The doctor takes from the child blood.

Una ricerca condotta all’Università della California a San Francisco ha dimostrato che da particolari cellule staminali si possono ottenere cellule pancreatiche funzionali: il trapianto di queste cellule in topi modello del diabete di tipo 1 è stato efficace nel contrastare la malattia. Il diabete di tipo 1 è causato dalla distruzione delle beta­-cellule, le cellule del pancreas che producono l’ormone insulina. Per ripristinare permanentemente la capacità del pancreas di produrre insulina, l’unica via sarebbe quella di sostituire le beta-­cellule distrutte con altre funzionali ottenute da cellule staminali: molte ricerche nel mondo sono indirizzate a questo obiettivo. In questo studio, i ricercatori hanno innanzitutto prelevato fibroblasti cutanei da topi di laboratorio, hanno poi trattato le cellule con un cocktail di sostanze in grado di indurne la de­-differenziazione, riportandole allo stato di cellule endodermiche, cellule embrionali da cui derivano i principali organi, come il pancreas. Con un secondo cocktail chimico, queste cellule endodermiche sono state trasformate in precursori delle cellule pancreatiche o PPLC (pancreatic progenitor-­like cell), indotte poi a maturare in beta-­cellule in grado di secernere insulina, come verificato dalla coltura in piastre di Petri. Per passare dai risultati in vitro alla verifica in vivo, gli autori hanno trapiantato le cellule ottenute in topi geneticamente modificati in modo da esprimere alti livelli di glucosio nel sangue, che rappresentano un modello animale del diabete. A una settimana dal trapianto, i livelli di glucosio hanno iniziato a diminuire fino a valori normali. Una volta rimosse le cellule trapiantate, si è osservato un picco nei livelli di glucosio, che conferma il legame tra l’impianto delle PPLC e la riduzione dell’iperglicemia. A otto settimane dal trapianto, nel pancreas dei topi le PPLC si erano differenziate in beta-­cellule pienamente funzionali, in grado di secernere insulina.

Cell Stem Cell, 6 Febbraio 2014; 14 [2 ]: 228-­236

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