La ricerca centrata sul paziente è da anni un tema chiave nello sviluppo di nuovi interventi in ambito farmaceutico e sanitario, nonché delle iniziative legislative a loro sostegno. Un recente rapporto preliminare pubblicato dal comitato Salute pubblica (SANT) del Parlamento europeo fa il punto su come questo concetto sia attualmente compreso e applicato nelle attività di ricerca e innovazione svolte nell’Unione. Ne risulta, come per molti altri argomenti, un quadro ancora frammentato tra diversi paesi, anche a livello degli strumenti di finanziamento. Il documento valuta l’impatto di diversi approcci volti a coinvolgere i pazienti e presenta anche studi di caso relativi alla Germania, ai Paesi Bassi e al Belgio, oltre a presentare un set di raccomandazioni finali rivolte sia alle istituzioni centrali che ai paesi membri.
Cosa significa mettere il paziente al centro
Il rapporto del Parlamento europeo parte dall’evidenziare che cosa significa la ricerca centrata sul paziente: si tratta dell’integrazione deliberata e sistematica delle sue preferenze, prospettive ed esperienze di vita all’interno del processo di ricerca e innovazione. Poiché, però, manca ancora una definizione standardizzata e comunemente accettata in tal senso, l’interpretazione e l’implementazione di questo concetto varia ancora in modo sensibile da paese a paese, sia a livello di terminologia che di approccio al problema.
Quest’ultimo può variare dalla semplice informazione fornita al paziente (che può avanzare domande), alla sua consultazione finalizzata a ricevere input ad hoc su temi d’interesse per la ricerca. Il coinvolgimento dei pazienti prevede un processo più strutturato per la raccolta degli input, anche con partecipazione attiva al processo decisionale. Infine, i pazienti possono diventare veri e propri partner della ricerca, coinvolti attivamente nel dialogo e nella collaborazione che porta alla co-creazione.
In generale, gli approcci centrati sul paziente permettono di superare il divario tra ricerca e reale pratica clinica, permettono di meglio identificare le priorità e indirizzare l’allocazione delle risorse. Lo studio identifica tre elementi a supporto del coinvolgimento dei pazienti nelle attività R&I, a partire dalla visione che essi forniscono circa i problemi quotidiani con cui hanno a che fare a seguito della malattia e sui possibili interventi. Interventi che possono venire sviluppati con maggiore rispondenza rispetto all’effettivo bisogno e che quindi hanno maggiore probabilità di risultare in una ricerca con elevate possibilità di successo.
Esempi di buone pratiche e raccomandazioni finali
La Germania adotta un approccio top-down al problema del coinvolgimento dei pazienti, con requisiti in tal senso già a livello di finanziamenti da parte degli enti federali per la ricerca. L’implementazione è ancora eterogenea, con maggiore coinvolgimento per quanto riguarda l’oncologia e la salute mentale.
I Paesi Bassi sono leader nel settore: nonostante la mancanza di un approccio standardizzato e istituzionale, numerose sono le iniziative volte a coinvolgere i pazienti, anche mediante ruoli istituzionali delle loro associazioni all’interno dei processi decisionali formali nel settore sanitario.
L’approccio scelto dal Belgio è di tipo bottom-up, si basa su un coinvolgimento dei pazienti indirizzato dai finanziatori e vede il ruolo predominante di ospedali e mondo accademico, in assenza di un’effettiva autorità decisionale. Secondo il rapporto, quest’approccio incide sulla coerenza e la qualità della pratica, e fornisce dati sistematici sui bisogni insoddisfatti da utilizzare quale presupposto per un’innovazione orientata alle esigenze dei pazienti. La formazione dei pazienti per la partecipazione ai comitati scientifici, segnala però il documento, potrebbe portare a un coinvolgimento più di facciata che sostanziale.
Il rapporto del Parlamento EU segnala quindi la necessità di rafforzare i processi di R&I in campo sanitario centrati sui pazienti mediante un’azione coordinata tra le dimensioni regolatoria, finanziaria e operativa. Più in particolare, il quadro regolatorio dovrebbe includere in modo sistematico la centralità del paziente lungo tutto il ciclo R&I, mentre i finanziamenti e l’allocazione delle risorse dovrebbero puntare all’attuazione, al monitoraggio, all’integrazione e al mantenimento di approcci centrati sul paziente. Dovrebbe anche venire migliorata la prioritizzazione e la costruzione di adeguate capacità da parte di vari attori della filiera, ad esempio mediante promozione di ecosistemi di apprendimento continuo. Infine, dovrebbe venire garantita la raccolta delle conoscenze e dei dati sull’impatto, con creazione di spazi dedicati alla promozione e diffusione delle best practice.


