Oltre 600 molecole carenti, addirittura introvabili, 96% dei Paesi colpiti. È il quadro critico dello scenario farmaceutico che emerge dall’ultimo Medicine Shortages Report 2025 di PGEU, il Gruppo farmaceutico dell’Unione Europea, presentato di recente al Parlamento UE. A subire lo scossone maggiore, ancora più della logistica e della governance del farmaco, è la fiducia dei pazienti nei confronti dei sistemi sanitari, percependo questa crisi del farmaco non più come situazione temporanea, ma cronica e stabile, un’ulteriore minaccia per la solidità, sostenibilità e resilienza dei sistemi sanitari.
Uno stato cronico
Lo confermano i dati dell’osservatorio previlegiato PGEU. Un questionario di 15 domande, condotto fra gennaio e febbraio 2026, in 27 Paesi dell’Unione Europea e EFTA (Associazione europea di libero scambio) – Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Norvegia e Svizzera – ha inteso mappare l’impatto delle carenze dei farmaci in Europa attraverso il percepito e la prospettiva dei farmacisti in particolare.
Sono stati posti quesiti per indagare la proporzione del fenomeno in tema di persistenza su larga scala delle carenze di farmaci e Dispositivi Medici e il peso clinico delle carenze, gli sforzi operativi per gestire e arginare il problema, i gap nella governance e nelle frammentazioni legali/normative che hanno indotto e supportato il fenomeno, la logica di trasferimento da una gestione reattiva alla prevenzione predittiva delle carenze. Sulla totalità dei Paesi che hanno risposto alla rilevazione, il 96% ha segnalato carenze di medicinali, nel 70% dei casi con situazioni rimaste invariate e a livelli troppo alti per risultare accettabili. A parlare sono i numeri, un solo dato di “eccellenza”: in un terzo dei Paesi, le molecole irreperibili sono oltre 600, nel 37% dei Paesi, spesso di area critica
Le key findings
Sono 5 le aree di attenzione e di criticità emerse dalla survey.
- Le carenze dei medicinali: queste non sono più vissute e percepite come una interruzione episodica a danno di trattamenti sospesi, con perdita di efficacia della cura ma come una caratteristica radicata e persistente della catena di fornitura farmaceutica.
- Impatto clinico sulle terapie critiche: due classi, quelle del tratto alimentare e del sistema nervoso, vengono riportate dall’85% dei Paesi come scarse, a fronte dell’81% di farmaci di area cardiovascolare, antinfettivi, oncologici. Insuline, agonisti dei recettori Glp-1, antibiotici, farmaci per il sistema nervoso centrale sono riferiti costantemente in carenza. In diversi Paesi, una quota significativa di farmaci dichiarati scarsi, riguarda quelli giudicati critici in UE o a livello nazionale, evidenziando come i medicinali essenziali/critici/salvavita non siano protetti dal rischio carenza.
- Sicurezza del paziente, continuità della cura e fiducia sotto sforzo: sono le dimensioni più attaccate e percepite ad alta fragilità dai Paesi partecipanti alla survey. Tutti gli Stati Membri riportano il distress per il paziente, riferito in particolare nel 89% dei casi all’interruzione dei trattamenti. Lo stato attuale ha promosso un calo sensibile della fiducia del paziente, dichiarata dall’85% dei partecipanti, surclassando il carico amministrativo, burocratico e economico della gestione del farmaco. Segnale di una erosione della fiducia generalizzata del cittadino nel sistema salute.
- I farmacisti, sanitari tampone per assorbire i costi sistematici: si attesta che allo stato attuale le farmacie stiano dedicando oltre 12 ore settimanali alla gestione delle carenze, un dato più che raddoppiato rispetto al 2021. L’81% riferisce un aumento dei carichi amministrativi e l’81% una perdita economica dovuta al tempo dedicato a mitigare le carenze. Le farmacie stanno fungendo da ammortizzatori operativi all’interno delle fragili catene di approvvigionamento.
- Flessibilità giuridica e capacità predittiva disomogenee: solo il 15% dei Paesi consente la sostituzione terapeutica e spesso entro protocolli ben definiti. Solo il 30% ha favorito l’ampliamento della pratica dei farmacisti nell’ultimo anno. Mentre l’81% dei Paesi ha attualmente una definizione delle carenze e il 74% dispone di un sistema di segnalazione utilizzabile dai farmacisti, dove la segnalazione è raramente obbligatoria (11%) e raramente integrata digitalmente (19%). A fronte del 33% che, invece, non ha implementato sistemi predittivi di alert per le carenze e del 26% ancora al lavoro per strutturare sistemi dedicati. In sintesi: l’Europa continua a gestire le carenze in gran parte dopo che si sono verificate, piuttosto che anticiparle e prevenirle
Le Policy raccomandate
Quattro le azioni suggerite da PGEU per far fronte al fenomeno carenze:
- Assicurare disponibilità e resilienza: è urgente per i Paesi partecipanti alla survey rafforzino il coordinamento UE sotto l’egida del Critical Medicine Act, che venga rispettato l’obbligo di servizio pubblico lungo tutta la catena di fornitura; che sino affrontati i modelli di prezzo e di approvvigionamento che incidono sulla sostenibilità del mercato, che sia sostenuta la diversificazione del manufacturing a la resilienza degli API.
- Dare ai farmacisti gli strumenti per salvaguardare la continuità delle cure: ampliare i framework normativi per la sostituzione terapeutica entro definiti protocolli, armonizzare le regole di sostituzione dei farmaci tra gli Stati Membri, facilitare i meccanismi di approvvigionamento transfrontaliero sono tra le strategie proposte.
- Passaggio da una governance reattiva a predittiva: istituire un sistema di allerta precoce interoperabile a livello UE, rendere la segnalazione delle carenze universale e integrata digitalmente; includere la segnalazione nel sistema di monitoraggio nazionale, migliorare la trasparenza dei dati di stock e fornitura lungo la supply chain possono aiutare a prevedere e anticipare la gestione delle carenze.
- “Proteggere” la fiducia del paziente e la sostenibilità economica: riconoscere e ricompensare le farmacie per il tempo investito nella gestione delle carenze, allocare/preventivare un carico economico aggiuntivo sul paziente a seguito di una eventuale sostituzione di farmaci in carenza, integrare strumenti di comunicazione per supportare il coordinamento tra medici prescrittori e farmacisti.
Senza riforme strutturali, compreso il rafforzamento dei meccanismi di allerta precoce, definizioni armonizzate, il miglioramento dell’interoperabilità dei dati, la maggiore responsabilizzazione giuridica dei farmacisti e il riconoscimento dell’onere finanziario, le carenze continueranno a restare una sfida destinata alla cronicità e non una crisi risolvibile, dicono gli eserti di PGEU.


