Le malattie non comunicabili, tra cui in primis quelle cardiovascolari, i tumori e il diabete, continuano a far segnare marcati trend di crescita a livello europeo, indicano i dati dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione economica e lo Sviluppo (OECD). Il documento raccoglie i dati del periodo 1990-2023 e indica un aumento della prevalenza dei casi di tumore del 39% e di malattia polmonare cronica ostruttiva del 41% a livello di EU27. Le malattie cardiovascolari hanno fatto segnare un aumento della prevalenza del 21%; il diabete si colloca al vertice con un +64% a livello europeo (+86% nell’intera area OECD).

Tre motivi per l’aumento della prevalenza

Il rapporto OECD identifica tre motivi alla base dell’andamento in crescita dei casi di malattie non comunicabili. Innanzitutto, il forte aumento dell’obesità è andato in buona parte a inficiare i miglioramenti conseguiti nella riduzione dei fattori di rischio, quali ad esempio, fumo, consumo di alcol e inquinamento atmosferico.

Se l’aumento dei tassi di sopravvivenza è un indubbio successo sanitario, il rovescio della medaglia è una vita più lunga delle persone affette da patologie croniche, con aumento della domanda di cura e della complessità dei servizi. A ciò si aggiunge l’invecchiamento della popolazione, che porterà inevitabilmente a un aumento delle persone affette da cronicità. Il numero di casi di patologie non comunicabili è atteso crescere del 31% a livello OECD e del 29% nell’Unione europea tra il 2026 e il 2050, con un conseguente aumento della prevalenza di multimorbidità del 70% nell’UE, mentre l’aumento della spesa sanitaria pro capite per il trattamento di queste malattie è stimato in crescita del 54% a livello europeo.

Le indicazioni dell’OECD per fronteggiare questa ondata crescente partono dal fronteggiare i fattori di rischio per ottenere significativi impatti a livello sanitario ed economico. In particolare, l’obesità è il settore che offrirebbe maggiori possibilità per ridurre gli oneri delle malattie non comunicabili. Il rapporto indica anche che la prevenzione permette di ottenere benefici economici e sanitari maggiori rispetto alla cura. L’indicazione per i diversi paesi è quindi quella di focalizzarsi al massimo su un paio di priorità, pere non disperdere le forze disponibili.

I dati per l’Italia

L’OECD ha anche analizzato la situazione delle malattie non comunicabili in cinquantuno paesi, tra cui l’Italia. Nel 2022 il profilo dei fattori di rischio nel BelPaese era favorevole rispetto alla media europea solo per quanto riguarda l’obesità e il consumo di alcol. Particolarmente preoccupante, sull’altro lato, sono la scarsa attività fisica della popolazione e l’inquinamento atmosferico. I cambiamenti complessivi che si sono avuti a partire dal 2010 a livello di fattori di rischio hanno portato a una stima di oltre 25 mila casi in meno l’anno di malattie non comunicabili di qui al 2050, rispetto a se i fattori di rischio fossero rimasti gli stessi del 2010.

Considerando anche l’invecchiamento della popolazione e il miglioramento complessivo delle prestazioni diagnostiche e sanitarie, l’OECD stima che entro il 2050 si potrebbe avere in Italia un aumento del 28% dei casi di malattie non comunicabili, con aumento dell’87% del numero di persone che affette da almeno due NCD. Anche la spesa sanitaria pro capite per il trattamento di queste malattie è attesa aumentare del 65%. 

Il rapporto OECD stima anche il possibile impatto derivante dall’allinearsi all’attuale prevalenza del quartile superiore per tutti i sei fattori di rischio, il beneficio che ne potrebbe derivare sarebbe di poco meno di 200 mila casi l’anno in meno di malattie NCD, con diminuzione del 7,1% delle morti premature annue (<75 anni). Anche la spesa sanitaria si abbasserebbe del 4,8%, mentre il PIL potrebbe aumentare dello 0,5% l’anno.

Obiettivi sfidanti, che potrebbero venire perseguiti focalizzandosi sui settori considerati prioritari dall’OECD: in primo luogo l’inquinamento dell’aria, che potrebbe portare a una riduzione del 32% dei nuovi casi. Aggiungendo anche l’obesità, l’impatto potenziale potrebbe raggiungere il 58%, salendo al 75% considerando anche azioni a livello della dieta.