a cura di Sandro Siclari - Consulente in marketing e sviluppo professionale nel settore Life Sciences
A giugno, in occasione dell’uscita del Manuale dell’Informatore Scientifico del Farmaco (Tecniche Nuove), che ho scritto insieme a Roberto Adrower, Andrea Besozzi, Alessandro Crevani, Edoardo Lazzarini e Ioana Mansueto, questa testata ha dedicato spazio a un volume che colma un vuoto editoriale su una delle professioni chiave della filiera farmaceutica. Vorrei tornare sull’argomento con un taglio diverso: non il libro, ma lo stato della professione stessa, che attraversa contemporaneamente più trasformazioni, normativa, di mercato e digitale, non sempre raccontate insieme.
Verso un Ordine professionale
La notizia più rilevante arriva dal Parlamento. La proposta di legge per l’istituzione dell’Ordine degli Informatori Scientifici del Farmaco, depositata oltre un anno fa, ha ricevuto una nuova accelerazione: lo ha annunciato il deputato Francesco Cannizzaro nell’ambito di Cosmofarma 2026, spiegando che il testo sarebbe stato incardinato in commissione nei giorni successivi. Nella stessa occasione, la senatrice Elena Murelli ha però ricordato le difficoltà pratiche di un iter parlamentare rallentato dal carico di lavoro delle commissioni, ipotizzando un emendamento a un provvedimento più ampio come scorciatoia procedurale.
Se approvata, la legge attribuirebbe agli ISF lo status di operatore sanitario e introdurrebbe un albo professionale, un salto di qualità atteso da anni dalla categoria, che semplificherebbe anche, per le aziende, la certificazione del titolo abilitante. Non mancano però resistenze, da parte di chi preferirebbe mantenere lo status quo. Vale però la pena guardare alla proposta con qualche cautela in più di quanta se ne veda di solito nel dibattito. Gli ordini professionali più antichi e strutturati, dai medici, ai biologi, agli avvocati, non offrono esattamente un modello di efficacia indiscussa nella tutela della qualità e della deontologia che dovrebbero garantire; è lecito chiedersi perché un Ordine degli ISF dovrebbe funzionare meglio. Il sospetto è che la spinta verso l’albo risponda più a un bisogno psicologico di riconoscimento, la legittimazione simbolica di una professione che da decenni fatica a vedersi riconosciuta come tale, che a un’esigenza funzionale concreta: la qualità dell’informazione scientifica e la tutela del paziente dipendono da leve diverse (formazione, controlli aziendali, enforcement delle norme già esistenti) più che dall’esistenza di un albo.
Occorre poi ricordare, che l’accesso alla professione è già oggi più selettivo di quanto richiesto a livello comunitario. Già dal 1992, con il D.Lgs. del 30/12/1992, n. 541, ribadito poi nel successivo D.Lgs. 219/2006 è necessario in Italia avere una laurea in certe materie, fatte salve le sanatorie per chi avesse iniziato prima; ma la Direttiva 2001/83/CE e prima ancora la Direttiva 92/28/CEE, che i decreti italiani recepiscono, si limitano a chiedere che gli informatori ricevano una formazione adeguata da parte dell’azienda da cui dipendono e possiedano sufficienti conoscenze scientifiche, senza vincolare l’accesso a un titolo di laurea codificato. Il legislatore italiano ha scelto, da oltre trent’anni, un’opzione più restrittiva del minimo richiesto dall’Europa, scelta che peraltro riteniamo del tutto condivisibile. Un dettaglio però che indebolisce l’argomento per cui servirebbe un ulteriore filtro all’ingresso, quale è di fatto un albo professionale: la barriera più rigida, in Italia, esiste già, e per scelta nazionale, non per obbligo comunitario.
Gli altri fronti normativi
L’Ordine non è però l’unico dossier aperto. Dal 7 giugno 2026 è pienamente in vigore il D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva di genere: introduce obblighi informativi pre-assunzione, il divieto di chiedere ai candidati la retribuzione pregressa e, per le aziende sopra i 100 dipendenti, la comunicazione periodica dei divari salariali. Una norma trasversale, ma che tocca da vicino il settore, dove vediamo che ancora a distanza di qualche mese dall’entrata in vigore dei nuovi obblighi, non sempre le aziende precisano nei loro annunci di ricerca la retribuzione prevista, cosa che è legalmente accettabile solo nel caso della ricerca di ISF non inquadrati come dipendenti ma con contratti di collaborazione o agenzia, per i quali tale obbligo in effetti non sussiste.
Resta invece ancora non operativo, a oltre quattro anni dall’entrata in vigore della legge istitutiva (L. 62/2022), il Sunshine Act italiano: il registro «Sanità Trasparente», destinato a rendere pubblici i trasferimenti di valore e le relazioni d’interesse tra imprese e soggetti del settore della salute, è stato tecnicamente predisposto, ma non risulta ancora adottato il decreto attuativo definitivo necessario alla sua piena operatività. Un paradosso che pesa proprio sulla trasparenza dei rapporti industria-professionisti sanitari, terreno su cui si muove quotidianamente l’informatore scientifico, la cui attività resta comunque disciplinata dal quadro storico del D.Lgs. 219/2006 e da norme precedenti ancora in vigore, come quelle sul comparaggio.
L’intelligenza artificiale entra nel dibattito
L’intelligenza artificiale sta poi ridisegnando dall’interno anche il mestiere dell’informatore, spingendolo verso un ruolo più simile a quello di un consulente predittivo, inserito in un ecosistema omnicanale che integra strumenti digitali e relazione diretta. Il punto, tuttavia, non è la sostituzione ma il potenziamento: l’AI può ampliare la capacità dell’ISF di orientarsi tra dati di scheda tecnica e real world evidence, ma non può replicare l’ascolto attivo, l’empatia e quella componente di comunicazione persuasiva, basata sulla intelligenza emotiva, che restano competenze irriducibilmente umane. La multicanalità e gli strumenti digitali di interazione con i medici, già oggetto di attenzione crescente nelle aziende farmaceutiche, si intrecciano quindi sempre più con l’evoluzione dell’informazione scientifica sul farmaco, non sostituendola ma ridisegnandone gli strumenti.
Una professione che cerca la propria identità
Ordine professionale, trasparenza retributiva e normativa, intelligenza artificiale: fronti diversi che raccontano angoli diversi di una stessa storia, quella di una professione fondamentale per l’industria farmaceutica, ancora alla ricerca di un riconoscimento formale pieno, mentre il contesto in cui opera cambia più rapidamente della cornice normativa che dovrebbe regolarla.
Immagine creata con AI


