Sono sostanzialmente due le parole d’ordine all’insegna delle quali il business di Capsulit si è sviluppato nel corso di ben 66 anni di storia e successi: la prima è la flessibilità; la seconda la qualità. Grazie alla fedeltà a queste linee guida la società fondata a Milano nel 1949 e poi trasferitasi nell’attuale quartier generale di Roncello (nella provincia di Monza e Brianza) ha potuto consolidare costantemente il suo presidio del mercato delle chiusure e degli accessori per l’industria farmaceutica.

Nata per iniziativa dei tre soci fondatori e amici Napoleone Rizzardi, Renato Luischi e Ambrogio Magni, i cui eredi rappresentano oggi la seconda generazione di familiari alla guida dell’azienda, Capsulit ha abbandonato con il tempo la duplice focalizzazione sui fronti della produzione di capsule, da un lato; e della costruzione di sistemi di riempimento e chiusura dall’altro. Si è specializzata sulle prime e ha aggiunto e sviluppato a partire dagli anni ’90 la tecnologia dello stampaggio della plastica a quella storica dello stampaggio dell’alluminio.

Capsulit logo

Oggi i due materiali hanno un peso quasi paritario sulla composizione del suo volume d’affari, con una lieve prevalenza del secondo, iniziale vocazione dei capostipiti, e ancora in grado di rappresentare il 60% del suo output complessivo. «Sin dagli anni Novanta dello scorso secolo», ha detto al Notiziario Chimico Farmaceutico, entrando nel vivo della sua argomentazione, l’amministratore delegato Marco Rizzardi, «abbiamo avviato un importante percorso di certificazioni che ci ha condotto a ottenere la conformità agli standard ISO 9001 per la qualità, ISO 14001 per la compatibilità ambientale; alle norme OHSAS 18001 per la sicurezza; a godere infine della marcatura CE per i dispositivi medici o medical device, che nel nostro caso si identificano per esempio con misurini dosatori e cucchiaini in plastica. E non da ultimo, dal 2010 Capsulit è certificata per le norme di buona fabbricazione (Good manufacturing practice o GMP) in base allo standard ISO 15378». Sono queste altrettante testimonianze dell’impegno che Capsulit, al momento forte di circa 80 dipendenti e in possesso di una consociata in Spagna concentrata sulla commercializzazione e la distribuzione, riesce a profondere per l’ottenimento e il mantenimento dei massimi livelli qualitativi possibili: «Tra i punti di forza della nostra attività – ha infatti puntualizzato Marco Rizzardi – servizi e flessibilità sono senza dubbio i più rilevanti e sono fattori di competitività decisivi per un’impresa di media dimensione come questa. Possiamo assicurare rapidità nel rispondere alle esigenze dei clienti di qualunque stazza e tipologia, adattando i nostri modelli alle loro richieste. Cerchiamo di essere tempestivi in fase di consegna e garantiamo ai nostri interlocutori un supporto pressoché totale, convinti che i problemi dei clienti siano anche, o soprattutto, i nostri problemi. Possiamo se necessario personalizzare alcuni prodotti e realizziamo studi e progetti in comune coi nostri utenti».

Capsulit
Da sinistra: l’amministratore delegato di Capsulit Marco Rizzardi con il responsabile dell’export Alessandro Vavalà e il sales director Gianluca Rossi

L’innovazione secondo Capsulit

Queste sono le direttive sulla scorta delle quali il produttore, che nei primi anni della sua esperienza si era affacciato anche al segmento dell’alimentare operando per alcuni fra i più noti brand di casa nostra, declina anche il concetto di innovazione. «Si tratta di uno sforzo continuo – ha riflettuto l’amministratore delegato – al quale destiniamo in media investimenti rimarchevoli e pari a circa il 5% dei nostri fatturati e che parte dalla comprensione delle richieste della clientela e dalla messa a disposizione delle nostre competenze per trovare le soluzioni più adeguate. È un’innovazione di tipo incrementale che da una parte prevede l’ideazione di nuove chiusure o nuovi stampi dotati di un maggiore numero di cavità; e d’altra parte scaturisce invece da progetti specifici per gli acquirenti». Sempre con l’occhio puntato sul service e in vista della minimizzazione dei possibili errori Capsulit si è dotata di sistemi di visione per il controllo delle linee e l’automatica eliminazione dei pezzi difettosi. Ha scommesso sulla continua ottimizzazione dei processi produttivi e sul loro miglioramento; infine si conferma attenta a «tutte quelle soluzioni e tecnologie che – secondo Rizzardi – possono generare incrementi della produttività e della sicurezza del nostro personale».

Da un punto di vista strettamente tecnologico, il progresso della dotazione di Capsulit ha coinciso con l’introduzione di sistemi elettronici di visione per il controllo in continuo ad alta velocità, con una verifica sofisticata e dettagliata su ogni chiusura, prima della sua uscita dagli stabilimenti. Ancora, laddove un forte accento sull’automazione e la robotica ha consentito di accentuare le caratteristiche di pulizia degli ambienti di lavoro e di ridimensionare i carichi che gravano di solito sul personale d’officina, degno di nota è stato anche l’acquisto di presse per iniezione o per iniezione-soffiaggio, con tecnologie elettriche e non più idrauliche, garanzia di massima precisione. Al mercato nazionale ed estero l’azienda può dunque presentarsi ora forte di un’offerta a 360 gradi. «I nostri clienti – ha spiegato Alessandro Vavalà, direttore di quelle vendite all’estero che valgono adesso circa il 60% dei ricavi societari – vanno dai più piccoli laboratori alle grandi multinazionali. Una porzione importante di essi è rappresentata dai produttori di iniettabili o sciroppi ai quali ci rivolgiamo sia con chiusure in alluminio sia con chiusure in plastica o accessori e device sempre in plastica, a seconda delle loro esigenze e stando naturalmente attenti ai trend del mercato, che oggi sembra orientato fortemente sulle materie plastiche»

Italia vs. Resto del mondo

Nel novero delle partnership strategiche siglate da Capsulit un ruolo di spicco lo gioca senz’altro quella con un produttore tedesco (Elm Plastics) per conto del quale l’impresa di Roncello commercializza siringhe per uso orale o veterinario, a completamento e integrazione della gamma disponibile. Per il resto però è motivo d’orgoglio poter contare su una manifattura al 100% targata Italia. «Quello del nostro Paese – ha spiegato il direttore delle vendite per la Penisola Gianluca Rossi – è un mercato certamente consolidato sul quale riusciamo a competere con concorrenti dalla struttura più imponente proprio grazie alla nostra qualità e ai nostri servizi, che fanno la differenza. Ma in particolare sul territorio italiano è possibile contare su reti di terzisti competenti e specializzati nel farmaceutico che all’estero sono motivo di invidia e ammirazione. A loro si deve una buona parte del merito della crescita dell’ecosistema di Capsulit e più in generale del buon andamento della produzione indirizzata alla farmaceutica e al medicale. Come detto, serviamo tanto i più grandi player quanto i laboratori e qui manteniamo una quota determinante dei 450 o 500 clienti che abbiamo nel mondo». E si tratta di un mondo i cui confini, inquadrati dalla prospettiva di Capsulit, non smettono di ampliarsi. «L’Europa – ha spiegato Alessandro Vavalà – è il nostro sbocco primario, grazie a nazioni come la già citata Spagna o come Germania e Francia. Posto che quello della farmaceutica è un segmento molto particolare e caratterizzato sovente da lungaggini normative e procedurali, siamo però riusciti ad affacciarci con buoni risultati anche in aree tradizionalmente difficili, come quelle del Medio Oriente, e del Nord Africa. Per ciò che riguarda le regioni oltreoceano, dove i costi di trasporto costituiscono un ostacolo oggettivo, abbiamo studiato strategie commerciali ad hoc basate sui volumi e quindi sull’ottimizzazione dei costi; questo ci ha permesso di confermare la nostra presenza anche in tali aree, superando l’agguerrita concorrenza di fornitori locali nonché del low cost del Sud Est Asiatico e del Sudamerica».

Analogamente ad altri attori dell’indotto pharma anche Capsulit coltiva il sogno di giocare da protagonista su un fronte al tempo stesso affascinante e ricco di incognite come quello russo. Mentre traccia la roadmap delle sue evoluzioni future: «Fra progetti inediti e altri in corso di completamento», hanno concluso Rizzardi, Rossi e Vavalà, «le prospettive per il prossimo anno sono decisamente incoraggianti, con l’ingresso di nuovi clienti e il consolidamento di quelli attivi».

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