Ocrelizumab per la sclerosi multipla nelle sue due forme recidivante remittente e primariamente progressiva continua a dimostrarsi efficace nelle analisi esplorative.

I risultati di fase III sono stati presentati in occasione del 32° Congresso dello European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS, Londra 14-17 settembre 2016).

nerve cells
Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato sperimentale che si è dimostrato efficace nel trattamento della sclerosi multipla

Roche ha annunciato i risultati di nuove analisi di tre studi di fase III di ocrelizumab nella sclerosi multipla recidivante remittente (SMRR) e primariamente progressiva (SMPP).

Analisi post-hoc hanno misurato il controllo della malattia usando una combinazione di risultati clinici e di risonanza magnetica (MRI): ocrelizumab ha dimostrato di migliorare il controllo dell’attività di malattia in pazienti con SMRR (nessuna evidenza di attività di malattia – NEDA) e con SMPP (nessun evidenza di progressione – NEP). Questi endpoint compositi stanno emergendo come nuovi parametri per designare obiettivi di trattamento.

Nel dettaglio i risultati hanno evidenziato:

  • nessuna evidenza di attività di malattia (NEDA) per oltre il 75% delle persone con sclerosi multipla recidivante remittente (SMRR) trattate con ocrelizumab, rispetto a interferone beta-1a;
  • nessuna evidenza di progressione (NEP) per oltre il 47% delle persone con sclerosi multipla primariamente progressiva (PPMS) trattate con ocrelizumab, rispetto a placebo.

«Oggi sappiamo che controllare i segni clinici e sub-clinici dell’attività di malattia è cruciale per fare davvero la differenza per la persona con SM: intervenire tempestivamente diventa una priorità – afferma Maurizio de Cicco, presidente e amministratore delegato di Roche in Italia – La gravità e la serietà di questa patologia, che ha impatti importanti anche in termini sociali e familiari, hanno spinto la nostra azienda a impegnarsi al massimo per contribuire concretamente al miglioramento della vita di coloro che vivono con la sclerosi multipla, con l’aspirazione di contribuire a cambiare l’approccio al trattamento con un’innovativa opzione terapeutica».

Un’analisi NEDA dei dati emersi dagli studi di Phase III OPERA I e OPERA II ha confrontato per oltre due anni la non evidenza di attività di malattia durante periodi di tempo differenti.

Si considera che i pazienti hanno raggiunto il NEDA se non presentano nessuna ricaduta né progressione della disabilità né lesioni nuove o aumentate di volume misurate mediante risonanza magnetica nel corso di un determinato intervallo di tempo, ad esempio due anni di una sperimentazione clinica.

I dati hanno mostrato che ocrelizumab ha aumentato del 75% la percentuale di pazienti con SMRR che raggiungono il NEDA, rispetto a interferone beta-1a, durante 96 settimane (0-96 settimane, p<0,0001), del 33% i pazienti che raggiungono il NEDA nelle prime 24 settimane e del 72% nelle settimane 24-96 (entrambi p<0,001).

La maggior parte dei pazienti ha raggiunto il NEDA nelle prime 24 settimane di trattamento con ocrelizumab (60,8%). La percentuale è cresciuta durante le settimane 24-96 dello studio (72,2%).

Le nuove analisi post-hoc dello studio ORATORIO nei pazienti con SMPP hanno valutato il NEP, che comprende tre misure di disabilità fisica (progressione confermata della disabilità, velocità della camminata e funzione degli arti superiori) e rispecchia la non evidenza di peggioramento della disabilità fisica di una persona.

I pazienti che hanno raggiunto il NEP non avevano evidenza di progressione della disabilità confermata per almeno 12 settimane e meno del 20% di peggioramento nel 25-foot walk test e sul 9-hole peg test.

Ocrelizumab ha aumentato del 47% la percentuale di pazienti con SMPP che hanno raggiunto l’endpoint NEP alla settimana 120 rispetto al placebo (p=0,0006).

Ocrelizumab

Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato sperimentale, progettato per colpire in maniera selettiva le cellule B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie considerate tra le principali responsabili del danno alla mielina e all’assone che si osserva nella sclerosi multipla.

Sulla base di studi preclinici, ocrelizumab si lega alle proteine della superficie cellulare CD20+, espresse su alcune cellule B, ma non sulle cellule staminali o sulle plasmacellule, consentendo così di preservare importanti funzioni del sistema immunitario.

A febbraio 2016, la Food and Drug Administration ha riconosciuto a ocrelizumab la designazione di Breakthrough Therapy (terapia fortemente innovativa) per il trattamento di pazienti affetti da sclerosi multipla primariamente progressiva. Ocrelizumab è il primo farmaco sperimentale a ricevere questo riconoscimento nella sclerosi multipla.

Il programma di sviluppo clinico di ocrelizumab ORCHESTRA

Il programma di sviluppo clinico di fase III per ocrelizumab (ORCHESTRA) comprende tre studi: OPERA I, OPERA II e ORATORIO.

OPERA I e OPERA II sono studi identici di fase III, randomizzati, in doppio cieco, double-dummy, multicentrici, condotti su scala mondiale per valutare l’efficacia e la sicurezza di ocrelizumab (600 mg somministrati per infusione endovenosa ogni sei mesi) rispetto a interferone beta-1a (44 mcg somministrati per via sottocutanea tre volte alla settimana) in 1.656 pazienti affetti da forme recidivanti di SM (SM recidivante-remittente e SM secondariamente progressiva con recidive).

ORATORIO è uno studio di fase III, randomizzato, in doppio cieco, multicentrico, condotto su scala mondiale per valutare l’efficacia e la sicurezza di ocrelizumab (600 mg somministrati per infusione endovenosa ogni sei mesi, con due infusioni da 300 mg a due settimane di distanza l’una dall’altra) rispetto a placebo in 732 pazienti affetti da SM primariamente progressiva (SM-PP). 

Gli eventi avversi più comuni associate a ocrelizumab era reazioni legate all’infusione e infezioni, da medie a moderate.

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