la necessità di fare percepire il valore di come sia possibile costruire qualcosa di nuovo ragionando insieme e riunendosi fisicamente in uno spazio condiviso. Lo abbiamo visto anche in tanti ambienti di lavoro con lo smart working, dove tante aziende, a partire dalle più grandi, hanno capito che non era tutto sempre così facile – esemplifica Dorotea Rigamonti – La relazione personale è molto più difficile da costruire se non sei in uno stesso contesto e non conosci l’altro. Il valore aggiunto di AFI è quello di essere parte di un gruppo di persone che condividono interessi professionali e che si trovano di fronte a nuove sfide. Quelle che deve affrontare l’industria farmaceutica oggi non sono certo sfide più semplici di quelle che ha gestito negli anni passati. Servono sempre idee nuove, e per generare idee nuove bisogna stare insieme e parlarsi, confrontarsi per trovare soluzioni che prima non c’erano e per problemi che magari sono ancora un po’ nascosti, ma che emergono proprio dallo stare insieme. Forse oggi è più difficile creare questo tipo di visione, perché le nuove generazioni avvertono meno questa tensione verso la condivisione e lo stare insieme. L’intelligenza artificiale è indubbiamente uno strumento prezioso, ma non una soluzione. Per concludere, posso dire che ci auspichiamo che il Premio Rigamonti possa contribuire a costruire spazi di dialogo capaci di far nascere idee che nessuna tecnologia, da sola, può generare».

I vincitori della prima edizione

A febbraio 2025, è stato sempre il presidente AFI Giorgio Bruno a guidare il pubblico nella scoperta dei vincitori della prima edizione del premio, nel corso della presentazione del 64° Simposio AFI. Tra un totale di venticinque progetti presentati, la commissione giudicatrice nominata dal Consiglio Direttivo ha selezionato in totale dieci vincitori, a cui è stato destinato un premio di 5.000 euro netti ciascuno. Ad avvicendarsi sul palco, nel dettaglio, sono stati: Maria Capuano (Università degli Studi di Napoli Federico II), Riccardo Caraffi (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), Elisa Corazza (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), Marco Fattalini (Università degli Studi di Milano), Giorgia Frigerio (Università degli Studi di Milano), Virginia Ghizzani (Università degli Studi di Pavia), Mariella Rosalia (Università degli Studi di Pavia), Martine Tarsitano (Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro), Camilla Vannucchi (Università degli Studi di Firenze) ed Elide Zingale (Università degli Studi di Catania).

Articolo tratto da NCF – Notiziario Chimico Farmaceutico – Fascicolo febbraio 2026