a cura di Francesca Morelli - giornalista scientifica
L’Intelligenza Artificiale (AI) non è solo una tecnologia emergente, è un motore di cambiamento che se governata con visione e responsabilità potrà contribuire in modo decisivo a sviluppare una sanità più innovativa, sostenibile e incentrata sul bisogno delle persone. Alla trasversalità dell’applicazione delle nuove tecnologie – digitalizzazione, innovazione tecnologica, informatizzazione – è dedicato il 65° Simposio AFI (Associazione Farmaceutici dell’Industria) “L’industria della Salute nel tempo dell’Intelligenza Artificiale” che si aperto a Rimini (10-12 Giugno 2026), patrocinato da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), ISS (Istituto Superiore di Sanità), Ministero della Salute. Un momento confronto per gli stakeholder dell’ecosistema salute: industria, accademia, istituzioni, Associazioni di categoria industriali, Società scientifiche di settore, uniti dalla volontà di lavorare di concerto, in un’ottica di rete, per sostenere il progresso tecnologico. Unica leva per garantire all’industria farmaceutica, al sistema salute e al sistema Paese, efficienza, qualità e sostenibilità nel lungo periodo.
Un motore trainante
Una produzione da 74 miliardi di euro nel 2025 e un export che supera i 69 miliardi. Sono di numeri, importanti, dell’industria farmaceutica italiana che la posizionano al vertice dell’Unione europea e quarto hub al mondo: un comparto che traina la crescita del Made in Italy con un incremento delle esportazioni del +28,5% nel 2025 e un’occupazione qualificata salita a oltre 72.000 addetti. Numeri che potranno essere sostenuti e potenziali dalla IA che vede nel mondo della salute una applicazione trasversale: in ambito scientifica, strutturale, organizzativo, logistico.
«L’AI rappresenta oggi uno dei più potenti fattori di trasformazione per l’intero ecosistema farmaceutico – ha dichiarato Giorgio Bruno, presidente AFI nel discorso inaugurale del Simposio – in un settore, quello farmaceutico, che genera valore per migliaia di miliardi. L’AI riduce i tempi di sviluppo del 40%, i costi operativi del 25%, per citare alcuni dei principali vantaggi: questa tecnologia non è più opzionabile, è il motore che spinge l’industria verso una medicina personalizzata e sostenibile. Ricerca scientifica, produzione industriale fino alla distribuzione di medicinali, l’AI sta progressivamente ridefinendo i modelli operativi, le tempistiche di sviluppo, la capacità di risposta del sistema sanitario alle esigenze dei cittadini. Algoritmi avanzati consentono di identificare nuovi target terapeutici, progettare molecole potenzialmente efficaci, selezionare i candidati farmaci nella fase iniziale degli studi. Queste innovazioni tagliano i costi di sviluppo e portano terapie innovative sul mercato in tempi brevi, ricordando che il nostro fine ultimo è il paziente».
L’impatto dell’intelligenza artificiale
Dalla gestione, all’analisi dei dati clinici, alle piattaforme basate sul Machine Learning che permettono di identificare pattern complessi all’interno dei dati provenienti dai vari trial, favorendo una maggiore comprensione dell’efficacia e della sicurezza dei trattamenti, con ricadute positive anche per l’appropriatezza terapeutica: sono solo alcuni degli ambiti di applicazione dell’AI.
«L’integrazione fra AI, automazione avanzata e sistemi di analisi predittiva – prosegue Bruno – consente di monitorare in tempo reale i processi industriali, prevenire anomalie e ottimizzare efficienza degli impianti. Ciò si traduce in standard qualitativi più alti, maggiore sicurezza nella produzione dei farmaci, nella significativa riduzione degli sprechi e, quindi, in maggiore sostenibilità. In questo percorso di trasformazione e di integrazione è fondamentale guardare alle best practices internazionali, in particolare a ecosistemi come Stati Uniti, Regno Unito e alcuni hub asiatici, dove l’integrazione tra ricerca, regolazione e innovazione digitale è più avanzata e strutturata. Per acquisire competitività, l’Italia è chiamata a rafforzare la propria attrattività agendo su semplificazione normativa e digitalizzazione dei processi, mentre il tessuto industriale nazionale sta dimostrando una crescente capacità di recepire queste innovazioni, pur con margini di accelerazione ancora importanti per allinearsi ai principali competitor globali e valorizzare appieno il proprio potenziale scientifico e industriale».
Ulteriore ambito di applicazione dell’AI sono la logistica e la distribuzione di medicinali attraverso modelli predittivi e sistemi intelligenti di gestione delle scorte che consentono di migliorare la pianificazione della domanda, prevenire carenze di farmaci e garantire una distribuzione più efficiente lungo tutta la filiera. In un contesto globale caratterizzato da catene di approvvigionamento complesse e talvolta vulnerabili, l’IA può contribuire in maniera determinate a rafforzare la resilienza del sistema.

Nuove responsabilità
L’utilizzo dell’AI nel mondo della salute richiede un quadro regolatorio chiaro, capace di garantire trasparenza, tutela dei dati e dei pazienti. È necessario promuovere un approccio che coniughi innovazione tecnologica e rigore scientifico, valorizzando le competenze dei professionisti che operano nell’ecosistema salute. «Occorre favorire la collaborazione tra ricerca pubblica e privata, imprese, istituzioni, università, enti regolatori – aggiunge il presidente AFI – per sviluppare ecosistemi capaci di integrare efficacemente le nuove tecnologie nei processi di sviluppo dei medicinali. Sarà necessario, infine, investire nella formazione di nuove competenze che sappiano coniugare conoscenze scientifiche, digitali e regolatorie e nello sviluppo di politiche che favoriscano l’innovazione e la diffusione di infrastrutture digitali adeguate».
Il valore dell’AI nell’industria
Discovery, Manufacturing, Post approval. L’AI può essere utile in tutto il ciclo dei farmaci. Dalla Molecola alla Fabbrica Intelligente, senza più tentativi e errori. «In ambito di formulazione – ha proseguito nel corso di una Lectio Magistralis Massimo Scaccabarozzi, Direttore ON RADAR Think Tank Fondazione Menarini, Presidente Menarini Biotech, Past President Farmindustria – gli algoritmo sono in grado di prevedere esattamente come un farmaco si dissolverà, ad esempio, con un margine di errore inferiore all’8%, nel Controllo Qualità, ovvero nel Quality by Design, sensori AI monitorano la produzione in tempo reale. Se una compressa rischia di essere difettosa, la macchina si regola prima che l’errore avvenga».
L’IA, ancora, è di supporto in farmacovigilanza; è un guardiano che non dorme mai, è un radar algoritmico che scansione istantaneamente la letteratura globale e i dati sanitari per rilevare segnali di rischio in tempo reale. L’AI può rivoluzionare lo sviluppo dei farmaci, riducendo i tempi di ricerca e salvando vite, ma come affidare la salute a una macchina le cui decisioni sono invisibili? Il potenziale è alto: scoperta rapida dei farmaci, sperimentazioni precise, diagnosi precoce, dall’altro però ci sono i rischi. L’opacità di una scatola nera – l’AI – di cui non si conoscono bene in contenuti, la tutela della privacy, i pregiudizi nascosti. «La risposta – sottolinea Scaccabarozzi – non è frenare l’innovazione, ma saperla ben governare. Sapendo che occorre sempre la supervisione dell’uomo e l’AI che non lo potrà mai sostituire».
Con la consapevolezza dei “costi” legati a questa tecnologia, quello cognitivo ad esempio: l’AI fiuta l’attenzione, poiché si nutre di informazioni pescate dai social, piattaforme che gestiscono immensi flussi emotivi, sapendo che l’IA è una ingegneria dell’ansia. Gli algoritmi sono ottimizzati infatti per rilevare e amplificare contenuti che generano dubbio, timore e polarizzazione. «Si cancella la fantasia – commenta Scaccabarozzi – con l’AI viene distrutto quello spazio di riflessione silenziosa che costringeva l’essere umano a pensare da solo e a confrontarsi con se stesso. È dunque evidente che l’AI non è uno strumento passivo; il modo in cui interroghiamo definisce ad esempio il nostro futuro professionale e cognitivo. Dobbiamo guidare il potere tecnologico con consapevolezza: riconoscere che una tecnologia incorpora valori non è un’accusa ma una presa di coscienza, dobbiamo saper fare una progettazione intenzionale, primo passo per decidere in modo proattivo quali valori incorporare nel sistema. Dobbiamo mettere in atto una governance umanocentrica, adottando cioè policy di utilizzo difensive, industriali e di recruiting che premino le abilità caratteriali e proteggano l’attenzione».
L’IA è uno strumento straordinario ma non sarà sostitutiva, non dovrà guidare, sarà l’uomo a doverla “usare” a proprio vantaggio e beneficio, potenziando le proprie caratteristiche, abilità e necessità, secondo il paradigma di co-intelligenza – IA e Intelligenza Umana – valorizzando le eccellenze dell’una e dell’altra. Ricordando che in un sistema di IA ci sono tre fasi: l’input, l’elaborazione e l’output. L’IA fa l’elaborazione, l’input e l’output spettano all’uomo.

