Tumore lobulare al seno

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I ricercatori dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Istituto Nazionale dei Tumori hanno annunciato in un comunicato stampa di aver pubblicato, assieme ai ricercatori dell’Istituto Jules Bordet e del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, sul Journal of Clinical Oncology i risultati di uno studio condotto per 4 anni sul cancro al seno con istologia lobulare, che rappresenta dal 10 al 15% di tutti i tumori al seno.

Uno studio rivela che una migliore caratterizzazione molecolare del tumore lobulare al seno porterebbe a rilevanti implicazioni riguardo alla personalizzazione delle terapie
Uno studio rivela che una migliore caratterizzazione molecolare del tumore lobulare al seno porterebbe a rilevanti implicazioni riguardo alla personalizzazione delle terapie

Dallo studio emerge che il cancro lobulare potrebbe beneficiare di un approccio terapeutico diverso dagli altri tipi di tumori al seno, che oggi sono trattati allo stesso modo.

Il tumore lobulare al seno, un tipo di cancro ancora poco studiato

Tra i diversi tipi istologici di tumore al seno, il lobulare è il secondo sottotipo istologico più comune dopo il tumore duttale e rappresenta dal 10 al 15% dei tumori al seno.

I carcinomi lobulari hanno un comportamento clinico particolare: tendono a recidivare più tardivamente dei tumori duttali e in altri organi.

Ad oggi la maggior parte della ricerca si è concentrata sui tumori duttali, pertanto i tumori lobulari vengono trattati nello stesso modo degli altri tipi di tumori al seno.

Lo studio sulla caratterizzazione molecolare del tumore lobulare al seno

I ricercatori dell’Istituto Jules Bordet di Bruxelles hanno condotto una ricerca su 600 pazienti provenienti dall’Istituto Jules Bordet, University College London e da due centri di Milano e Marsiglia. Questo studio, condotto in collaborazione con il Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Università Statale di Milano, ha identificato diverse mutazioni di specifici geni nei tumori lobulari tramite l’utilizzo di nuove tecnologie di sequenziamento del DNA.

L’identificazione di queste specifiche anomalie genomiche nel cancro lobulare potrebbe migliorare la gestione terapeutica delle pazienti.

Attualmente, infatti, la scelta del trattamento per il cancro al seno è basata sulle caratteristiche del tumore, inclusi i recettori degli estrogeni e HER2, un recettore per il fattore di crescita epidermico. In particolare, le pazienti con tumori che esprimono il recettore degli estrogeni sono in genere trattate con terapia ormonale, mentre le pazienti con tumori con sovra-espressione di HER2 ricevono un trattamento mirato a tale proteina (Herceptin).

Lo studio dimostra che alterazioni nel gene per il recettore degli estrogeni o nei geni coinvolti nella sua regolazione si presentano in misura maggiore rispetto ai tumori duttali: la presenza di queste mutazioni potrebbe essere associata alla risposta o resistenza a differenti terapie ormonali, influenzando quindi la scelta della terapia.

Sarà possibile approfondire questo risultato con studi clinici mirati.

Inoltre, la ricerca ha individuato una serie di mutazioni ricorrenti nei geni HER2 e HER3 nei tumori lobulari.

I ricercatori hanno osservato che la presenza di mutazioni nei geni HER2 è associata a un rischio maggiore di ricaduta a breve termine. Le pazienti con mutazioni nei geni HER2 e HER3 potrebbero beneficiare di trattamenti specifici già esistenti.

I risultati di questo studio mostrano che una migliore caratterizzazione molecolare del tumore lobulare al seno porterebbe a rilevanti implicazioni riguardo alla personalizzazione della gestione terapeutica delle pazienti.

Lo studio è stato principalmente finanziato, in Belgio, dalla Susan G. Komen, da Amici dell’Istituto Bordet, dal Fondo nazionale per la ricerca scientifica (FNRS), dalla Fondazione MEDIC e dalla Breast Cancer Research Foundation (BCRF) e, per l’Italia, dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

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