In occasione della Giornata Mondiale dell’Artrite Reumatoide, che ricorre il 12 ottobre di ogni anno, uno studio condotto su circa 500 pazienti italiani affetti da artrite reumatoide da Harris Interactive per conto di AbbVie accende un faro sulle persone affette da artrite reumatoide.

Donna, quarantenne, vive in città e frequenta le comunità online più spesso dei pazienti europei (il 63% in Italia contro una media del 55% in Europa) e fa più spesso parte di comunità online di persone affette dalla stessa patologia (il 21% contro il 16% negli altri paesi europei) per informarsi e condividere il proprio stato di salute. È questo il ritratto che emerge dallo studio.

Il sondaggio evidenzia che 9 pazienti su 10 affermano che l’artrite reumatoide ha un impatto negativo sulla qualità di vita. Infatti, più della metà del campione dichiara che è in grado di svolgere semplici attività, ma che per compiti più complessi, come fare la spesa al supermercato, necessiti di supporto.

Inoltre, circa la metà degli intervistati conferma che la malattia è fonte di esclusione dalla vita sociale. Il dato più negativo viene dal mondo del lavoro dove il 93% del campione sostiene che la malattia ha avuto pesanti rispercussioni sul percorso di carriera. Diverse le cause: il 49% imputa questo impatto alla necessità di chiedere dei giorni di permesso mentre il 43% dichiara che la necessità di condividere il proprio stato di salute con il datore di lavoro ha peggiorato le condizioni sul posto di lavoro.

Dai lavori del tavolo clinico italiano della Coalizione Fit for Work, emergono i dati sul rapporto tra artrite reumatoide e mercato del lavoro: i malati nel primo anno dall’insorgenza dei sintomi si assentano dal lavoro in media 35 giorni, per un totale in Italia di 9.066.503 giorni di lavoro persi e un calo della produttività pari a 1.145.377.593 euro/anno.

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