Con quasi 500 imprese attive in Italia il Biotech si conferma un settore ad alta intensità di innovazione, in continua crescita. In estrema sintesi, è questa la fotografia scattata nel Rapporto 2016 “Le imprese di biotecnologie in Italia” realizzato da Assobiotec in collaborazione con ENEA.

Biotech in Italia: quasi 500 imprese attive, oltre 9mila addetti e 94 mld di fatturato- Rapporto "Le imprese di biotecnologie in Italia" realizzato da Assobiotec con ENEA
Biotech in Italia: quasi 500 imprese attive, oltre 9mila addetti e 94 mld di fatturato- Rapporto “Le imprese di biotecnologie in Italia” realizzato da Assobiotec con ENEA

I numeri del Biotech italiano

I dati del rapporto, condotto con una metodica statistica innovativa e riferito al 2015, delineano un settore in forte fermento e dinamismo, costituito nella maggior parte dei casi da imprese micro e di piccola dimensione, caratterizzato da un fatturato di oltre 9,4 miliardi di euro destinato, secondo le previsioni, a crescere (+12,8% nel 2017).

Gli addetti superano le 9200 unità, gli investimenti in R&S toccano gli 1,8 miliardi con un’incidenza del 25% sul fatturato delle imprese con punte che arrivano a raggiungere addirittura il 40% del giro d’affari.

Il settore biotech si conferma ad alta intensità di ricerca, tanto che la quota degli addetti in R&S risulta 5 volte quella dell’industria manifatturiera. Ma non è finita. Se si considera la quota della spesa in R&S sul fatturato, questa risulta 2,3 volte superiore nel biotech (14 volte se si considerano solo le imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano).

A livello territoriale, la Lombardia si colloca al primo posto in Italia per numero di imprese (141), investimenti in R&S (29,43& del totale) e fatturato biotech (51,11% del totale).

Come fare a essere competitivi a livello internazionale?

L’abbiamo chiesto a Riccardo Palmisano (presidente Assobiotec), Gaetano Coletta (Servizio Industria e Associazioni Imprenditoriali Direzione Committenza ENEA), Pierluigi Paracchi (Fondatore e Ceo Genenta Science) e Riccardo Fava (Direttore Relazioni Esterne Diasorin).

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3 COMMENTI

  1. Lo sviluppo biotech dev’essere valutato più attivo nel settore medicale dove esiste una forte domanda pubblica o nel settore privato (agricoltura, chimica verde, bonifica ambientale, biocarburanti, biopolimeri ed altro) dove le imprese investono e rischiano in proprio? La prevalente microdimensione delle imprese biotech non è forse dovuto alla elevata competitività dei mercati e ai rischi elevati di investimenti cospicui delle imprese per ottenere vantaggi competitivi adeguati? La medicina non deve rappresentare il solo focus di sviluppo del settore anche se è il meno rischioso. In questo momento mi sto dedicando alla nutraceutica e ai cibi funzionali un settore dove food e medicina interagiscono intensamente. Credo questa sia una traiettoria di sviluppo da valutare con attenzione.

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