La rino-sinusite è un’infiammazione dei seni nasali che può presentarsi in forma acuta o in forma cronica. Nella sua forma acuta è un disturbo che guarisce con una terapia a base di antibiotici e corticosteroidi; invece, la forma cronica, che si verifica quando i sintomi si protraggono per più di 12 settimane, è trattabile con terapia medica in prima istanza. Si ricorre alla chirurgia solamente quando la terapia farmacologica non ha effetto o vi sono alterazioni anatomiche non correggibili. Entrambe le forme di rino-sinusite sono molto invalidanti per la persona che ne soffre.

La rino-sinusite è un disturbo in aumento, ma i nuovi trattamenti consentono tempi di guarigione ridotti
La rino-sinusite è un disturbo in aumento, ma i nuovi trattamenti consentono tempi di guarigione ridotti

Tra i sintomi della rino-sinusite si annoverano la congestione nasale, il dolore facciale, il mal di testa e la tosse notturna; di solito è preceduta da un raffreddore. Nei casi più gravi i sintomi possono perdurare fino a tre mesi.

In Europa soffre di rino-sinusite l’8% della popolazione, mentre in Italia si ipotizza si arrivi quasi al 7%. Il disturbo, nell’ultimo decennio, si è diffuso sempre di più e si stima che nel 2020 raggiungerà il 20% della popolazione, forse per via dell’inquinamento e dell’aumento della resistenza agli antibiotici. La reale incidenza della sinusite è a tutt’oggi difficile da stabilire, ma la patologia è sicuramente frequente e si può affermare che nel 90% dei casi di raffreddore esiste un interessamento sinusitico.

Per capire qual è la terapia migliore, il medico deve giungere a una diagnosi attendibile, basandosi sulla storia del paziente e sui sintomi, e poi effettuando una visita medica approfondita. Le moderne tecniche diagnostiche che comprendono oltre all’endoscopia nasale, la citologia nasale, la rinomanometria e l’olfattometria hanno permesso di migliorare il percorso diagnostico e di portarlo ad ottimi standard qualitativi, associate anche alle moderne tecniche radiologiche come la TC e la RMN.

«La patologia rino-sinusale interessa una parte della popolazione italiana che soffre di ricorrenti episodi di cefalea, sinusite acuta e malessere generale legato a processi flogistici sinusali» afferma Paolo Castelnuovo, presidente dell’Accademia Italiana di Rinologia e direttore della Clinica  Otorinolaringoiatrica all’Università dell’Insubria  che ha organizzato il primo Italian Rhinoforum, in collaborazione con l’Accademia Rinologica Italiana e con il supporto non condizionato di Chiesi Farmaceutici. «Le nuove tecniche operatorie e gli strumenti messi a nostra disposizione dalla tecnologia hanno permesso di accelerare i tempi degli interventi, di migliorare i trattamenti con minor disagi per i pazienti. Versatilità, micro-invasività, riduzione degli effetti collaterali e post-chirurgici, raffinatezza del risultato finale e innovazione: sono questi i punti cardine della “nuova” chirurgia del naso e del distretto cervico-facciale. Competenza e adeguatezza terapeutica saranno in larga misura fruibili dal 5% di italiani affetti da patologie dell’apparato respiratorio.» continua Castelnuovo. «Ricordo però che la terapia delle rino-sinusiti non è solo chirurgica ma nasce dall’azione combinata della terapia medica e della terapia chirurgica quando si rende necessaria per correggere situazioni anatomiche presenti».

Dal punto di vista tecnologico sono a disposizione molte innovazioni: strumenti endoscopici, strumenti tecnologici come il neuro navigatore, nuovi tipi di laser, nonché nuove terapie nel post operatorio che sono di aiuto nell’accelerare la guarigione del paziente, riducendo i tempi di malattia e di disagio per il paziente. Si è ridotto del 50% il tempo necessario di guarigione con l’utilizzo dei nuovi trattamenti topici. Duplice il beneficio, per il paziente stesso che vede ridotti i tempi di trattamento e può cosi più rapidamente tornare alla consueta vita lavorativa, sia per gli operatori che possono ottimizzare l’utilizzo di farmaci, e la relativa spesa prevista per il decorso post operatorio. Tra le innovazioni va sicuramente annoverato l’uso dell’acido ialuronico, che ha facilitato la guarigione e la ripresa della funzionalità nasale, come evidenziato in numerose riviste mediche internazionali. Questa terapia permette al paziente di ridurre i tempi di guarigione e di malattia ma non solo, consente infatti anche il minor numero di visite di controllo necessarie nel post chirurgico.

Una disciplina, quella della rinologia, che ha cambiato obiettivi e orientamenti nell’evoluzione degli ultimi anni.  «La rinologia è oggi una “superspecialità” che coinvolge a 360° lo studio del naso e delle strutture adiacenti. La rinologia non è più la figlia di un dio minore, ma una disciplina matura con una specifica identità nelle basi dottrinali, nelle aree di ricerca e nei protocolli terapeutici» conclude il Castelnuovo.

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