La malattia renale cronica (MRC) indica la presenza di un danno renale o di una qualunque patologia del rene che determini una alterata funzionalità renale prolungata oltre i tre mesi.

La malattia renale cronica
Malattia renale cronica

La patologia più diffusa è la malattia vascolare cronica che spesso è la conseguenza di lunghi periodi di pressione arteriosa elevata e mal trattata. Seguono le manifestazioni renali del diabete, le glomerulonefriti, le nefropatie interstiziali e le nefropatie cistiche su base ereditaria, come il rene policistico. È possibile identificare e contrastare cause potenzialmente reversibili che contribuiscono al peggioramento della funzione renale in pazienti con MRC. Le più frequenti sono:

  • ostruzione delle vie urinarie,
  • infezioni delle vie urinarie,
  • malattie renali da patologia vascolare,
  • uso di farmaci tossici per i reni.

Comunque, in generale, la MRC, indipendentemente dalle cause che l’hanno provocata, tende a progredire nel tempo e determina la progressiva perdita delle funzioni renali fino a identificarsi, nei suoi stadi più avanzati (dal terzo in poi, secondo la stadiazione K-DOQI), con l’insufficienza renale cronica (IRC).

È classificata in cinque stadi di crescente gravità: dal danno renale (stadio 1) alla terapia sostitutiva dialitica o al trapianto di rene (stadio 5).

La progressiva perdita della funzione renale comporta anche lo sviluppo di complicanze specifiche e l’aumentato rischio di malattie cardiovascolari che possono portare all’exitus prima di raggiungere lo stadio terminale della MRC. Quando si raggiunge la perdita completa della funzione renale, si rende necessario un trattamento sostitutivo, rappresentato dalla dialisi o dal trapianto.

La stima della prevalenza della malattia a livello internazionale oscilla tra il 8%-10% della popolazione adulta, tra i 5 e i 6 milioni di persone in Italia.

Circa 50.000 persone sono sottoposte a dialisi; ogni anno si registrano circa 9.000 nuovi casi di pazienti con insufficienza renale che necessitano di dialisi cronica (Fonte: Registro Italiano di Dialisi e Trapianto).

La prevalenza della MRC è in continuo aumento per:

  • l’allungamento della vita media,
  • l’aumento della sopravvivenza dei soggetti affetti da malattie metaboliche (diabete) e/o cardiovascolari.

Negli ultimi anni è cambiata anche la tipologia delle nefropatie. Si sono ridotte le forme infiammatorie sia a carico del glomerulo (le glomerulonefriti) sia a carico di tubulo e interstizio (per esempio le pielonefriti, soprattutto quelle che facevano seguito alla calcolosi renale). Invece, sono aumentate le nefropatie diabetiche (per aumento di incidenza del diabete stesso) e le patologie renali vascolari croniche che sono anche connesse con l’invecchiamento renale e quindi con l’aumento dell’età media nella popolazione. L’età, infatti, comporta di per sé un esaurimento funzionale dei reni che diventano più suscettibili ad insulti tossici (per esempio i farmaci) e a fattori emodinamici come l’aumento della pressione arteriosa.

La malattia renale si associa a elevati costi sanitari e sociali, tanto da utilizzare oltre l’1,5% del fondo del Servizio Sanitario Nazionale e comporta una riduzione della qualità di vita e della capacità produttiva. Un paziente lavoratore con insufficienza renale cronica perde in media più di 10 ore di lavoro a settimana e, se deve fare la dialisi, almeno 20. Il costo sociale medio per un paziente non in dialisi, comprendendo i costi diretti sanitari, diretti non sanitari e indiretti, si aggira sui 9.000 euro all’anno. Per un paziente in dialisi i costi salgono a 40.000-50.000 euro.

L’importanza di individuare precocemente il danno renale implica la necessità di uno screening sistematico nell’ambito delle attività del medico di medicina generale. Le nefropatie, salvo poche situazioni patologiche come i calcoli renali che possono dar luogo a coliche renali o le glomerulonefriti che danno ematuria o edemi, sono spesso asintomatiche fino a una fase di gravità avanzata.

I pazienti da valutare prioritariamente sono:

  • diabetici
  • ipertesi
  • obesi
  • con patologie cardiovascolari
  • con anomalie anatomiche dei reni o delle vie urinarie, calcoli renali o ipertrofia prostatica
  • con malattie sistemiche con potenziale coinvolgimento dei reni
  • con familiarità per nefropatie
  • con anamnesi di problemi nefrologici od urologici.

Alcuni fattori di rischio, infatti, sono:

  • il sovrappeso e l’obesità che si associano a iperfiltrazione, ipertensione glomerulare e glomerulosclerosi focale e segmentale in quanto determinano un sovraccarico funzionale sulle stazioni filtranti dei reni, i glomeruli.
  • il diabete che induce danni vascolari e deposito di sostanze amorfe a livello del rene.
  • l’ipertensione che favorisce la sclerosi dei vasi anche intra-renali.

Gli strumenti diagnostici di primo livello sono molto semplici ed economici: il semplice esame delle urine può svelare la presenza di sangue o di proteine, mentre dal dosaggio della creatinina plasmatica, attraverso formule matematiche che tengono conto dell’età, del sesso, della razza, è possibile determinare il grado di funzione renale, il cosidetto VFG, Volume del Filtrato Glomerulare. Utile è poi l’ecografia renale. Metodi diagnostici più evoluti per identificare le alterazioni anatomiche dei reni sono le TAC e le risonanze magnetiche che permettono una definizione delle strutture e dei vasi renali ad altissima definizione e quindi evidenziano anche noduli di piccole dimensioni o disfunzioni vascolari anche distrettuali. Le tecniche doppler e l’ecografia con contrasto permettono di valutare i vasi renali senza necessità di ricorrere a mezzi di contrasto tossici per i reni. La biopsia renale si è evoluta sia nella sua esecuzione sia nelle tecniche di lettura grazie allo sviluppo della immunoistochimica.

Nonostante lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche come gli anticorpi monoclonali per combattere malattie autoimmuni e infiammatorie e nuovi farmaci in via di sviluppo per la cura del rene policistico e per il trattamento dei tumori renali, non esistono farmaci in grado di “riportare indietro” il rene, una volta che ha subito un danno molto grave. La prevenzione resta perciò fondamentale e può realizzarsi attraverso l’esercizio fisico regolare e giornaliero, la dieta ricca di frutta, verdura, legumi, pasta e povera di proteine animali e di sale e la corretta idratazione.

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