L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo scorso 17 maggio una emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) a seguito del nuovo focolaio del virus Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Più in particolare, a essere interessato è il virus Bundibugyo (BVD), un variante di Ebola contro la quale attualmente non sono disponibili vaccini o trattamenti specifici. Nella sua nota, l’OMS specifica anche che la situazione non rientra nei criteri definiti dal Regolamento sanitario internazionale per dichiarare una pandemia. Gli ultimi dati dell’ECDC aggiornati al 21 maggio 2026 indicano circa 600 casi sospetti e oltre 200 morti. Tra le persone esposte al virus anche un cittadino americano e sei contatti a rischio ad esso collegati, tutti evacuati in Germania. Le precedenti epidemie del virus BVD hanno portato a una mortalità del 30-50%.
Le misure stabilite dall’OMS
Le condizioni straordinarie per dichiarare l’emergenza PHEIC fanno riferimento ai casi accertati e sospetti identificati nei paesi africani e al pericolo per una possibile diffusione del virus a livello internazionale. Per questo, i paesi confinanti con la Repubblica Democratica del Congo sono considerati ad alti rischio. L’attivazione delle procedure di cooperazione e coordinamento internazionale sono mirate a meglio comprendere l’estensione del focolaio e a coordinare gli sforzi di prevenzione e risposta.
La nota dell’OMS specifica anche che i paesi non direttamente coinvolti e i diretti confinanti non dovrebbero limitare viaggi e commerci o chiudere le frontiere, ma piuttosto coordinarsi con le compagnie aree e i tour operator per assicurasi che forniscano ai viaggiatori tutte le necessarie informazioni sui rischi, le misure per minimizzarli e come gestire una potenziale esposizione al virus. I vari Stati, inoltre, dovrebbero prepararsi per facilitare, ove necessario, l’evacuazione e rimpatrio dei propri cittadini che siano stati esposti al virus Bundibugyo. Le misure di risposta attivate dall’OMS includono il dispiegamento di squadre di intervento rapido, la fornitura di materiale medico, il rafforzamento della sorveglianza, la conferma di laboratorio, le valutazioni di prevenzione e controllo delle infezioni, l’istituzione di centri di trattamento sicuri e il coinvolgimento della comunità.
Alla dichiarazione dell’emergenza PHEIC da parte dell’OMS ha fatto seguito, il 18 maggio, la pubblicazione di una circolare da parte del Ministero della Salute italiano (link), che riporta un’analisi dettagliata della situazione e delle misure di sorveglianza sanitaria per il personale italiano attivo nelle zone interessate in attività di cooperazione e supporto sanitario o logistico presso organizzazioni governative e non governative e cooperanti.


