Il rapporto sulla fragilità della supply chain API negli USA pubblicato dallo statunitense API Innovation Center (APIIC) offre uno spaccato sulla situazione delle supply chain farmaceutiche negli Stati Uniti. I dati sono riferiti al nuovo indicatore di benchmark APIIC’s National Fragility Index (NFI) e indicano che nel 2023 oltre 550 milioni di prescrizioni erano riferibili a medicinali con gravi o elevate fragilità delle catene di fornitura.
Il nuovo indice è stato pensato per meglio identificare le vulnerabilità nelle forniture, a livello dei singoli codici di autorizzazione di oltre quattrocento prodotti suddivisi su più di centotrenta categorie di trattamento. “L’Indice nazionale di fragilità offre un punto di partenza ai responsabili delle decisioni. Li aiuta a individuare quali catene di fornitura richiedono oggi attenzione e a verificare se le loro scelte stanno facendo la differenza“, ha dichiarato Natalie de Graaf, vicepresidente e direttore generale del settore Data Analytics, AI and ML solutions per la sicurezza nazionale e gli outcome sanitari.
Qualche dato dell’indice NFI
Secondo i dati finora resi pubblici da APIIC, sarebbero quattordici i medicinali per cui è stato identificata una situazione di gravità in relazione all’indice di fragilità, a cui si aggiunge anche una settantina di prodotti che richiedono elevata attenzione.
Il rapporto indica anche che almeno undici sostanze attive tra quelle inserite nella lista dei medicinali essenziali (86 in totale) dell’Administration for Strategic Preparedness and Response (ASPR) dispongono di un produttore negli Stati Uniti, anche se nessuno di essi fornirebbe attualmente aziende farmaceutiche americane. Quasi i tre quinti dei medicinali analizzati, inoltre, sono stati oggetto di almeno una situazione di carenza, con una durata media delle stesse di oltre due anni.
I dati dell’indice NFI sono ottenuti dall’analisi di molteplici fonti d’informazione sulla fragilità delle catene di fornitura. Tra gli elementi considerati vi sono fattori geopolitici e di conformità regolatoria, stabilità finanziaria, localizzazione dei siti produttivi e impatto clinico dei prodotti. Obiettivo finale dell’iniziativa è supportare gli investitori – siano essi agenzie federali o organizzazioni private – a valutare più facilmente l’impatto degli investimenti fatti nella capacità produttiva domestica e nella riduzione dei rischi di fornitura. Più in particolare, i casi identificati come gravi richiedono la massima priorità di valutazione e azione, mentre quelli di entità elevata richiedono attenzione e la messa a punto di misure sul breve termine per la riduzione del rischio. Nessuna supply chain è esente da rischi in termini assoluti, sottolinea inoltre APIIC, anche se la fragilità diminuisce progressivamente per i punteggi di valore medio e basso.
Tra i casi citati dal rapporto figura il pantoprazolo, che aveva fatto registrare un valore grave per l’indice NFI. L’analisi condotta ha indicato che il principio attivo proveniva da trentasei diversi fornitori di dodici diversi paesi, tra cui nessuna azienda statunitense. A livello di prodotto finito, solo il 5,6% del medicinale dispensato negli Stati Uniti era di produzione domestica. Simile anche la situazione del beta-bloccante sistemico metoprololo, anche in questo caso senza produttori statunitensi e soggetto a due situazioni di carenza dal 2015, entrambe di durata quasi quinquennale.


