La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una condizione patologica dell’apparato respiratorio, caratterizzata da ostruzione cronica, persistente ed evolutiva al flusso d’aria nelle vie aeree intratoraciche. Tale ostruzione, che è reversibile soltanto con opportune terapie è associata ad una risposta infiammatoria del polmone a polveri o gas dovuta ad alterazioni bronchiali (bronchite cronica), bronchiolari (malattia delle piccole vie aeree) e distruzione del parenchima polmonare (enfisema), ma può essere associata anche a significative manifestazioni sistemiche o ad altre malattie.

Broncopneumopatia cronica ostruttiva BPCO

L’ostruzione bronchiale nei pazienti con BPCO è caratterizzata da un doppio meccanismo:

  • infiammazione delle piccole vie aeree, insieme all’ispessimento delle pareti delle vie aeree stesse,
  • aumento della resistenza al flusso d’aria e progressivo enfisema, associato alla perdita di retrazione elastica del polmone.

I due meccanismi possono coesistere e provocare una riduzione del flusso d’aria globale attraverso i polmoni.

I principali mediatori del danno alveolare sono le proteinasi liberate da vari tipi di cellule, principalmente dai neutrofili che sono abbondanti nelle secrezioni bronchiali dei pazienti con BPCO. I neutrofili sono reclutati dal sangue con meccanismi di chemioattrazione indotta da IL-8, IL-6 e LTB4. L’infiammazione cronica delle vie aeree qualifica e sostiene nel tempo la BPCO e contribuisce al declino (più marcato rispetto al fisiologico) del FEV1 (Volume Espirato nel primo secondo) nel corso degli anni.

«La BPCO è una patologia respiratoria caratterizzata da un’infiammazione delle vie aeree, cui conseguono cambiamenti strutturali che causano ostruzione e difficoltà a respirare» – spiega Leonardo M. Fabbri, già professore di Medicina Interna e Respiratoria presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, visiting professor di Medicina Interna e Respiratoria all’Università di Ferrara e Gothenburg (Svezia) e tra i presidenti della conferenza “Breakthroughs in Basic and Clinical Research in Chronic Respiratory Disease” (Parma, 26 maggio 2017).

«La BPCO rende difficile respirare – continua Fabbri – ed è una malattia invalidante, con un enorme impatto sulle normali attività quotidiane, come fare una tranquilla passeggiata per andare a comprare il pane o addirittura lavarsi. Il quadro clinico di un paziente affetto da BPCO può peggiorare repentinamente a causa dell’insorgenza di episodi acuti, detti riacutizzazioni: uno “step verso il basso” delle condizioni di salute, a seguito del quale la ripresa dai sintomi e il recupero della funzionalità respiratoria sono via via più lenti e difficili, a volte impossibili».

«La broncopneumopatia cronica ostruttiva frequentemente si accompagna ad altre patologie. Pertanto, il malato di BPCO è un paziente piuttosto complesso che richiede un costante monitoraggio ed eventuale trattamento non soltanto delle condizioni respiratorie. Una diagnosi di BPCO dovrebbe mettere in allerta il clinico, perché spesso è un segnale di allarme per altre condizioni croniche, che devono essere trattate adeguatamente» – conclude Fabbri.

«Nei pazienti affetti da BPCO, la disfunzione delle piccole vie aeree è un fattore cruciale nella progressione della malattia e all’interno del quadro clinico – afferma Alfredo Chetta, professore di Medicina Respiratoria all’Università di Parma, tra i presidenti del convegno “Breakthroughs in Basic and Clinical Research in Chronic Respiratory Disease e speaker. – In questi pazienti, il grado di ostruzione del flusso d’aria è correlato con il rimodellamento delle pareti delle piccole vie aeree, un fenomeno considerato la risposta dell’organismo che tenta di riparare la lesione delle vie aeree. Studi basati sulla tomografia microcomputerizzata hanno anche suggerito che nei pazienti con BPCO il restringimento delle piccole vie aeree e la perdita dei bronchioli terminali possono sopraggiungere prima della distruzione enfisematosa degli alveoli».

«Le misure dirette – sottolinea Chetta – hanno mostrato che la resistenza delle piccole vie aeree aumenta da 4 a 40 volte nei pazienti con BPCO. Tali evidenze indicano che le piccole vie respiratorie sono il sito principale della limitazione del flusso d’aria. I pazienti con BPCO possono trarre beneficio dai farmaci con formulazione extrafine, che penetrano più in profondità nei polmoni, arrivando così fino alle piccole vie aeree».

Trattamento della BPCO

«Il decorso clinico della BPCO riguarda più lo sviluppo di condizioni invalidanti come la mancanza di respiro e la stanchezza cronica (fatigue), la perdita della capacità di svolgere le azioni quotidiane e il progressivo peggioramento della qualità di vita, senza dimenticare coloro che accusano riacutizzazioni della malattia» – commenta Jörgen Vestbo, professore di Medicina Respiratoria presso l’Università di Manchester (Regno Unito), durante la conferenza “Breakthroughs in Basic and Clinical Research in Chronic Respiratory Disease“.

«La perdita progressiva dello stato di salute – spiega Vestbo – è una caratteristica della BPCO che può essere arginata con le terapie. Anche il declino della funzionalità può essere ridotto e in alcuni casi recuperato combinando la riabilitazione polmonare e il trattamento ottimale con un broncodilatatore. I pazienti con frequenti riacutizzazioni, che hanno un impatto notevole sullo stato di salute, possono inoltre essere supportati da adeguati interventi medici, sempre più guidati dalla specifica caratterizzazione (fenotipizzazione) dei pazienti mediante osservazione della frequenza e tipo delle esacerbazioni e dai biomarcatori. Ulteriori avanzamenti nella caratterizzazione della BPCO e delle riacutizzazioni ci permetteranno di personalizzare sempre di più le terapie, in modo che possano avere un impatto sul decorso clinico della malattia e portare un reale beneficio per i pazienti».

Cause della BPCO

Fattori causali certi nel determinismo della BPCO sono:

  1. fumo di tabacco “diretto” (l’esposizione al “fumo passivo” non ha una relazione dimostrata, sebbene suggestiva, con l’insorgenza della BPCO)
  2. esposizione lavorativa a polveri e gas o vapori
  3. inquinamento atmosferico nelle aree urbane

Nonostante la suscettibilità individuale ai fattori ambientali svolga un ruolo necessario per sviluppare la malattia, le cause predominanti restano i fattori ambientali stessi e per questo motivo la BPCO è definita prevenibile.

Diagnosi della BPCO

La diagnosi della BPCO si basa sulla dimostrazione di una specifica alterazione funzionale respiratoria di entità definita.

L’esame spirometrico, con esecuzione della manovra di Capacità Vitale Forzata (FVC) è il mezzo indispensabile e principale strumento diagnostico per la BPCO, unito alla valutazione di sintomi respiratori e/o esposizione ai fattori di rischio, della qualità di vita e a eventuali altre indagini di funzionalità respiratoria. Un rapporto FEV1/FVC < 0,70, dimostrato da spirometria eseguita dopo somministrazione di broncodilatatore, verifica l’ostruzione del flusso aereo ed è criterio necessario per confermare il sospetto clinico di malattia.

Le indagini complementari sono:

  • misurazione dei volumi polmonari (Capacità Vitale Inspiratoria, Capacità Inspiratoria, Volume Residuo, Capacità Polmonare Totale)
  • saturimetria percutanea
  • emogasanalisi
  • radiografia del torace
  • TAC ad alta risoluzione
  • test diffusione CO
  • dosaggio ematico di alfa-1 antitripsina
  • monitoraggio continuo della saturazione ossiemoglobinica notturna
  • monitoraggio cardio-respiratorio
  • test del cammino per 6 minuti
  • test da sforzo cardiopolmonare

Fonte: Linee Guida Age.na.s (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) Broncopneumopatia Cronica Linee guida nazionali di riferimento per la prevenzione e la terapia 2010.

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