Non un certificato dei dipartimenti di salute pubblica che attesti l’avvenuta vaccinazione, ma un’autocertificazione sarà sufficiente per l’iscrizione a scuola dei bambini per l’anno scolastico 2018-19.

Pierluigi Viale, gli infettivologi della Simit sull'autocertificazione per i vaccini
Pierluigi Viale: gli infettivologi della Simit mettono in guardia da possibili scappatoie sui vaccini rappresentate dalla decisione del ministro sull’autocertificazione

Pierluigi Viale, professore ordinario di Malattie Infettive all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e direttore Unità Operativa di Malattie Infettive del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, nonché consigliere della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit), illustra la posizione degli infettivologi della Simit sull’autocertificazione per i vaccini decisa dal ministero della Salute per l’iscrizione a scuola dei bambini per l’anno scolastico 2018-19:

«Dovrebbe essere compito primario del mondo medico intervenire su decisioni di tipo burocratico – organizzativo in tema di salute pubblica. Tuttavia, a fronte di questa circolare, sorgono spontanee alcune domande, soprattutto per chi opera in una Regione come l’Emilia Romagna dove esiste un efficiente sistema di anagrafe vaccinale, idoneo a garantire un flusso informativo in tempo reale riguardo lo stato vaccinale dei nostri figli».

È così importante e decisiva una semplificazione dell’onere documentale a carico dei genitori dei minori rispetto ad un tema preminente di salute personale e pubblica quale la vaccinazione? Preoccuparsi della salute dei propri figli e dei figli dell’intera comunità in cui questi vivono è un onere o un diritto dovere per un genitore? Che cosa significa passare all’autocertificazione? È l’ammissione di un fallimento organizzativo o invece è un atto di estrema fiducia nel senso di responsabilità dei cittadini?

«Se è vera la prima ipotesi, dobbiamo vivere questa circolare come una misura temporanea, increduli che nell’era dell’informatica ci possano essere ancora problemi di comunicazione tra gli enti preposti (in questo caso Servizio Sanitario e scuola), e, al contempo, ritenerci fortunati di vivere in una regione dove il sistema funziona e dove quindi l’autocertificazione non è necessaria» – afferma Pierluigi Viale.

«Se invece è vera la seconda ipotesi, dobbiamo chiederci onestamente se e quanto siamo pronti a questa manifestazione di fiducia. Guardando gli sconfortanti tassi di adesione alla vaccinazione anti-influenzale 2018, verificando il fatto che le percentuali di copertura vaccinale per le malattie a prevenzione obbligatoria non abbiano ancora raggiunto i livelli di sicurezza, constatando l’incredibile quantità di fake news che circola attorno al capitolo vaccinazioni, leggendo la pioggia di insulti caduta sul capitano della nazionale di volley, colpevole di avere postato sul web un messaggio inerente l’avvenuta vaccinazione della figlia, mi sentirei di esprimere più di un dubbio» – aggiunge Pierluigi Viale.

«La copertura vaccinale e la cultura vaccinale della nostra nazione oggi non sono tali da permetterci di rinunciare a strumenti di controllo dell’aderenza puntuali e verificabili –spiega ancora Viale. – Non dobbiamo dimenticare che quando vacciniamo nostro figlio non lo facciamo solo per lui ma per tutti i bimbi come lui. Soprattutto lo facciamo per quei 5mila bambini italiani che a causa di gravi comorbosità non possono essere vaccinati e per i loro genitori che li mandano a scuola fiduciosi che l’immunità di gregge, generata dalla nostra civiltà vaccinale, proteggerà i loro sfortunati figli».

Il ritorno del morbillo e l’importanza dei vaccini

«In un contesto epidemiologico che ha visto la ricomparsa ormai da qualche anno in Italia di un elevato numero di casi di morbillo, successiva a un’allarmante disaffezione e a un ingiustificabile disinteresse nei confronti delle pratiche vaccinali, gli infettivologi italiani non possono che esprimere il loro disaccordo, scientificamente motivato, con qualsiasi posizione o intervento che possa indurre a ritenere che i problemi inerenti alla diffusione e all’adempimento delle pratiche vaccinali siano da considerarsi risolti o di prossima risoluzione»– spiega Massimo Galli, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT).

Infatti, non soltanto le coperture richieste dall’OMS e dall’evidenza scientifica contro le infezioni prevenibili mediante vaccinazione non sono ancora state raggiunte, ma anche solo il pieno mantenimento nel tempo della copertura vaccinale nei nuovi nati in più anni consecutivi potrà permettere il conseguimento dei risultati necessari.

«Ogni sottovalutazione in questo momento può essere foriera di pericolose conseguenze ai danni della salute pubblica e soprattutto ai danni delle componenti più fragili della popolazione, come i bambini immunodepressi, che non potendo praticare i vaccini o non potendo beneficiare di essi, vengono protetti solo dall’immunità di gregge, cioè dalle vaccinazioni praticate dagli altri che impediscono la circolazione delle infezioni»aggiunge Massimo Galli.

Offrendo la propria disponibilità a contribuire a campagne di informazione rivolte ai cittadini volte a facilitare l’adesione condivisa, motivata e consapevole alle vaccinazioni, gli infettivologi italiani ribadiscono che il conseguimento delle coperture vaccinali è un obiettivo prioritario che non deve essere messo in pericolo da alcun tipo di auto giustificazione o di scappatoia irresponsabile al dovere civico della vaccinazione.

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